Il miglior antidoto all’antipolitica

Community
I visitatori arrivano alla Leopolda per prendere posto ai tavoli di lavoro, tra cui quello del ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan, del ministro degli Esteri Paolo Gentiloni e del Lavoro Giuliano Poletti a Firenze, 5 novembre 2016. ANSA/Maurizio Degl' Innocenti

La Leopolda, con tutti i limiti e tutti i difetti, è un’avventura collettiva fatta di passione e di voglia e necessità di confronto

Esistono due Leopolde: c’è quella che viene raccontata nelle cronache politiche di giornali e televisioni, e di cui ama parlare molto chi non ci è mai stato, tutta ricurva sulla polemica spiccia e di giornata e sul sondaggio, spesso superficiale, dello stato di salute di quella che, agli occhi dei meno attenti, appare come una riunione chiusa di fedelissimi di Matteo Renzi o poco più. E poi c’è quella che prende vita per davvero a Firenze, nell’ex stazione ferroviaria, aperta a tutti e frequentata dal 2010 da una o più comunità di persone con provenienze diverse ma con passioni assimilabili, che si ritrovano per confrontarsi sui temi che riguardano la politica e il futuro dell’Italia, dell’Europa, del mondo.

Intendiamoci, la seconda, quella che succede veramente, non esclude affatto elementi del racconto mediatico che ne viene fatto, contestazioni incluse, ma risulta oggettivamente limitante liquidare la Leopolda come una riunione di corrente, soffermandosi più sul contenitore che sui contenuti, più sul casting delle facce che sul senso delle voci, più su quello che poteva essere che su quello che effettivamente produce in termini di spunti, di proposte, di soluzioni.

L’ha ribadito ieri dal palco fiorentino lo stesso Presidente del Consiglio, sfidando i presenti e gli assenti a trovare un altro consesso pubblico dove capita che ministri, parlamentari, esperti, militanti, semplici cittadini si ritrovino per qualche ora attorno a una serie di tavoli tematici per discutere in maniera orizzontale di ciò che ci accade attorno, dei provvedimenti del governo e di come incidono sul quotidiano di tutti noi, di cosa si è fatto e di cosa ancora c’è da fare, del resto del mondo, di inclusione e di opportunità, di presente e, soprattutto, di futuro.

Risulta ancora più limitante, questo appiattimento bidimensionale della kermesse fiorentina, soprattutto se fatto oggi, in un momento storico in cui tutto viene rimesso in discussione da cambiamenti epocali che sono sotto gli occhi di tutti, e che i peggiori fra i populismi di sempre cavalcano a livello globale, convogliando la paura e le difficoltà di molti di noi verso un sentimento di rabbia e un rifiuto a priori dei processi democratici e dell’efficacia della politica.

La Leopolda, che chiude oggi, non solo è un luogo dove ci si interroga su tutto ciò; la Leopolda, se la guardiamo con un po’ più di attenzione e profondità, è parte stessa della risposta: perché in fondo il migliore antidoto all’antipolitica è la buona politica, perché il contrario della chiusura che molti movimenti populisti auspicano resta proprio il confronto, perché lo spirito giusto con cui affrontare il futuro, che tanto spaventa chi lavora politicamente per tornare a inquietanti scenari del passato, è proprio immaginare di esserne protagonisti, di esserci, ognuno col proprio talento, con i proprio sogni, con i propri diritti e con i propri doveri.

La buona politica, il confronto, la partecipazione: sono tutti elementi fondanti della Leopolda che, anno dopo anno, stratificandosi, hanno finito per contribuire a dare profondità, spessore e prospettiva a quel capitale politico che in questo momento si esprime attraverso l’azione riformista del governo Renzi e del Partito Democratico. La Leopolda, con tutti i limiti e tutti i difetti, è un’avventura collettiva fatta di passione e di voglia e necessità di confronto. Tutti elementi di cui coloro che hanno a cuore il futuro del nostro paese, ognuno con le proprie idee e i propri convincimenti, sanno molto bene quanto ci sia bisogno.

Vedi anche

Altri articoli