Libero insulta Vendola, l’attacco osceno di Belpietro

Unioni civili
Il segretario di SEL Nichi Vendola, durante la sua relazione introduttiva all'assemblea nazionale del suo partito a Roma,24 ottobre 2015.       ANSA / MAURIZIO BRAMBATTI,

Il quotidiano in prima pagina parla di legge ad personam. Che bisogno c’è di manipolare una posizione politica e infangare una persona

Che cosa spinge una persona normale, un uomo intelligente, un giornalista arguto e preparato a commettere un’infamia? Perché lo fa? Per il gusto della provocazione, per sostenere un principio, per combattere una battaglia in cui crede? Ma si può provocare senza essere infami, si può combattere duramente senza essere disgustosi. E allora perché Maurizio Belpietro ieri ha aperto la prima pagina di Libero titolando “Ci impongono una legge per dare un figlio a Vendola” e pubblicando una caricatura del leader di Sel col pancione? Conosco Nichi da quando eravamo ragazzi e lavoravamo insieme alla Fgci nazionale: non siamo mai stati d’accordo su quasi nulla, ma è per me una specie di ex compagno di scuola cui sono affezionato come ad un fratello.

La prima cosa che ho provato ieri, vedendo Libero, non è stato lo sdegno – quello è venuto dopo, e grande – ma un senso di mortificazione, e un grande dolore, per lui e per Ed, e per quel bimbo che verrà, e per gli amici e i familiari di Nichi, e per tutti noi che lo conosciamo, di persona o grazie alla tv, e sappiamo bene che sarà un grandissimo papà. Che bisogno c’è di falsificare la realtà, di infangare una persona, di manipolare una posizione politica, di giocare sulla pelle e sulla vita non di decine di migliaia di famiglie omosessuali – i gay e le lesbiche, si sa, sono terribilmente egoisti, permalosi e cattivi! – ma dei loro figli, che sono già nati e continueranno a nascere senza chiedere il permesso né a Belpietro né a Casaleggio? E che bisogno c’è di costruire una pubblica gogna dove esporre al ludibrio dei moralisti senza morale chi è diverso da te, ma non per questo meno normale di te? Nel suo editoriale, Belpietro espone una tesi che suona a dir poco ridicola: “Per anni la sinistra ci ha riempito la testa con la faccenda delle leggi ad personam”. È stato a dire il vero Berlusconi a riempirci il Parlamento di leggi che lo favorissero, ma si tratta di un dettaglio: Belpietro spera ancora di diventare un giorno il direttore del Tg5, e dunque lo perdoniamo. “Una volta arrivati nella stanza dei bottoni – prosegue il fine politologo – i compagni fanno lo stesso se non peggio. La prova? La legge sulle unioni civili”.

Che sarebbe una legge ad personam perché l’ex governatore della Puglia ha deciso di fare un figlio in California e perché il senatore Sergio Lo Giudice lo ha già fatto. Sono forse gli unici due in Italia? Non c’è nessun redattore di Libero omosessuale? E quanti sono fra i lettori del giornale di Belpietro le famiglie arcobaleno che votano convintamente Forza Italia o Lega, hanno un figlio o magari due e desiderano che godano degli stessi diritti delle figlie di Belpietro? Belpietro, come altri (purtroppo anche nel Pd), sostiene che la stepchild adoption legalizzi di fatto la maternità surrogata, “un affare da milioni di euro” consumato sulla pelle di “donne sfruttate e trattate come incubatrici”. Ma non è affatto così: la stepchild adoption offre ai figli di famiglie omogenitoriali gli stessi diritti degli altri bambini, indipendentemente da come sono nati, per la buona ragione che siamo tutti uguali di fronte alla legge.

Le leggi della California e di altri stati americani, come quelle di altri Paesi, non sfruttano proprio nessuno ma, al contrario, regolano con rigore uno scambio fra adulti consenzienti che è prima di tutto una libera scelta d’amore: dare un figlio a chi non può averlo. Il costo è alto perché la pratica è complessa e dura almeno un anno. Si può non condividere, ma è legale in molti Paesi e si diffonderà sempre di più. Tant’è che della maternità surrogata usufruiscono in stragrande maggioranza le coppie eterosessuali, senza che nessuno finora abbia battuto ciglio. Belpietro purtroppo non si scuserà con Nichi per l’infamia di ieri: ma vorremmo scusarci noi con i lettori di Libero. Sono italiane e italiani perbene che non meritano di essere offesi da tanta volgarità.

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