L’incredibile becerume di Alfano per parare le accuse del Family Day

Unioni civili
Participants at Family Day, a big rally set at Circo Massimo in Rome on Saturday 30 January 2016, organized against a bill to recognize civil unions, including same-sex ones, that Italian parliament is currently examining. ANSA/ MASSIMO PERCOSSI

Si è aperta una ferita fra mondo cattolico e società italiana

Ma esiste davvero una legge naturale o un diritto naturale? Per quanto folle possa sembrare, il tumultuoso dibattito politico e parlamentare sule unioni civili è alla fine arrivato a toccare questo punto. Un anacronismo un po’ bizzarro, ma che spiega bene quale ordine di idee, definiamole eufemisticamente antiquate, si sta andando a scardinare in queste settimane e mesi con la discussione sul riconoscimento delle unioni fra coppie dello stesso sesso.

“Contro natura” è stata la definizione usata da Angelino Alfano per motivare una scelta politica, quella di dare in sostanza il via libera al disegno di legge sulle unioni civili senza l’adozione del figlio del partner. Due uomini non possono avere figli è stata l’esemplificazione pratica, dunque la natura lo impedisce.

Certo Alfano deve compensare a parole le accuse furenti di tradimento che gli rovesciano addosso i sostenitori del Family day (il cui obiettivo era ed è quello di far saltare la legge per intero) e tuttavia l’argomentazione usata ha dell’incredibile. D’altro canto si tratta della stessa impostazione, rozza e semplificatoria, usata un po’ da tutto lo schieramento anti-DdlCirinnà, anti-omosessuali.

E allora facciamo un piccolo passo indietro; come spiegava tanti anni fa Albino Luciani, il futuro Giovanni Paolo I, secondo la legge naturale sarà pur vero che l’uomo è più pesante dell’aria, tuttavia se si sale su un aereo per viaggiare non si commette certo peccato.

I toni bellicosi dei vari Giovanardi e Gasparri, come dei fans della legge naturale, sono degni del Sant’Uffizio ma in ritardo di qualche decennio su papa Luciani e di qualche secolo sull’affermazione dei diritti umani. La codificazione – si badi – di questi ultimi è stata concepita come l’affermazione della dignità di ogni persona, basta leggere la Dichiarazione dei diritti dell’uomo del 1789 all’articolo 1 dove si certifica che “gli uomini nascono e rimangono liberi ed eguali nei diritti”. Osservazioni, queste ultime, ripetute non da un pericoloso laicista, ma da monsignor Paul Gallagher, ministro degli Esteri vaticano, solo nel giugno scorso davanti al Consiglio d’Europa, a Strasburgo.

D’altro canto, lo stesso maxiemendamento governativo, proprio nelle prime righe, richiama l’articolo 3 della nostra Costituzione (e il senatore Lucio Malan non se ne abbia a male), nel quale appunto si chiarisce che “tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali”.

Va da sé poi, che in passato, diritto naturale era quello dei sovrani, naturale era la schiavitù, la supremazia della nobiltà, il fatto che le donne non votassero o ci fossero discriminazioni razziali in Alabama o in Sud Africa.

Bene, la storia dei diritti umani e dei diritti civili, è la storia di un’evoluzione progressiva, continua, sottoposta a verifiche e a mutamenti che tengono conto dei cambiamenti sociali, delle nuove sensibilità sorte, delle trasformazioni culturali e politiche. Senza questo processo non avremmo mai avuto la tutela dei diritti dei minori o le legislazioni anti-discriminazioni in vari ambiti, compreso quello dell’omosessualità, tabù indicibile un tempo, oggi differenza che chiede riconoscimenti, diritti e anche doveri (cosa quest’ultima che si dimentica troppo facilmente).

E’ in questa discussione tutto sommato greve, becera, nei modi e nelle parole, nelle culture e sottoculture emerse, che la voce del cattolicesimo democratico, civile, liberale è scomparsa praticamente del tutto.

Eppure è stata, in passato, una componente fondamentale della storia repubblicana, ha contribuito a costruire diritti e conquiste di civiltà; oggi sembra scomparsa. La contestazione ideologica dell’adozione ha uniformato il fronte cattolico consegnandolo alla Lega (le cui affinità con i lefebvriani sono note), alle truppe crociate del Family day e alle forze integraliste.

L’approvazione di una prima legge sulle unioni civili, pur fra lazzi osceni e affermazioni grottesche, è un indiscutibile passo avanti per il Paese, anzi a maggior ragione vista la natura – guarda un po’ – dell’opposizione che l’ha osteggiata con ogni mezzo immaginabile.

Ma la ferita aperta nel rapporto fra mondo cattolico e società italiana non potrà rimarginarsi tanto presto, anche perché la comparsa sulla scena pubblica delle famiglie arcobaleno – la loro fuoriuscita dall’ombra – ha tolto ogni alibi a chi parla di omosessuali come di esseri privati, per natura, di piena dignità.

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