L’integrazione passa anche dal diritto di voto

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Da quando sono arrivati i richiedenti asilo a Lugo si è visto come l’interazione sia possibile

Uno degli aspetti più evidenti durante lo svolgimento delle primarie del Partito Democratico di questa domenica è stato il clima che si è creato nei maggiori social network attorno alla provenienza e all’etnia dei partecipanti: cinesi, africani insomma chiunque non dimostrasse chiaramente tratti somatici ritenuti ideali rimaneva sommerso sotto una lunga fila di tweet che nemmeno si preoccupavano di nascondere nella loro veemenza la volontà di alcuni di impedire a una parte di popolazione l’esercizio di uno dei diritti fondamentali delle moderne democrazie: l’espressione del voto.

E come è possibile integrare persone a cui si vuole negare questo diritto? Come è possibile chiedere il rispetto dei doveri a chi non si ritiene in grado di decidere da chi essere rappresentato a livello politico? E siamo sicuri che una persona solo perché con la pelle nera o gli occhi a mandorla, siamo certi che questo basti a non farne un individuo magari nato in Italia, che qui ha studiato e che vuole contribuire alla crescita di questo paese?

L’idea di uno straniero “estraneo” alla vita quotidiana dei luoghi nei quali viviamo appartiene a un certo modo di fare politica (e populismo) a cui va contrapposto un possibile modello differente nei modi e soprattutto negli esiti: la provincia ravennate e in particolare Lugo certamente non potranno dirsi una realtà ideale ma hanno saputo affrontare queste tematiche con una forza e uno sguardo che probabilmente vale la pena raccontare.

E’ accaduto ad esempio quando nella piccola frazione di Santa Maria in Fabriago lo scorso autunno una ventina di richiedenti asilo è arrivata negli edifici della locale ex-­caserma portando certamente tra le poche centinaia di abitanti in un primo momento preoccupazione, quella preoccupazione che fa parte di un clima nel quale spesso finisco per entrare molti argomenti: la sicurezza, la certezza delle pene, la crisi del lavoro, l’economia territoriale. Per qualche giorno questa piccola frazione che scorre sulla riva del fiume Santerno è diventata un caso, materia di interrogazioni in Regione, argomento di programmi televisivi nazionali, si sono viste tante facce nuove, estranee appunto in quei giorni tra quelle case, ma non erano i volti dei richiedenti asilo, erano i militanti di certe formazioni politiche, quelle che da questa incertezza cercavano di ottenere qualche voto.

Eppure, lo spiega bene Marco, presidente della locale consulta “la solidarietà e l’attenzione hanno preso da subito il sopravvento e dopo il primo impatto problemi non ce ne sono più stati”, lo ribadisce bene Davide, il Sindaco appena trentenne “in questa terra la solidarietà è un valore fondamentale”. Fa parte della terra, appunto, questo clima. In un’altra parte di Lugo dove sono stati alloggiati ulteriori persone Paola cerca di coinvolgere il maggior numero di volontari “Sono accettati, vanno a scuola, imparano l’italiano, alcuni frequentano la terza media, altri corsi professionali. Il nodo sarebbe impegnarli in attività che possano fare vedere alla popolazione che queste persone sono in grado di dare un contributo alla collettività, e sarebbe importante per la loro dignità umana”. Ogni tanto ne invita a pranzo qualcuno, sono persone rispettose, molto umane.

Vale la pena parlarne, spesso parlando si rompono tante barriere: è questo che ha mosso alcune ragazze di seconda generazione ed origine marocchina domenica scorsa, Susy, Nadia e Nora hanno utilizzato un centro sociale dove normalmente si gioca a tombola, a burraco, si balla il liscio e per un pomeriggio lo hanno trasformato in luogo dove rendere possibile una grande “Festa della donna” con centinaia di partecipanti ognuna con i propri abiti tradizionali, i propri piatti tipici, mischiate alle donne italiane, ai cappelletti che qui sono un’istituzione più che un’eccellenza enogastronomica, donne diverse dall’idea che molti di noi hanno, donne che chiedono di farsi conoscere.

Da queste parti ci sono barriere che si allentano, si formano tavoli politici per ragionare sull’integrazione, si uniscono ai tavoli politici sulla scuola: le nuove generazioni sono coscienti dei cambiamenti, oggi le classi scolastiche raccontano già anche qui quella che sarà la Lugo e l’Italia del futuro, dobbiamo decidere se aprire ovunque laboratori di dialogo, di scambio, di dignità o rimanere attaccati alle nostre paure, alle nostre incertezze, a un diverso che qualcuno fa fatica a vedere come essere umano identico a noi non a centinaia di chilometri di distanza ma qui nelle nostre terre, nei nostri quartieri, dietro l’angolo, nella casa a fianco, nel nostro pianerottolo. Dobbiamo scegliere, e non possiamo più attendere.

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