L’Europa è in guerra e deve comportarsi come tale

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Stiamo già perdendola questa guerra e stiamo pagando prezzi enormi in termini di solidità, autostima e fiducia

Quanto tempo ci metterà l’ Europa a capire che siamo in guerra e a comportarsi di conseguenza? Una guerra asimmetrica, non dichiarata, combattuta da soldati irregolari, che nasce dietro le linee che segnano i confini, che si avvale di metodi terroristici, ma comunque una guerra.

Le cui conseguenze non si misurano solo dal numero delle vittime né tanto meno dalle porzioni di territorio conquistate, ma dallo stato di precarietà e di incertezza che travolge la nostra civiltà e la inquina con una costante percezione di precarietà e di infelicità. Stiamo già perdendola questa guerra e stiamo pagando prezzi enormi in termini di solidità, autostima e fiducia. Il rischio che sentimenti disperati si facciano largo e producano conseguenze drammaticamente negative nell’opinione pubblica è ormai a un passo. Ci vorrebbe una prova concreta di una volontà comune. Prima o poi occorrerà bonificare i centri dell’infezione, ovunque si trovino.

Forse sarebbe il caso che gli stati leader della nostra comunità europea rompessero gli indugi. Mettendo veramente in comune le forze. Forse è venuto il momento per un esercito europeo, oltre che per la condivisione delle intelligence e la creazione di una Procura europea specializzata. La debole integrazione Ue, che discute di decimali e misura le mosse con passi felpati, non può reggere quest’onda d’urto. I nostri nemici conoscono tutte le nostre debolezze e le usano per rafforzarsi. Il Belgio con il suo non – governo è l’anello debole, ma anche una raffigurazione di che cosa può diventare l’Europa. Ci sono cose che si possono fare in tempo di pace e cose che si devono fare in tempo di guerra. Forse è venuto il momento di dirlo e comportarci di conseguenza.

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