L’incredibile affluenza in Francia. E da noi qualcuno vuole abolirle…

Francia
epa05639366 Former French Prime Minister Francois Fillon votes during  the first round of the French right wing party 'Les Republicains' (LR) primaries in Paris, France, 20 November 2016. The second round will be on 27 November 2017. Voters are choosing between France's seven centre-right presidential candidates the winner of which will fight the French presidential elections on 23 April and 07 May 2017.  EPA/JEREMY LEMPIN

Le Monde: “La vittoria di Fillon è lo scenario peggiore per Marine Le Pen”

Quasi 4 milioni di francesi hanno partecipato al primo turno delle primarie del centrodestra francese. Un record. Una notizia sbalorditiva, in epoca di crisi della politica, di sfiducia nei partiti e dei loro leader. Ma la Francia si è mossa. A chiamarla alla mobilitazione, si sarebbe detto una volta, sono stati i conservatori, i Républicains, non la sinistra, i socialisti – che da sempre sono i primi a rivolgersi “alle masse”. In Francia – e in Germania – la “diga” antipopulista è conservatrice.

Alcune considerazioni.

1. Le primarie sono così partecipate proprio perché c’è un’enorme crisi della politica, perché colmano un gap che c’è fra i partiti tradizionali e la società: ed ecco che appena ne ha la possibilità la società riprende la parola assumendosi in prima persona la responsabilità della scelta politica.

2. C’è un aspetto specificamente francese nell’altissima affluenza di ieri: e cioè che le primarie dei conservatori  sono state vissute come l’antipasto delle elezioni presidenziali, nella convinzione che si trattasse di scegliere il Presidente francese o quantomeno lo sfidante di Marine Le Pen. Da questo punto di vista sarà interessante vedere se anche le primarie dei socialisti registreranno lo stesso successo, visto che il Ps è percepito ormai come un partito tagliato fuori dalla corsa per l’Eliseo.

3. Tanto è vero che molti socialisti sono andati a votare (per Fillon contro l’odiato Sarkozy) alla primarie dei rivali gollisti. Spinti dall’esigenza di trovare il miglior anti-Le Pen, e sapendo di non poterlo scovare nel Ps, molti elettori socialisti hanno preferito donare 2 euro ai conservatori, creando così un immaginario, ma non poi tanto immaginario, superpartito antipopulista e antifascista.

4. Ha stravinto François Fillon (dato favorito anche al secondo turno, fra una settimana, contro Juppé) perché è apparso il più affidabile, contra il radicalismo di Sarko e un certo appesantimento dell’anziano Juppé. Le Monde oggi scrive che la vittoria di Fillon crea “lo scenario più difficile per Marine Le Pen” la quale non si attendeva la vittoria del candidato più moderato, almeno esteriormente, dei tre. E se la Francia ha voglia di moderazione, Fillon ha delle buone carte.

5. Se la “diga” antipopulista è “bianca” è evidente che per i socialisti si pone un enorme problema di prospettiva. Resi ormai marginali o subalterni in molti paesi europei, i socialisti rischiano di essere stritolati fra i conservatori (in Francia, in Germania, in Spagna) o di essere rosicchiati dalla sinistra più radicale (un po’ è successo in Spagna, forse accadrà in Francia) o di slittare verso posizioni più estreme (laburisti inglesi).

6. Le primarie in ogni caso si confermano come un potentissimo fattore di mobilitazione popolare, anzi: il più potente. Inventato a sinistra (dall’Ulivo italiano), oggi è uno strumento usato anche da una destra pragmatica e popolare come quella francese che ha colto la sua efficacia. Ed è davvero singolare che proprio nella sinistra italiana quelli che ancora pensano al primato dei partiti nei vecchi termini autoreferenziali vogliano rimetterle in discussione o addirittura sopprimerle. Anche questa è una lezione che viene dalla giornata francese di ieri.

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