Lettera aperta di ricercatori Cnr a Renzi: Settore fondamentale, ecco cosa fare

Ricerca
Onde gravitazionali sì, onde gravitazionali no. Per mesi il mondo scientifico è stato in fibrillazione per quella che si profila come la soluzione di uno dei più longevi rebus della ricerca: la prova sperimentale diretta dell’esistenza delle onde gravitazionali, previste cent’anni fa da Albert Einstein nella sua teoria della relatività generale, ma della cui esistenza c’erano finora solo prove indirette. 
Il grande scienziato tedesco aveva predetto che corpi celesti accelerati in particolari condizioni avrebbero distorto la struttura dello spazio-tempo. Una sorta d’increspatura, le onde gravitazionali, che propagandosi avrebbero agito sulla materia incontrata nel tragitto, con forze piccolissime.
Ed è qui il fascino di una ricerca durata un secolo: la scommessa di riuscire a immaginare e poi costruire rivelatori in grado di rilevare quell’effetto così piccolo e perciò confondibile con falsi segnali, al limite dell’inafferrabilità per una delle previsioni chiave della relatività.
Ebbene la conferenza stampa congiunta, indetta oggi pomeriggio da due delle maggiori collaborazioni di ricerca sul tema, l’americana LIGO, e l’italo-francese Virgo, un migliaio di ricercatori in quattro continenti, ha messo fine ai rumors che da settembre davano per imminente l’annuncio della scoperta delle onde gravitazionali. Fulvio Ricci, che dirige la collaborazione Virgo, ha annunciato visibilmente commosso che “le onde gravitazionali sono state  rivelate in modo diretto per la prima volta”.
I due rivelatori di LIGO, uno in Louisiana e l’altro nello stato di Washington, hanno colto un segnale riconducibile alla generazione di onde gravitazionali in seguito a un evento cosmico catastrofico: l’urto di due buchi neri, rispettivamente grandi 36 e 29 masse solari.  L’osservazione, avvenuta il 14 settembre, ha richiesto mesi di cautela e di elaborazione dei dati a cui ha partecipato anche l’esperimento Virgo, gestito dall’Istituto nazionale di fisica nucleare e dal Centre nationale de la recherche scientifique. Cautela poiché LIGO era appena rientrato in funzione dopo un periodo di stop per potenziare la sua sensibilità e non era ancora nella fase di raccolta dati ma solo in quella dei test preliminari, mentre Virgo era spento anch’esso per potenziamento. Sono state escluse –ha ricordato Ricci- tutte le possibilità che il segnale visto fosse dovuto a malfunzionamenti o disturbi esterni. Ricordiamo solo che la significatività statistica del risultato, pari nel gergo scientifico a 5,1 sigma, è molto simile al valore che accompagnò l’annuncio della scoperta del bosone di Higgs. L’articolo scientifico con l’analisi dei risultati principali esce oggi sulla prestigiosa Physical Review Letters, ma altri sette lavori sono in rapida preparazione, ha assicurato Ricci.
LIGO ha colto il passaggio di un’onda gravitazionale attraverso l’oscillazione di certi specchi sospesi come pendoli nel vuoto, un effetto piccolo come un miliardesimo del diametro di un atomo, non più riconducibile alle vibrazioni delle motoseghe in azione nella foresta della Louisiana, che avevano accecato LIGO circa dieci anni fa, all’inizio della sua avventura.
Si apre ora una nuova fase per lo studio del cosmo; finora siamo stati guidati dai segnali delle onde elettromagnetiche: luce visibile, onde radio, X e così via. Da adesso si potrà contare anche sulle onde gravitazionali. ”Finora è come se avessimo guardato l’universo attraverso delle radiografie –ha dichiarato Ricci- mentra adesso siamo in grado di farne l’ecografia”

Oltre 2000 firme per il rilancio della ricerca in Italia

Al Presidente del Consiglio dei Ministri, On. Matteo Renzi

Al Ministro dell’Istruzione dell’Università e della Ricerca, On. Stefania Giannini

Al Ministro per la Semplificazione e la Pubblica Amministrazione, On. Marianna Madia

Ai Membri della 7a Commissione del Senato (Istruzione pubblica, beni culturali)

Ai Membri della Commissione VII della Camera (Cultura, scienza e istruzione)

 

La Ricerca Pubblica è uno strumento fondamentale per lo sviluppo economico e culturale del nostro paese. Essa, infatti, rappresenta l’unica vera possibilità per rilanciare le attività di innovazione e trasferimento tecnologico, a loro volta necessarie per la ripresa dell’economia italiana e per la creazione di nuovi posti di lavoro.

Il finanziamento pubblico della ricerca non può quindi essere considerato alla stregua di una spesa, ma va invece visto come un investimento, una scelta strategica.

La Ricerca Pubblica andrebbe finanziata adeguatamente, per portarla ai livelli delle nazioni con le quali l’Italia si trova a competere, allineandosi così agli obiettivi strategici dell’Unione Europea, che raccomandano un incremento degli investimenti in sviluppo e ricerca fino al 3% del PIL entro il 2020.

Un adeguato investimento permetterebbe inoltre ai ricercatori italiani di incrementare la loro partecipazione ai programmi Europei. La forte competizione per l’accesso a queste risorse richiede infatti il rafforzamento dei singoli ricercatori e dei gruppi di ricerca anche attraverso la realizzazione di attività preliminari e progetti nazionali.

Al Governo e al Parlamento Italiano chiediamo dunque di:

1) adottare ogni misura necessaria per favorire il reclutamento dei giovani ricercatori attraverso procedure rigorose e trasparenti, arginando la “fuga dei cervelli e delle idee”, predisponendo un piano straordinario di assunzioni e avviando finalmente una programmazione regolare delle assunzioni negli Enti Pubblici di Ricerca (EPR) con criteri prefissati e stabili;

2) aumentare il finanziamento ordinario degli EPR, non solo per garantirne il funzionamento basilare, ma anche per supportare i ricercatori nello sviluppo di idee nuove, nello svolgimento di attività preliminari e nella dimostrazione di fattibilità indispensabili per ottenere finanziamenti attraverso la partecipazione a bandi competitivi italiani ed europei. Lo sviluppo di queste condizioni potrà inoltre migliorare l’indice di attrattività dell’Italia per i ricercatori stranieri e gli scambi internazionali;

 

3) riformare la logica dei progetti premiali e di ogni altro schema di finanziamento assegnato con meccanismo di tipo “top-down”, in contrasto con quanto riportato nella Carta Europea dei Ricercatori, sostituendoli con finanziamenti assegnati attraverso bandi competitivi aperti a proposte progettuali da valutare attraverso procedure trasparenti ex ante ed ex post.

Il decreto legislativo recante le norme di semplificazione delle attività degli enti pubblici di ricerca ai sensi dell’articolo 13 della legge 7 agosto 2015, n. 124, meglio noto come “Decreto Madia”, indiscussione da pochi giorni alle Camere, coglie l’importanza di ridurre la burocrazia e semplificare le procedure amministrative nell’attività di ricerca, in questo andando incontro alle esigenze di flessibilità e responsabilità del ricercatore, e contribuendo quindi a migliorare le condizioni per lo svolgimento delle attività ed anche di attrattività degli Enti.

Alcuni articoli del Decreto, tuttavia, sono in palese contrasto con il raggiungimento dei tre obiettivi ritenuti indispensabili dalla comunità scientifica, e segnatamente con l’obiettivo ultimo del Decreto stesso.

Di tali articoli richiediamo dunque una profonda revisione, in particolare:

– L’ art.5 comma 3, che istituisce un “[..]fondo destinato al finanziamento premiale dei Piani di attività o di specifici programmi e progetti, anche congiunti, proposti dagli Enti vigilati dal Ministero dell’istruzione dell’università e della ricerca, ripartito con decreto del Ministro che ne fissa altresì i criteri, modalità e termini per l’assegnazione”, andrebbe modificato in coerenza con l’art. 2 comma 1, che richiama al ruolo centrale dei ricercatori nelle fasi decisionali e di programmazione della ricerca, come stabilito nella Carta Europea dei ricercatori:

“[…]fondo destinato al finanziamento di programmi e progetti proposti dai ricercatori degli Enti vigilati dal Ministero dell’Istruzione dell’Università e della Ricerca in risposta a specifici bandi per il rafforzamento delle attività di ricerca, ripartito con decreto del Ministro che ne fissa altresì i criteri, modalità e termini per l’assegnazione in coerenza con quanto riportato all’art.2 comma 1 e sempre previa valutazione comparativa.”

L’entità del fondo andrebbe indicata coerentemente con le modifiche proposte al comma successivo.

-L’ art.5 comma 4, che trasferisce una quota fissa del Fondo Ordinario degli Enti per coprire gli oneri derivanti dal comma 3, va modificato eliminando tale trasferimento e individuando il capitolo più appropriato del bilancio dello Stato da cui attingere per la creazione del fondo di cui al comma 3.

– L’ art. 8 comma 6 prevede un vincolo per le spese del personale fissato all’80% del contributo per il funzionamento assegnato dallo Stato (FOE), vincolo di per sé ragionevole ma da applicarsi esclusivamente previo l’aumento del FOE stesso, e con criteri di gradualità, tenendo ben presente che in alcuni EPR, come il Consiglio Nazionale delle Ricerche, i tagli pregressi al FOE non consentirebbero ad oggi alcun tipo di reclutamento e rinnovamento dei ricercatori.

 

Primi firmatari:

Vito Mocella, Ricercatore CNR, Consigliere di Amministrazione CNR

Patrizia Lavia, Dirigente di Ricerca CNR

Bruno Buongiorno Nardelli, Ricercatore CNR

Fabrizio Ricci, Ricercatore associato CNR

Lorenzo Crocco, Primo Ricercatore CNR

Umberto Amato, Dirigente di ricerca, CNR

Alessio De Francesco, Ricercatore CNR

Mario Guarracino, Ricercatore CNR

Alessandra Conversi, Primo Ricercatore, CNR

Valentina Presutti, Ricercatrice, CNR

Maurizio Polemio, Ricercatore CNR

Paola Di Leo, Ricercatore CNR

Ferdinando Formisano, Ricercatore CNR

Luca De Stefano, Primo Ricercatore CNR

Sabino Maggi, Primo Ricercatore CNR

Seguono più di 2000 firme raccolte attraverso la rete scientifica degli EPR, consultabili sul sito:

https://www.change.org/p/per-il-rilancio-della-ricerca-pubblica

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