L’Europa nella linea d’ombra

Immigrazione
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Oltre 700 migranti sono stati soccorsi in diverse operazioni nel Canale di Sicilia dalla neve Bourbon Argos di Medici senza Frontiere. A bordo ci sono inoltre circa 30 bambini e 150 donne, molte delle quali incinte. La maggior parte dei profughi sono famiglie di origine siriana con diversi bambini.
ANSA/FRANCESCO ZIZOLA-MEDICI SENZA FRONTIERE

Servono risposte di fronte alle più grandi stragi nel Mare Nostrum

La maledizione di Joseph Conrad si è avverata. La sua nave-metafora che galleggia nella “linea d’o m b r a” con l’equipaggio di moribondi colpito dall’epidemia di febbri tropicali e la tremenda bonaccia che la tiene ancorata nel cuore dell’oceano, è l’allegoria perfetta di questa imbarazzante Unione europea. Sempre più immobile. Sempre più debilitata dalla paura. Sempre più in fuga dalle sue responsabilità.

Con muri e barriere sempre più alti che impediscono al vento di soffiare, e al continente di muoversi, indicare una rotta, assumere una qualche decisione. È impressionante l’inazione, la paralisi, l’assenza di scelte concrete e immediate e all’altezza dell’emergenza umanitaria per i flussi di migranti lasciati nelle mani di mercanti e predoni di donne e uomini e bambini, e ormai con un numero di naufragi e morti inaccettabili, che supera ogni immaginazione, come ha ricordato ieri anche il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella.

Servono risposte di fronte alle più grandi stragi nel Mare Nostrum, ecatombe si orrori con almeno 700 vittime solo negli ultimi tre naufragi e solo negli ultimi quattro giorni, e tra queste quaranta bambini e neonati. Si aggiungono alla crudele contabilità dell’Agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati che denuncia almeno 1400 annegati accertati nei naufragi nei soli cinque mesi del 2016. Di fronte a questo terribile Mediterraneo che da specchio di antiche civiltà è diventato un mare di morte, cimitero e tomba, l’Europa non può rispondere ancora con il suo grande silenzio. Perché il danno collaterale più grave prodotto è l’assuefazione al destino tragico dei più disperati del mondo.

È questo l’effetto peggiore della “linea d’ombra” che imprigiona il governo dell’Unione e lo lascia assistere alla peggiore rappresentazione della morte in diretta senza uno scatto. Eppure serve ora la reazione dell’Europa. Perché ogni giorno che passa aumentano anche i cadaveri, che già sono tanti e sono lì, ripresi dalle navi o dagli elicotteri. Sono corpi capovolti che galleggiano come cullati dalle onde Sono barconi e gommoni che si inclinano o si sgonfiano e si inabissano insieme a tante speranze disperate di chi pensava di essere in salvo ma ha negli occhi l’ultima immagine della sua condanna a morte. E poi chi lo sa quanti altri corpi giacciono dentro stive chiuse a chiave dai trafficanti di schiavi? Già, schiavi, schiavitù, schiavisti. Categorie infami ma ancora in vita nella modernità nell’anno di grazia 2016.

L’ unica certezza è che avremmo contato altre migliaia di morti senza lo straordinario lavoro di salvataggio dei nostri soccorritori. Se l’Euroburocrazia rimane immobile e a distanza di sicurezza, a gestire questo dramma e ad essere approdo della grande fuga dall’orrore delle guerre, dalle violenze di ogni tipo, dalle dissoluzioni di Stati è l’Italia. Lasciata sola, come la Grecia, vergognosamente sola ancora una volta, a fare i conti con questa umanità in fuga. L’Italia continuerà a salvarli. Punto. “O lo fa l’Europa o lo facciamo e dovremo farlo da soli”, ha ripetuto ancora ieri, e senza equivoci, il presidente del consiglio Matteo Renzi.

E questa nostra operazione umanitaria, senza collassi né invasioni e che sarà ancora rafforzata, è fatta di volti e sacrifici di migliaia di operatori dello Stato e del volontariato che portano in salvo notte e giorno donne e uomini, coccolano i neonati e si tengono stretti i bimbi orfani. L’impegno è totale della Marina e della Guardia Costiera e della Finanza e delle organizzazioni non governative mai come oggi sotto pressione, come la passione di tanti cittadini che danno tutto loro stessi perché sanno che hanno di fronte persone e non numeri, ognuna con una storia e sogni e speranze che devono essere accolti con umanità e dignità. Eppure oltre un anno fa, quando il nostro governo finalmente riuscì a spostare per la prima volta le frontiere dall’eroica Lampedusa all’Europa , proprio quando a Bruxelles tutti piangevano il piccolo Aylan, non si contavano le promesse dei capi dell’Unione e dello stesso Juncker. Un trionfo di roboanti annunci di mobilitazioni generali, blocchi navali anche in acque territoriali libiche, sabotaggi dei 007 di barconi e gommoni nei porti, arresti di schiavisti.

Una gara a chi lanciava l’asticella più in alto: “partiranno le operazioni di sequestro e distruzione delle imbarcazioni utilizzate dagli scafisti tramite affondamento”,“sarà una missione simile all’operazione militare in corso contro i pirati al largo delle coste somale”. La Commissione Ue e poi la Nato e poi alcuni singoli Stati si impegnarono a intervenire su più fronti, per dare vie sicure ai rifugiati. Ma se già nel 2015 aveva ampiamente dimostrato l’incapacità di gestire qualsiasi emergenza, l’Unione poi è affondata, è andata sempre peggio, con paesi impegnati nella gara a chi erige muri più alti e blinda meglio le proprie frontiere e spaventa di più i propri cittadini. Nessun lavoro diplomatico o di intelligence, e la lungimiranza dell’Agenzia europea per il controllo delle frontiere, Frontex, resta agli atti con le segnalazioni di “…una carenza di imbarcazioni a disposizione degli s cafisti”. E l’unico accordo, quello con la T urchia. Tutti sanno oggi che c’è un solo piano sul tavolo europeo, è l’unica strategia continentale presentata dall’unico paese che ha saputo tradurre la necessità di un intervento immediato su più livelli nel Migration Compact.

E’ il piano del nostro governo che prevede investimenti significativi nei Paesi di origine e di transito, individua strumenti finanziari alternativi per affrontare il grande tema Africa e che ha messo d’accordo tutti i 52 rappresentanti dei paesi africani nella prima Conferenza di Roma. Può funzionare solo se l’Unione lo discute, entra nel merito, decide in tempi rapidi. Se fino a ieri guardavamo con preoccupazione solo i Salvini, le sorelle Le Pen, i Grillo e i Farage, questa internazionale di populismi xenofobi e fanatici seminatori di odio, più tempo l’eurobucocrazia passa galleggiando nella bonaccia della “linea d’o m b r a”, nell’inazione, nella debolezza e nell’assenza di una qualsiasi reazione, più le destre e i populisti trovano sponde. L’unico antidoto all’epidemia di Conrad che colpisce e debilita, è che ognuno faccia ora la sua parte. Come la sta facendo oggi l’Italia.

 

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