L’ideologo e il megafono. Cosa accadrà adesso al Movimento?

M5S
grillo-casaleggio

Che piaccia o no, la mobilitazione attivata dallo strano genio di Casaleggio e dal megafono Grillo ha aperto una nuova stagione della politica italiana

La divisione del lavoro era perfetta. Casaleggio è stato, nell’ombra, l’innovatore, l’ideologo e il tutore di ultima istanza dell’ortodossia. Grillo l’istrione, l’amplificatore, il megafono. Insieme hanno prodotto un esperimento, che piaccia o no, originale e di rara efficacia nel campo politico, soprattutto se si considera la quantità dei mezzi impiegati. Lo strano genio di Casaleggio è stato determinante per definire tre pilastri del partito di Grillo.

Il primo consiste anche in una importante novità nella storia dei partiti italiani: l’uso della rete non solo come mezzo di comunicazione (questo lo avevano già fatto anche altri partiti) ma come infrastruttura di un nuovo modello organizzativo. Casaleggio ha innanzitutto intuito le potenzialità dei meetup, una tecnica per aggregare attraverso la rete persone con interessi comuni e fisicamente vicine (che quindi possono anche incontrarsi di persona) che si era diffusa dopo l’11 settembre 2001 a partire da New York e che era stata usata per la prima volta in campo politico dal candidato democratico alla presidenza americana Howard Dean nel 2004 (l’anno in cui viene fondata la Casaleggio e associati).

I meetup concepiti a misura del progetto del partito di Grillo sono luoghi non solo virtuali nei quali le persone si incontrano per dibattere dei temi più rilevanti per la loro vita, le cinque stelle: acqua, energia, sviluppo, ambiente e trasporti. Non sono solo aggregazioni spontanee e autogestite. Sono trainati e coordinati dal Blog (anche questo inventato da Casaleggio) che detta la linea politica e la visione strategica. Mai la rete era stata usata con tanta efficacia per azzerare le intermediazioni e raggiungere fasce d’età a cui gli altri partiti non sono ancora arrivati. A prescindere dai numeri e dalla regolarità delle procedure, l’uso della rete anche per le votazioni interne, che si tratti di sondaggi o primarie, è stata metodologicamente innovativa. All’inizio, avrebbe dovuto consentire anche di scrivere incrementalmente il programma, attraverso il metodo Wiki. Ma questo esperimento è stato interrotto.

Il secondo pilastro è la cittadinocrazia. Il mito della partecipazione dal basso del cittadino qualunque. Concettualmente, non proprio una straordinaria novità, ma resa più plausibile dalla società dell’informazione. Di Casaleggio la narrazione utopica del pianeta Gaia, la reinvenzione della politica dopo la terza guerra mondiale, in cui l’intelligenza collettiva assistita dalla rete consente di risolvere problemi complessi in poco tempo, con l’abolizione per referendum telematico della pena di morte e l’elezione, nel 2054, di un leader unico al livello planetario. Nell’attesa, per i «cittadini qualunque» non c’è che da battersi contro le nefandezze della politica di professione, rimanendo sempre con un piede dentro e uno fuori dalle stanze del potere.

Il terzo aspetto su cui Casaleggio ha avuto un ruolo fondamentale sono i meccanismi posti a tutela dell’ortodossia. Nel suo progetto la «volontà del popolo» è talmente ovvia che ovvio è anche mettere alla porta chi non la rispetta. I «cittadini qualunque» sono tutti capaci ma nessuno è indispensabile. «Questi sono portavoce di un programma, mandati lì dai cittadini. Non sono Charles De Gaulle. Sono persone che rappresentano un movimento. Quando non lo rappresentano più, lo decide il movimento». Chi aveva letto ciò che veramente dicevano i sondaggi del 2011-2012 e chi aveva studiato i seguaci di Grillo sapeva con certezza che nel 2013 il MoVimento, elettoralmente, sarebbe esploso, tanto più di fronte alle leadership confuse e invecchiate dei due principali schieramenti.

Che piaccia o no, la mobilitazione attivata dallo strano genio di Casaleggio e dal megafono Grillo ha aperto una nuova stagione della politica italiana. Per un verso ha messo in discussione il bipolarismo, ma d’altro canto, per un apparente paradosso, ha contribuito a determinare un drastico cambiamento di passo nel centrosinistra. Quanto all’utopia della partecipazione totale attraverso la rete dei cittadini qualunque, il tempo dirà se può generare pratiche effettivamente democratiche o solo una legittimazione retorica per un partito senza regole in cui le decisioni di ultima istanza le prendono il capo o una piccola cerchia di custodi della giusta dottrina.

Vedi anche

Altri articoli