Marciare uniti per affrontare l’emergenza

Dal giornale
E' approdato nel porto di Palermo il pattugliatore della marina svedese Poseidon, impegnato nell' operazione Triton, con 571 migranti e 52 salme a bordo, 27 agosto 2015. Si tratta delle vittime dell'ultima tragedia avvenuta nel Canale di Sicilia che erano nella stiva di un barcone soccorso ieri dall' unità militare, morte soffocate dai gas di scarico dei motori dell'imbarcazione.
ANSA/CHIARA GIARRUSSO

Il sindaco di Palermo: “occorre che ognuno di noi abbia la forza e il coraggio di fare un primo passo”

Due anni fa dicevamo «Non è una questione che riguarda soltanto la Sicilia». All’inizio di questa estate abbiamo sentito ripetere «Non è una questione che riguarda soltanto l’Italia» o «soltanto la Grecia».Qualche settimana fa, con l’assalto ai tir e ai treni diretti a Calais, abbiamo sentito dire «Non è una questione che riguarda soltanto la Francia e la Gran Bretagna». Da oggi, con quel che è successo anche a Gevegeljia sentiremo certamente ripetere «non una questione che riguarda soltanto la Macedonia». Fra poco sentiremo dire «non è una questione soltanto dell’Austria o dell’Ungheria».Ieri a Palermo abbiamo accolto oltre 500 migranti, dando degna e dignitosa accoglienza anche a 52 cadaveri di uomini e donne che sono morti tentando la traversata del Mediterraneo.

Ieri l’Europa intera si è detta sconvolta per il ritrovamento di un TIR abbandonato in Austria con oltre 50 migranti lasciati morire al suo interno.Quanti altri morti, quante altre tragedie, quanti altri milioni dieuro spesi per prevedibili emergenze? Quanto ancora dovremo aspettareperché finalmente e davvero si cominci a parlare e ad agireconsiderando il tema delle migrazioni come una questione politica europea e globale?Non importa quale opinione ognuno di noi abbia sulla struttura, gli obiettivi e le politiche attuali dell’Unione Europea. Non importa l’idea che ciascuno di noi ha del futuro dell’Unione Europea. Oggi è in gioco molto di più che non l’Unione Europea. Di fronte ai fenomeni migratori che assumono proporzioni sempre più grandi, con decine e centinaia di persone, di uomini, donne, bambini, ragazzi ed anziani pronti a tutto pur di tentare l’ingresso in Europa è ovvio che qualsiasi politica di chiusura, di muri e barriere, di filo spinato o campi minati, è una politica perdente, perché destinata soltanto a spostare il problema di qualche chilometro, allontanare l’emergenza di qualche giorno, alimentare soltanto il traffico e i trafficanti di essere umani.A 70 anni dalla fine della barbarie nazifascista e a 25 anni dalla fine della cortina di ferro, l’Europa deve saper trarre profitto dalla sua storia, deve saper apprendere dai propri errori. Alimentare odio, xenofobia e chiusure alimenta solo la violenza; alla lunga porta solo distruzione e morte, materiale e culturale.

Allora occorre che ognuno di noi abbia la forza e il coraggio di fare un primo passo. I lutti, le quotidiane tragedie, le immagini di poliziotti della “civile” Europa che sparano lacrimogeni e bombe stordenti su uomini, donne e bambini indifesi per allontanarli dai nostri confini sono il segnale che altre politiche e altre soluzioni sono necessarie, sono indispensabili e sono urgenti, se non vogliamo tutti insieme essere attori e complici di un genocidio. Qualche settimana fa, durante il convegno internazionale “Io sonopersona” a Palermo, è stato approvato un documento che propone l’abolizione del permesso di soggiorno e la revisione integrale dellepolitiche europee in materia di migrazioni e cittadinanza. Sono proposte forti e forse non condivise da molti; ma sono il segnale che altre strade sono possibili e che tutti abbiamo il dovere e la possibilità di ragionare insieme, ma in fretta, su queste altre politiche e soluzioni. La mancata o ritardata risposta ai diritti umani (“Io sono persona”, appunto) di coloro che, con espressione che ormai evoca alterità ed emarginazione, chiamiamo migranti, lascerà certamente grumi di incomprensioni, sensibilità ferite, anche di voglia di rivalsa ovendetta che peseranno in futuro, con caratteristiche imprevedibili ma certamente drammatiche sulla qualità della vita e la stessa convivenzatanto dentro quanto fuori i nostri singoli paesi e l’Unione Europea.Signori Presidenti degli Stati europei oggi mi rivolgo a Voi, proprio perché Voi, i vostri Governi e i vostri concittadini avete e hanno chiaro che “non èuna questione solo italiana, solo greca, solo britannica, solofrancese o solo macedone”, nella speranza che si possa registrare una svolta che vada oltre la migrazione come sofferenza/emergenza erispetti la mobilità internazionale come diritto umano inviolabile;una svolta che impedisca il perpetuarsi di un vero e proprio genocidio e il considerare tutti e ciascuno dei Popoli e degli Stati dentro e fuori l’Unione Europea complici, se non responsabili di quel genocidio.

 

Vedi anche

Altri articoli