L’estremista coerente

Cultura
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Dall’antiautoritarismo degli anni Settanta fino all’incontro con Grillo

L’estremismo politico di Dario Fo, che non confligge certo con il suo “estremismo” teatrale, lo hanno conosciuto generazioni di giovani, e di operai, e carcerati, e studenti. Difficile identificare una e una sola matrice teorica di questo suo estremismo: ma in poche parole diremmo, molto all’ingrosso, che nella ideologia di Fo si rintracciano operaismo, antiautoritarismo, anarchismo, mito della democrazia diretta, con una punta di un certa lettura del maoismo: tutto un filone multiforme e complesso della storia ideologica della sinistra, nella sua parte, appunto, più “estrema” e più “anti-istituzionale”.

Dario Fo è stato molto coerente nel suo lungo viaggio attraverso quella sinistra.

Portò i suoi lavori nelle carceri, nelle fabbriche in sciopero, nelle scuole autogestite, nelle università occupate, nella Case del popolo. Fece “Soccorso rosso” per garantire la difesa ad imputati “politici” che però spesso erano dei violenti, se non peggio. Raccolse soldi per organizzazioni varie, culturali, di giovani disoccupati. Insomma, fu un attivista, non un parolaio. Un militante, certo atipico, della galassia extraparlamentare degli anni Settanta (sostenne anche Democrazia proletaria).

Errori, certo, tanti. Furono gli errori (con strascico di orrori) di tutta la vicenda della sinistra extraparlamentare, sulla politica interna come nella visione internazionale. Li commise, però, sempre a testa alta.

Con il Pci ebbe un rapporto abbastanza rarefatto. Forse al fondo c’era un grumo di amore – lo stesso, ma che non era grumo ma montagna, che aveva Pasolini – però sovrastato dal dissenso verso quello che considerava l’imborghesimento dei comunisti. Strade che si erano divaricate e che non si ritrovarono più.

Anche perché con gli anni Fo accentuò al massimo la sua ostilità verso i partiti, la sua estraneità alle forme tradizionali della politica italiana. S’incontrò dunque naturaliter con il Movimento Cinque Stelle, espressione di una radicale critica al sistema politico italiano, ritenendo che in qualche modo Beppe Grillo fosse la continuazione della alternatività della “sua” sinistra estrema con altri mezzi: e su quanto questa sua idea sia stata giusta si hanno naturalmente pareri diversi, tanto poi l’ultima parola la darà la Storia.

La cosa che oggi si può auspicare è che nessuno, nemmeno il M5S, ne faccia il proprio eroe, il proprio nume ideologico: perché uno come Dario Fo proprio non appartiene a nessuno, appartiene a tutti.

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