L’Expo popolare

Expo2015
Anche oggi grande affluenza a Expo Milano 2015, nella foto la folla in coda ai tornelli, Milano, 21 agosto 2015. ANSA/DANIELE MASCOLO

Il successo oltre le previsioni dell’Expo è dovuto al suo carattere popolare e democratico

A che cosa è dovuto il successo , oltre le previsioni, dell’Expo milanese? Al suo carattere democratico e popolare. L’ Expo ha costruito porte larghe , accessibili a tutti, ad ogni tasca, ad ogni livello di istruzione e interesse, ad ogni formazione sociale. Chi ci è andato per capire di più e imparare ha trovato le risposte al Padiglione zero, un capolavoro didattico, e sparse i tutti gli altri padiglioni. Chi c’è andato per lustrarsi gli occhi con architetture fuori dall’ordinario è rimasto soddisfatto. Chi c’è andato per mangiare un panino ha trovato mille offerte.

Non un’Expo autoritaria e obbligatoriamente pedagogica , che secondo alcuni avrebbe dovuto imporre un messaggio, ma invece un avvenimento libero e “multistrato”. Credo che tutti, anche i più distratti, un paio di cose le abbiano imparate. Che “nutrire il mondo” è opera immane a cui concorrono mille soggetti. Dal contadino di un povero paese alla multinazionale che entra nelle nostre case con prodotti dell’industria agroalimentare, sicuri e facili da raggiungere. Che alimentarsi non è solo produrre, ma anche conservare,impacchettare, trasportare, distribuire. Che il cibo ha seguito le orme del mondo globale, ha mescolato i gusti e resi disponibili su ogni tavola cibi nati in altre parti del pianeta. E che l’ Italia vanta eccellenze che si impongono per il loro gusto, la loro storia e il loro essere italiane. Nutrire il mondo.

Pochi lo sottolineano, ma negli ultimi decenni giganteschi passi in avanti sono stati fatti per sconfiggere la fame. Gli affamati, secondo i dati della FAO, sono scesi sotto il 15% della popolazione mondiale contro il quasi 50% dell’immediato dopoguerra e l’obbiettivo di ridurre a zero la fame nel mondo è a portata di mano, anche grazie alle nuove tecnologie genetiche che consentono di migliorare continuamente la produttività agricola. Forze questa dimensione è un po’ mancata.

Ho sentito molto parlare di natura e tradizione, di chilometro zero (un paradosso per un paese che ha nell’export alimentare un punto di forza) poco di tecnologia e di futuro. Ma il successo è dovuto anche da altri fattori. Expo ha letteralmente creato un nuovo luogo che ha arricchito il panorama di Milano. Lo ha fatto imponendo standard di qualità. “Sicurezza, pulizia , accoglienza” sono state le tre linee ispiratrici.

Provate a confrontare secondo questi criteri il clima  dell’ EXPO con, per esempio, il Colosseo , Pompei , gli stessi Musei Vaticani e altri luoghi consimili e capirete cosa voglio dire. E quanto, e questa potrebbe essere persino una buona notizia, sia possibile fare per migliorare la capacita’ di accoglienza italiana. Consiglierei per esempio nuovi direttori dei Musei italiani, ma anche ai gestori degli stadi di calcio e a molti altri , di andare a lezione dall’ EXPO per capire l’importanza di queste tre parole, che delineano un’ Italia diversa da quella che spesso incontriamo. Se si confrontano poi i risultati raggiunti con il clima disastroso, artificialmente creato da alcuni media nei giorni precedenti, la distanza appare siderale.

Rimane l’ ultima sfida. Decidere al più presto come utilizzare quell’area. Le città moderne, ormai pienamente post-industriali , utilizzano tre leve che anche Milano potrebbe sfruttare : sanità d’avanguardia, ricerca, università . Quell’area ha potenzialità enormi in questi campi, può contare su una posizione straordinaria , al centro dell’area economicamente più dinamica d’ Italia e con alle spalle risorse umane, fra le migliori d’ Europa. L’ unica cosa che non vorremmo vedere è un’altra lite fra istituzioni che rimandi il problema.

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