Liberiamo il mare di Roma

Dal giornale
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Come liberare un pezzo di Roma da calunnie e vecchi vizi. Il commento dell’Assessore alla legalità del Comune di Roma, Alfonso Sabella

La prima volta che vidi Ostia da assessore era inverno e fu facile comprenderne la potenziale bellezza e intuirne il destino ferito. Appena arrivato in Campidoglio, vecchio vizio da magistrato, mi ero letto le pagine dell’ordinanza Alba Nuova per capire fin dove era arrivata la penetrazione dei clan, i Fasciani, gli Spada, i Triassi. Gli ultimi li avevo conosciuti nel 1997 quando, proprio indagando su di loro, avevo catturato in Spagna il noto narcotrafficante Pasquale Cuntrera.

Ora non faccio più il PM antimafia. Adesso, da amministratore, ho smesso di leggere la storia ma ho iniziato a viverla. Ora è decisamente più gratificante, anche se maledettamente più complicato, provare a intervenire prima che il malaffare si radichi e assorba la linfa vitale del Paese. Ostia ha una grande occasione di ricominciare. Il grosso è stato fatto, la magistratura è intervenuta in tempo. Qui Totò Riina è stato arrestato un po’ prima del previsto; anche se i Riina in questa terra, tra pineta e mare, sono più d’uno. Tocca a noi fare la nostra parte perché anche i metodi mafiosi lascino per sempre questo territorio. Il potere economico sul lido è dei balneari, una moderna versione dei campieri siciliani. Come i balneari gestiscono le spiagge per conto di uno Stato distratto i campieri gestivano le terre per conto di pavidi feudatari.

Da qui nacque la mafia ma da qui sono anche nate le grandi battaglie del movimento contadino: i primi eroici passi del sindacato, anticorpo naturale alla mafia e corpo intermedio per la tutela dei lavoratori. La storia di Placido Rizzotto, sincadalista ucciso nel 1948 da Cosa nostra, è il paradigma di tutto questo. Mi chiedo perchè non ci sia un movimento contadino a Ostia che, traslato, significa un sindacato che si muova a difesa di un bagnino mal pagato di 23 anni che è stato appena massacrato di botte dal suo datore di lavoro che lo aveva sorpreso appisolato. Il datore di lavoro è cugino di quel Balini patron del porto arrestato per bancarotta e, leggo dalle carte giudiziarie, possibile terminale pulito dei clan. I Balini sono anche concessionari di una decina di lussuosi stabilimenti. Qual è la differenza con i campieri? Questo ragazzo picchiato selvaggiamente mi leva il sonno dalla rabbia. A Ostia lo sapevano tutti ma io l’ho scoperto da poco: d’estate centinaia di ragazzi vengono impiegati dai balneari con contratti di lavoro a intermittenza, “a chiamata” si dice in gergo. Ma le chiamate notificate all’INPS sono pochissime: è più conveniente pagare la multa se ti beccano.

I “non chiamati” sono costretti a lavorare 12 ore al giorno, sotto il sole, per appena 40 €. Perchè nessun sindacato ha mai alzato la voce? Quanto bisognerà aspettare prima che sbarchi sul litorale un nuovo Placido Rizzotto? Il vento che soffia più spesso sul lido di Roma non è il ponentino ma la calunnia. In Sicilia si dice u’ carbuni s’un tingi, mascaria. Ora più che mai è necessario che la calunnia ceda il passo alla verità. Se si incendia l’edicola di una dirigente del PD sgradita agli Spada, si lasciano trapelare notizie su debiti non pagati e moventi alternativi. Se esplode ancora il bar The One si paventa una truffa all’assicurazione che continua a galleggiare in aria anche quando la Polizia arresta nel bombarolo un autista dei Fasciani.

Le cose vanno chiamate con il loro nome. Anche a Ostia. Ma Ostia è una palude dove nulla è come appare, dove tutto si confonde, dove presunte associazioni antimafia hanno tra i loro supporters appartenenti alle cosche, dove il bene e il male vengono fusi in un connubio indistricabile. Giusto ieri l’esponente del M5S di Ostia, solo perché l’ASL ha rilevato lievi irregolarità, ha invocato a gran voce addirittura la revoca della concessione per la spiaggia assegnata a Libera di don Ciotti, con cui l’intero Paese ha un enorme debito di riconoscenza. Ma costui non è la stessa persona che aveva voluto celebrare le nozze dell’ex titolare della spiaggia, estromesso perché si è accertato che aveva riportato condanne penali? Nessuna revoca di concessioni invece quel partito ha mai chiesto per i balneari che hanno, in violazione di ogni regola, cementificato il lido e che oggi picchiano a sangue chi cerca un po’ di frescura dopo ore di sfruttamento. Quegli stessi balneari che, per decenni, hanno negato il mare ai romani innalzando un lungomuro tra città e lido. E tutto ciò nonostante nelle concessioni fosse scritto chiaro che «la recinzione non deve essere in muratura».

Per loro nessuna richiesta di revoca da parte del M5S che invece li definisce “gli imprenditori onesti che portano avanti un’attività senza imbrogliare”. Questa è la palude, questa è Ostia. Non c’è antimafia senza cultura. Don Pino Puglisi fu ammazzato perchè i Graviano non potevano sopportare che quel parrocco portasse ai ragazzi di Brancaccio la conoscenza e il sapere. Noi dobbiamo portare a Ostia la bellezza della cultura per far nascere la cultura della bellezza, l’antitesi di ogni forma di mafia. Stiamo provando a organizzare, in esclusiva per Ostia, una mostra con i capolavori mai esposti dei Musei capitolini perchè per anni sono stati occultati per arredare uffici e, forse, abitazioni private. Eppure ieri qualcuno dalle pagine di un quotidiano ha provveduto a dirmi «no grazie, non sappiamo che farcene degli scarti», una frase anonima tra virgolette.

In nome di chi parla questo anonimo? Dopo aver abbattuto gli abusi dei chioschi abbiamo affidato la pulizia delle relative spiagge, che l’anno scorso era costata 1.400.000 € finiti anche a Buzzi, a costo zero: chi ha vinto la gara pulisce, in cambio può vendere servizi. Per un giorno non c’è stato il servizio di noleggio di sdraio e ombrelloni. Un giornale, sempre lo stesso, ci ha dato degli incapaci. Come dire: la mafia dà lavoro e lo Stato no. `Da che parte stanno costoro? Anche questa è palude, anche questo è quel “mascariato” che non possiamo più consentire. La scelta di campo deve essere chiara. Per tutti.

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