Lettera di Staino a Cuperlo. Il commento dei lettori

Pd
Sergio Staino nella sede del PD durante la presentazione sui risultati del progetto ''Luoghi Idea(LI)'', Roma 13 Giugno 2015, ANSA/GIUSEPPE LAMI

La lettera di Sergio Staino a Gianni Cuperlo ha aperto un dibattito tra i militanti del Partito Democratico. Ecco alcune dalle tantissime email di commento che ci sono arrivate

Un tappo che salta. È stato questo l’effetto della pubblicazione su l’Unità in edicola ieri della lettera rivolta da Staino a Gianni Cuperlo. Noi di Unità.tv ce ne siamo accorti dalle tantissime email di commento che ci sono arrivate, un numero che va al di là di ogni immaginazione per una domenica di inizio agosto. E quasi tutte contengono apprezzamenti per le parole del “papà” di Bobo, che ha aperto con la sua lettera un dibattito nella base del Pd sulle regole da rispettare all’interno di un partito e sul ruolo della sinistra oggi, prima ancora che sull’azione di Matteo Renzi da premier e segretario dem.

Dare spazio a questi temi e, soprattutto, a iscritti e simpatizzanti di questo partito è un compito che ci siamo dati sin da quando www.unita.tv è approdata online. Per questo, pubblichiamo qui di seguito stralci di alcune email giunte a community.unitatv@gmail.com. Siamo stati costretti a fare una selezione, sforzandoci di mantenere intatta la proporzione tra le diverse opinioni, e speriamo con il vostro contributo di poter approfondire ancora questi argomenti.

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Condivido totalmente quanto scritto da Staino, concreto e lucido, un monito a tutti i vecchi dirigenti del PD, ex PCI,  che pensano che il mondo non vada avanti senza di loro. Faccio parte di quella generazione, ho partecipato attivamente sia come militante e come amministratore alle fasi di trasformazione, quello che non capisco e mai capirò e come si possa attaccare un compagno, io lo chiamo ancora così, eletto con le regole che ci siamo dati, solo perché è giovane e perché prova a fare ciò che non siamo stati capaci di fare. Cambiare questo paese vecchio, corrotto, incapace di dare spazio ad altri più giovani e cercare di farne un paese moderno. Sembra che solo la rabbia e l’invidia siano il filo conduttore delle loro azioni, azioni che invece dovrebbero essere tese a costruire e migliorare sia l’azione di governo che la crescita del partito. Grazie Staino per la tua lucida disamina dei fatti. Loretta Gallorini

Articolo bello ed accorato. Ed ora ne vuoi fare uno per il segretario Renzi, invitandolo a tenere unito il partito e ad (almeno) ascoltare le critiche che gli vengono mosse, senza chiamare gufi o peggio chi non condivide a pieno le sue idee? Rino Schettini

Che ci sia un difetto di programma nella sinistra Pd – non un’assenza, un difetto parziale – lo penso anch’io. D’altra parte difficile fare una specie di “governo ombra” in condizioni estreme, volute certamente dal premier con il suo uso politico dela maleducazione e dell’offesa.
E Staino si mette in una situazione molto peggiore della sinistra Pd che fa oggetto delle sue accuse: perché usa il metodo del premier di cui è diventato seguace. Non una parola su un punto del programma del premier che faccia capire al lettore perché va difeso. Un discorso centrato solo sulla “vecchiezza” di quelli che formano questa sinistra e su errori che hanno/avrebbero compiuto nel tempo, anch’essi non menzionati neppure attraverso qualche esempio. No, vecchio Staino (anche tu sei vecchio come molti di noi), così proprio non va! Maria Laura Bufano

Ho 70 anni, tanta attività politica da sempre, alle ultima primarie ho votato Renzi e come me tanti compagni di età e giovani stufi di solo chiacchiere (vedi Bersani che avevo votato e sostenuto). Ora il segretario è Renzi , il partito deve sostenerlo, pur con battaglie e critiche ma interne. Se fallisce nel suo operato alle prossime primarie va a casa. Se i compagni fanno cadere Renzi , nessuno li capirebbe e nessuno lo dimenticherà. Maiolini Giuseppe

 

Caro Sergio
Condivido totalmente la tua lettera a Cuperlo.
Da due mesi ho rassegnato le dimissioni da coordinatore del circolo PD di Carpignano Sesia.
Le motivazioni sono più di una: ragioni anagrafiche, mi sto avvicinando ai settanta, i risultati deludenti del circolo, calo degli iscritti e simpatizzanti, ma probabilmente decisive sono state le continue polemiche, interne al Partito, che nell’ultimo anno hanno accompagnato le scelte riformiste del governo guidato dal nostro segretario.
Alle ultime due primarie ho votato per Renzi e sono sempre più convinto di aver fatto la scelta migliore. La nuova legge elettorale, la legge sul lavoro e la nuova legge sulla scuola non avrebbero mai visto la luce con un altro presidente del consiglio. Devo però riconoscere che senza le modifiche proposte dalla nostra minoranza, ed accettate dal Governo, avrei avuto difficoltà a sostenere, con piena convinzione, riforme come la legge elettorale e quella sulla scuola, Per questo motivo trovo strumentali, ipocrite e fastidiose le continue esternazioni pubbliche di parlamentari come Mineo, D’Attorre ed altri che ci raccontano di pericoli per la democrazia ed altre amenità di questo genere. Questi personaggi che come Mineo non hanno neanche la tessera del partito, non si rendono conto del danno che provocano a chi li ha eletti. Con il loro atteggiamento paralizzano l’attività dei circoli, allontanano i pochi giovani che ancora si vogliono avvicinare al Pd e sono facilmente strumentalizzati dai molti che vogliono cambiare tutto per non cambiare niente. Mi ricordano, purtroppo, quelli che per ben due volte hanno contribuito a fare cadere i governi di Prodi. Spero che si rendano conto che questi atteggiamenti non sono compatibili con le regole che disciplinano la democrazia interna di un partito e che, conseguentemente, ne traggano le dovute conclusioni.
Sulla lealtà di compagni come Cuperlo e Bersani, fino a prima dell’elezione del consiglio di amministrazione Rai, avrei messo la mano sul fuoco. I due voti a De Bortoli da parte di esponenti Pd mi stanno facendo ricredere.
Ho augurato al nuovo coordinatore di ricevere dal suo impegno politico tutte le emozioni e gratificazioni che io ho ricevuto dal mio. Voglio ricordare le più importanti: la prima tessera del Partito Comunista Italiano nel 1968, la stagione esaltante di Enrico Berlinguer, l’elezione a Sindaco nel 1975 a ventinove anni con una lista Pci-Psi poi riconfermato per altre cinque volte, l’Ulivo di Prodi, il partito Democratico di Veltroni, con il discorso del Lingotto e quello di Renzi, ultima speranza per cambiare in meglio questo nostro grande Paese.
Ti ringrazio di cuore per la tua lettera, ti ho sempre apprezzato e stimato, buon lavoro e carissimi saluti. Marino Spagnolini

 

Condivido in pieno il tono ed il contenuto dell’articolo.
E’ ovvio che tutto quello che fa Renzi non è il meglio che ci possa essere, anche a me danno fastidio certi suoi toni da “sbruffone”, ma bisogna riconoscere che l’impegno ce lo sta mettendo per cambiare le cose.
Essendo un amministratore locale non condivido i suoi giudizi sui comuni, che non si rimboccherebbero a sufficienza le maniche, quando la realtà è diversa, siamo in mezzo a un guado della riforma degli enti locali, con fondi taglieggiati da tutte le parti ed ancora non se ne vede una via d’uscita. La storia della abolizione delle Provincie  è esemplare in questo senso. Però su tutto il resto mi sembra che su molte questioni si sia preso la strada giusta. Anche sulla riforma del Senato, chi oggi chiede a viva voce il ripristino della elezione diretta, fa finta di non ricordarsi quando anni fa gli stessi dicevano che le preferenze erano occasione di voto di scambio se non mafioso, sicuramente clientelare. E allora, piuttosto di attendere ancora anni per avere una legge perfetta, preferisco che si vada avanti con questa. Felice Baio
Buongiorno,
condivido pienamente quanto emerso nella lettera di Staino indirizzata a Cuperlo. Ammetto che i modi di agire di Renzi spesso rasentano l’arroganza e danno fastidio. Le riforme che stiamo votando non sempre soddisfano (anzi quella della scuola, che direttamente mi coinvolge, proprio non la digerisco!) ma resto convinta che se veramente ci fosse un lavoro di squadra all’interno del partito, i risultati sarebbero migliori. “Lavoro in squadra” non significa accettare indistintamente ciò che dice il capo, bensì proporre alternative concrete per un progetto unico.
Ciò che avviene all’interno del pd viene percepito come puro disfattismo e questo crea in noi profonda amarezza e rabbia. Rabbia perché non riusciamo a vedere uno spiraglio di uscita dalla crisi e di apertura a un futuro positivo per i nostri giovani, e amarezza per la delusione nelle persone su cui avevi riposto tutta la tua fiducia.
Si può ancora avere la  speranza di vedere coesione di intenti e co-collaborazione per un agire costruttivo o ciò rimarrà utopia? Liliana Casasola
 
Concordo pienamente con quanto scritto da Staino a Cuperlo. Provengo da una lunga militanza nella sinistra e nella CGIL (dalla FLM al comparto sanità attuale). Nella FGCI dal 1972, successivamente PCI, PDS, DS e infine PD. Sento tanta amarezza, sconforto e infine irritazione nel constatare che diversi compagni da me apprezzati e stimati (Bersani, Cuperlo, Speranza, D’Alema, Cofferati etc.) facciano prevalere logiche del “NO” a prescindere. Un riferimento anche a Camusso. Quanto lontani siamo dalla CGIL di Lama, di Trentin (non cito ovviamente DI Vittorio) ma anche dallo stesso Cofferati (che sembra aver perso la bussola) ed Epifani. Donato Cocuzzo
Caro Sergio,

prima di tutto voglio ringraziare te e l’Unità per la pubblicazione della lettera.

Finalmente parole e una posizione onesta e oserei dire soccorrevole per chi, come me, è culturalmente di sinistra ed elettore del PD . Per la prima volta nella mia lunga vita civile sono attraversata da una profonda delusione e disgusto per la vacuità di una classe dirigente erede senza merito di chi ha lavorato, sofferto e riflettuto per allargare e rendere solidi gli spazi di democrazia tanto faticosamente conquistati.
Al punto di sentire baluginare nell’inconscio il desiderio di non votare!
Questo hanno ottenuto i pavidi, pigri, presuntuosi e ignoranti cosiddetti dirigenti!
Io so che non rinuncerò mai a votare.
Ma loro devono capire che non si possono più permettere di galleggiare su un popolo fatto anche di gente umanamente aperta e fiduciosa, che vuole difendere ed estendere responsabilmente i diritti faticosamente conquistati e rendere così onore ai sacrifici e alle speranze di chi li ha preceduti.
Renzi ha sparigliato le carte, ha destabilizzati i giochi sicuri e perdenti.
Io essendo anagraficamente anziana come te,Sergio, non ho votato Renzi alle primarie, ma ho finalmente sentito che con lui è saltato un tappo soffocante e conformista. Ha liberato anche la mia testa da certi automatismi rituali di pensiero. E nessuno vede come Renzi ha contribuito con il suo atteggiamento leale ad arginare il flop che al PD procurava la sconsiderata campagna comunicativa di Bersani nel 2013?
La presenza nella maggioranza dell’NCD a chi la dobbiamo?
Non so se la tua lettera avrà l’effetto moltiplicatore che spero, ma credo che adesso dovremmo sentirci tutti noi in prima linea a difesa della sola reale democrazia che abbiamo. Ed è Renzi il nostro Presidente del Consiglio che la tiene in vita, come è indispensabile. Spero anche che sia abbastanza solido da non arrendersi ai continui colpi bassi che stizzosamente gli infliggono. Matelda Abate
La sinistra è già morta. E il responsabile è Renzi. Se il PD in un anno perde, nei sondaggi, il 10% dei voti che aveva preso alle Elezioni Europee una ragione ci sarà. Io non voto PD da quando Renzi è diventato Segretario Nazionale. Non ci voleva molto a capire quale fine avrebbe fatto fare al partito. Da vecchio repubblicano mazziniano speravo che la nascita del PD potesse rappresentare quel traguardo auspicato già molti anni prima, e forse anche preconizzato, da Ugo La Malfa, e cioè il concretizzarsi di una formazione politica moderna di ampia base popolare, ancorata comunque a certi valori etici inalienabili. Valori che Renzi disattende quasi quotidianamente. Ha ragione Cuperlo quando vede molta sintonia tra Renzi e Berlusconi. Probabilmente Berlusconi è stato un buon maestro per Renzi. Staino mette in guardia i detrattori di Renzi dal pericolo di affossare il PD e di ritrovarsi poi un Salvini al governo. Montanelli diceva che, a volte, bisogna tapparsi il naso e poi votare il meno peggio. Lui si riferiva alla DC. Io personalmente credo che tapparsi il naso e poi votare non sia politicamente corretto. Se per far cadere Renzi si dovranno affrontare dei rischi sarà bene affrontarli. D’altra parte difendere questo PD a guida renziana non significa difendere la sinistra. Significa anzi sottoscrivere la distruzione della sinistra. E allora “à la guerre come à la guerre”. Leonardo Tomassoni
 
Carissimo Sergio,
La mia “L’Unità”, che distribuivo ai crocicchi la domenica, la considero come quella che oggi leggo comodamente in panchina. Anche io come te vengo da lontano anche se i i riferimenti erano Secchia, Ingrao, poi Berlinguer, poi Napolitano, ecc. Anch’io condivido parola per parola la lettera accorata che hai spedito a Cuperlo. La tua è una difesa appassionata con cui difendi il tuo modo di essere di sinistra, di essere un compagno. I DEM boriosamente ci fanno pesare che noi non siamo più di sinistra, la vera sinistra sono loro (come sono costretto  a scrivere! Noi! Loro!)  siccome io appoggio questi giovani, non ho più il diritto di sentirmi compagno. Ho dedicato i miei anni più belli per dare contenuto a questo appellativo. Renzi l’ha sminuito questo significato? No! Ad esso ha dato contenuti concreti. Come è  possibile che noi  (almeno io) vecchi riusciamo a vedere il nuovo in  questi giovani  che legiferano e cercano di trasformare il Paese mentre per i  DEM è tutto sbagliato? Non rispoderanno ai dettami ortodossi del Marxismo-leninismo, ma che cosa c’è di errato nelle manovre che stanno facendo bene al paese? Non sono come noi le vorremmo? Non funzionano? Come si fa a dirlo senza una almeno pur breve verifica sul campo? Poi  se non  funzionassero? Si modificano! No, il livore è tale che i DEM non fanno più politica, fanno una battaglia che, come nostra usanza, porta il partito ad una grave crisi. Tutti siamo convinti che il fallimento del PD è il trionfo dei Salvini e dei Grillo (capo del partito di lusso). Io che vengo dal lontano (nel 1971  sono entrato nel partito) e che ho sempre operato per il bene delle classi più povere ora mi sento dire da questi DEM che sono un reazionario! Per capire e apprezzare Renzi sono passato attraverso una grave crisi d’identità (alle primarie votai Civati, mi pento amaramente), poi, l’analisi attenta e razionale mi ha portato prima all’acettazione di Renzi e poi alla condivisione della sua politica. I DEM rifiutano Renzi come un corpo estraneo, ma è stato votato dalla base PD. Perché non riflettono sul fatto che prima di lui il partito era in mano loro? Questi giovani si sono rimboccati le maniche, hanno portato le loro idee di “centro-sinistra,, hanno vinto e ora sono al governo facendosi carico di portare il paese fuori dalla “palude”. I DEM  non sono stati capaci di aggregare elettori se non i fedelissimi (come me). Il governo necessita di alleanze con chi ci sta, altrimenti resti eternamente all’opposizione.
Mi colpisce il pensiero di Bersani (ho sofferto per lui) quando informa sullo smarrimento del popolo emiliano-romagnolo: gli chiedo che cosa costruisce il suo atteggiamento sprezzante verso quella parte de PD che sta al  governo? Informa che questa strada ci porta fuori dalla palude o li aizza contro questo governo? Come fa un popolo a non sentirsi smarrito? Sul senato elettivo a suffragio universale ciò che mi colpisce è l’osservazione che gli esponenti regionali potrebbero  diventare senatori per coprire le loro malefatte  con l’immunità. Ma perché se eletti dai cittadini questo pericolo non esiste?  Considero questa impuntatura speciosa (ma è possibile che alle regioni ci sono solo delinquenti? (anche se non ne mancano, come pure non ne mancano tra gli eletti a suffragio universale). Ricominciare daccapo lo trovo non di sinistra, ma da sconsiderati. Poi se vogliamo parlare del pensiero marxiano, oggi, sono disponibile.  Questo PD mi dà fiducia e speranza. Lamberto
Hai ragione, compagno Staino. Ce l’hai quando affermi che Renzi è anche la risultante non complice di un vuoto lasciato dalla sinistra, capace di sedursi ma non di sedurre raccontando una storia troppe volte immaginaria ed ai
limiti di una comoda autoassoluzione. Anche se, personalmente, ritengo che Renzi sia anzitutto una risorsa per tutti ed un vero innovatore. Hai ragione, anche, quando chiedi un contributo fattivo a chi mostra solo il proprio lato più
distruttivo. Al cospetto di un paese dove il termine “sinistra” è ormai un vociare di pancia rispetto a quello che non va, simile ad un grillismo sempre meno sgradito e ad un leghismo tutto muscoli e niente cervello. Conseguenze normali, purtroppo, di un’inconcludenza compagna che è quasi proverbiale. Ora l’assunto più in voga è quello dell’unità, senza spiegare per fare cosa. Un’unità che rappresenta, soprattutto a valle, un modo per continuare a tessere e a spartire nel modo consueto, riesumando una classe dirigente sconfessata dai fatti prim’ancora che dai numeri. Un’unità che è solo un grande coperchio sotto cui nascondere vizi tradizionali e proteggere virtù solamente teoriche. Il redde rationem però è arrivato, nella sfida più importante che è quella del cambiamento. Un qualcosa che necessita davvero di un contributo multiforme, che arrivi da chi, adesso, ha legittimamente l’onere del governo nazionale e del PD, ma anche da chi, in una posizione minoritaria, ha l’obbligo di rispettare le scelte di una maggioranza (siamo in democrazia, se a qualcuno ancora sfugge) facendosene interprete critico ma leale e propositivo. E se anche la lealtà è “questione morale”, stride il comportamento di molti sedicenti compagni, pronti ad inveire senza vere controprove verso l’”affamatore” di turno. Chiamato a muoversi in un contesto che di certo non è lui ad aver creato, un po’ come a dire che la pratica è quella di affossare chi invece deve rimediare agli errori commessi da un vecchio ceppo minoritario reduce di sé stesso. Non è accettabile, però, che sia proprio un certo PD il principale nemico del PD e magari della nazione. Con l’ausilio di territori ancora irregimentati sulla linea di ispirazione piacentina, pronti ad ammantarsi di un nuovo ammuffito come molti dei suoi narratori periferici. Così come non è pensabile ridare fiato ad una truppa dirigente che ha fallito l’occasione del 2013, unica e a tratti irripetibile, ma sciupata da una mediocrità consociativa che alla fine ha prodotto un risultato equanime tra “tre facce” di una stessa medaglia. Quella a cui può contrapporsi la sola intraprendenza renziana con tutti i limiti che può avere, ma con il coraggio di smuovere ogni ossificazione e di decidere ma sul serio. E a me, francamente, non pare poco, aspettando di capire quanto reggerà Renzi e se dopo andremo veramente al voto. Il PdR è Mattarella, a cui un governo di scopo (contro riforma elettorale e costituzionale) potrebbe pure, ahinoi, non dispiacere. Chi lo sa. Emiliano Liberati
Cara Unità,

mi è piaciuta la lettera di Staino a Cuperlo e vi comunico che ricomincerò a seguirvi e acquistare il vostro quotidiano dopo tanti anni. Alle primarie sostenni Bersani quando si candidò alla leadership della coalizione di governo della sinistra, ma ora mi sembra che abbia rinunciato ad avere il benessere collettivo, lo sviluppo civile come obiettivo della sua azione politica. Non riesco a convincermi che la democrazia italiana sarebbe in pericolo a causa di una legge elettorale che non prevede le preferenze, oppure di un Senato formato dai rappresentanti delle assemblee regionali. Non riesco a farlo perché ricordo i tempi quando l’Unità la diffondevo e la leggevo e trovavo scritto che il sistema delle preferenze era alla base della degenerazione clientelare del sistema politico italiano. E il sistema elettorale del Mattarellum non era una competizione tra nominati dalle segreterie dei partiti, e in cui non esisteva alcuna forma di preferenza? Il Mattarellum ha ridotto la democrazia in Italia?
E, ancora, non riesco a capire la scelta di lanciare e sostenere la candidatura di De Bortoli alla Rai. Dopo una campagna elettorale fondata sull’urgenza di restituire alla politica la responsabilità delle scelte, che senso ha sostenere uno dei principali responsabili del gruppo di potere che ha indicato nella politica il principale responsabile di tutti i problemi italiani? Meglio Monti che Renzi?
Grazie, continuate il vostro lavoro. Vi sosterrò, è una promessa. Sergio
Quanta verità nelle amare parole di Staino. Però su una cosa non sono d’accordo con lui: Renzi non è “ il frutto amaro del nostro partito “. Renzi è uomo di sinistra e fa cose di sinistra. Avevo 18 anni, c’era Berlinguer, mi iscrissi al Pci e poi al Pds, ai Ds ed ora al Pd. Con grande tristezza assisto alla deriva populista e massimalista ( con aspetti reazionari ) di quello che fu la classe dirigente del più importante partito della sinistra italiana.
Cordiali saluti, Maurizio
 

Caro Staino. Con la tua lettera a Cuperlo mi hai anticipato: io la stavo inviando alla Pallastrini con cui ho condiviso battaglie e esperienze. Sono della generazione che si iscrisse e militò “quando c’era Berlinguer”, allora ci avevano insegnato che prima veniva il bene del Paese poi  il Partito. Ho vissuto le battaglie politiche all’interno del PCI milanese che sono state dure (e la compagna Pollastrini dovrebbe ricordarsele bene dato che ne è stata protagonista) mai si è arrivati ai livelli di oggi. Una parte dei dirigenti del Pd , che arrivano dal mio PCI e quelli più giovani che credono di avere le radici in quell’area, hanno fatto loro il linguaggio  di Berlusconi che è quello di demonizzare l’avversario di non averne rispetto di accusarlo di ogni nefandezza. Che ad usar questa strategia ci sia la Lega ,i 5 stelle e FI ma che così si esprimano dei dirigenti di un Partito che pensano di essere di Sinistra è incredibile e tragicamente non sene rendono conto! Sentire D’Attorre (nato 1973) affermare davanti alle telecamere che le proposte di riforma elettorale proposte dal governo del PD sono “un attacco alla Democrazia” è devastante: la lotta politica diventa delegittimazione del tuo partito! Tutti stanno usando un lessico che è “imposto” dai giornali e dalle TV: il PDR, il Vietnam, il napal …….. c’e da rimanere sconvolti: che cosa c’è di “sinistra” in tutto questo? Si vota contro a prescindere ma non si ricordano chi ha fatto i governi con Berlusconi (altro che il patto del Nazzareno!! Già allora era inquisito), che non  hanno votato contro le leggi Fornero, non  hanno votato contro al blocco dell’adeguamento delle pensioni sopra i €1.500,00, che non  hanno votato contro al blocco dei rinnovi contrattuali  nel  pubblico impiego e si potrebbe andare avanti…Scelsi  Bersani come segretario alle primarie anche se mi venne un  dubbio quando disse che la personalità più significativa per lui è Giovanni XXIII (mi aspettavo Berlinguer) e mi piacque invece la risposta “laica” di Renzi che è Mandela. Buon ministro ma pessimo segretario: tanti errori in campagna elettorale,  tanti errori nella gestione della “quasi vincita”(umiliante l’incontro con i 5 stelle), l’incapacità di gestire l’elezione del Presidente della Repubblica e  mai una analisi, mai una  autocritica ed ora una faziosa e incostruttiva opposizione a Renzi. E poi basta chiamare il Partito la “ditta” se questo è il suo concetto di partito dove è la sinistra? Ma non si rendono  che quello che sta disgustando una gran parte del “popolo della sinistra” è  quello che stanno facendo senza avere progetto una alternativa , con il solo fine di mettersi per traverso al Segretario e Capo del Governo che guarda caso è del PD ma  che a loro non piace.  A me pare che ci si dimentichi che i 20 anni di Berlusconi anno impoverito culturalmente il Paese, il valore del lavoro non c’è più, la fiducia nelle Istituzioni è al minimo e un Paese che non ha fiducia nelle proprie Istituzione è destinato al declino. E’ questo che sta avvenendo ed io credo che questo sia più grave della crisi economica: dalle crisi economiche si esce, la povertà culturale e la mancanza di identità fa morire un  paese. Se perdiamo questa occasione ci sono poche speranze perché l’alternativa è il populismo dei 5 stelle e della Lega. Non possiamo dimenticare che la “sinistra” non è e non sarà mai maggioranza ma  il PD è l’unico partito che può cambiare in positivo il paese tenendo conto che esistono anche gli altri che sono consci della necessità di una svolta  bisogna e guardano con fiducia al PD. Condivido con te che Renzi è quanto di più progressista si possa avere in questo momento storico e mi auguro che una seria riflessione si apra e non si arrivi alla alleanza con 5 stelle FI e Lega per fare cadere il Governo sulla Riforma del Senato. Io spero ancora nell’intelligenza. Maddalena

 

 

 

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