L’io e il noi. Cosa c’entra il Pd con Pessoa?

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Se il Pd è per certi versi simile alla mondo letterario di Pessoa, perché non assegnare, per gioco, un personaggio reale a qualcuno dei suoi eteronimi?

Cosa c’entrerà mai il poeta portoghese Fernando Pessoa, vissuto nei primi anni del XX secolo, con il PD di oggi? Pessoa non fu uno scrittore politicamente impegnato: la sua complessità non lo rende inquadrabile in nessuno schema preconfezionato. L’unico punto fermo su cui non cambiò mai idea fu la libertà individuale dell’uomo in tutti gli aspetti della vita. Pessoa è stato altresì uno dei primi a concepire l’uomo come somma di tanti “io” interiori. E visto che un solo poeta non bastava per rendere a pieno tale complessità, il poeta si moltiplicò in molti autori “altri”, con una biografia e un pensiero definito. Tali personaggi, detti eteronimi, messi in relazione fra di loro, riflettono la struttura di relazioni (e scontri) alla base del PD. I principali eteronimi furono tre: Alberto Caeiro, Ricardo Reis e Álvaro de Campos.

Una parte di me (o forse un mio eteronimo) si è quindi interrogata: se il PD è per certi versi simile alla mondo letterario di Pessoa, perché non assegnare, per gioco, un personaggio reale a qualche eteronimo? Visto che la domanda è retorica, iniziamo da Caeiro: uomo semplice con solo la licenza elementare, ma che viene considerato “maestro” dagli altri eteronimi e da Pessoa. Una figura simile per certi versi a Walter Veltroni, primo segretario del Partito Democratico. Veltroni è un comunicatore semplice ed equilibrato e ancora oggi è stimato da molti militanti del PD (anche se, a differenza di Caeiro, il Maestro Veltroni al diploma è arrivato). Reis invece è un medico colto e imperturbabile di fronte alla sofferenza. E chi potrebbe somigliargli più di Enrico Letta? Diventato presidente quasi senza volerlo, dopo aver svolto il suo ruolo con la colta pacatezza che lo ha sempre distinto, si è auto-esiliato in quel di Parigi. Un po’ come Reis che, deluso dalla politica, scelse l’esilio in Brasile. C’è poi Álvaro de Campos, irruento e dalla personalità strabordante. E a questo punto il paragone con l’esuberanza di Matteo Renzi è pressoché inevitabile.

E se d’ora in poi per noi gli eteronimi avranno i volti di Veltroni, Letta e Renzi, poco importa. Sono infatti certo che se Pessoa fosse vivo, non avrebbe di sicuro disprezzato questo giocoso esercizio. Se poi sarà lo spunto per entrare nel mondo di questo incredibile autore, ancor meglio. La finalità non era certo spiegare le dinamiche del PD che, per i più, rimangono un mistero. Per ora ci basti prendere coscienza della caotica pluralità del nostro “io” interiore, di Pessoa e… del PD.

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