L’insostenibile inconsistenza di Salvini

Politica
Il segretario federale della Lega Nord, Matteo Salvini, in una immagine del 19 dicembre 2014.
ANSA/ALESSANDRO DI MEO

Fenomenologia di un accusatore seriale, senza mai lo straccio di una proposta. Questa volta l’obiettivo è Pisapia

L’implacabile Salvini colpisce ancora. Fa passare giusto un giorno di tregua natalizia e a Santo Stefano riparte all’attacco di chiunque rappresenti in qualche modo un’istituzione con responsabilità di governo. Il 26 dicembre, però, potrà essere ricordato come il giorno in cui il leader della Lega non parla di Renzi e non prende di mira il governo nazionale.

Dopo la twittata mattutina con l’invito a “ripulire Genova”, si butta su Milano e in particolare sferra il suo attacco contro il sindaco Giuliano Pisapia, colpevole di aver adottato la misura estrema del blocco del traffico per tre giorni per combattere l’emergenza inquinamento. Salvini, questa volta su Facebook, bolla l’iniziativa come “una cazzata inutile che non risolve i problemi dell’aria (che fa schifo) e disturba solo chi vorrebbe lavorare”.

Un’uscita in pieno stile Salvini. Un atto d’accusa vuoto, senza lo straccio di una proposta alternativa. La solita strumentalizzazione di problemi oggettivi solo per lucrare qualche elemento di consenso, o almeno per provarci. Quando il ‘felpato’ scegli i social, poi, non ce n’è per nessuno. Per il suo ruolo di accusatore seriale le regole di comunicazione imposte da Twitter e Facebook sono perfette: poche parole (tanto non c’è niente da spiegare), il solito super-concentrato di demagogia.

E così quando un sindaco sceglie una misura estrema come il blocco del traffico, ecco Salvini che riemerge dal breve letargo natalizio e in un colpo solo dice che “l’aria di Milano fa schifo” (lavandosi le mani del fatto che la Lega governa in Lombardia e al Nord ormai da decenni) e soprattutto che la scelta di Pisapia “è una cazzata” perché mette in difficoltà chi “vorrebbe lavorare”. Appena c’è uno spiraglio di malcontento, Salvini ci si infila senza pudore.

Facciamo nostra la risposta del senatore del Pd Franco Mirabelli

 

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