L’emerito Zagrebelsky vorrebbe un Mattarella anti-referendum

Il Fattone
Gustavo Zagrebelsky, direttore di Biennale Democrazia, interviene alla lezione ìnaugurale di Biennale Democrazia presso il Teatro Regio, Torino, 10 aprile 2013. ANSA/ ANTONINO DI MARCO

Mattarella dovrebbe “fermare” Renzi? Il Fatto rilancia frasi davvero impossibili da commentare

“Mattarella ora fermi Renzi” è il titolo di apertura del Fatto di oggi. Perché dovrebbe farlo? Perché, leggiamo nel sommario, “il referendum di ottobre non si svolgerà democraticamente se verrà fatta circolare l’idea che è l’ultima spiaggia”.

Chi l’ha detto? Il presidente emerito della Corte Costituzionale Gustavo Zagrebelsky al Salone del Libro di Torino.

Il Fattone non sa come prendere queste affermazioni. Qui di solito si scherza, si gioca, ci si prende in giro, qualche volta ci si arrabbia. Ma oggi proprio non sappiamo che dire.

E dunque continuiamo a leggere le dichiarazioni attribuite a Zagrebelsky, in attesa che ci venga un’idea.

L’Emerito attribuisce al premier una “forma di pressione, per non dire ricatto”. E si rivolge preoccupato al Capo dello Stato “affinché dica al presidente del Consiglio che chi governa non può legare la sua sorte all’esito del referendum costituzionale” perché “ci va di mezzo la democrazia”.

Il Fattone continua a non trovare parole. Pensavamo che il referendum, previsto dall’art. 138 di quella Costituzione che l’Emerito sostiene di conoscere, fosse una scelta altamente democratica, forse la più democratica di tutte perché coinvolge direttamente i cittadini italiani.

Pensavamo che un leader politico che subordina la propria permanenza al governo ad un voto popolare su un punto cruciale del proprio programma fosse un esempio da additare. Pensavamo che il Presidente della Repubblica dovesse vigilare sulle violazioni della democrazia, non sul suo inveramento. E pensavamo anche che un presidente emerito della Corte Costituzionale misurasse le parole, ne conoscesse il significato, sapesse insomma di che sta parlando.

E invece l’Emerito ha rovesciato il mondo come un calzino e dal suo mondo alla rovescia ha dettato la nuova Carta: votare è plebiscitario, fare campagna per il Sì è un ricatto, trarre dal voto le conseguenze politiche che quel voto implica è una truffa, dimettersi in caso di sconfitta è un colpo di Stato.

Mattarella dovrebbe impedire il referendum, se non ci riesce dovrebbe comunque impedire al premier di difendere le ragioni della sua riforma, e se a ottobre vincesse il No dovrebbe mandare i corazzieri a Palazzo Chigi per impedire a Renzi di dimettersi.

E niente, oggi è andata così: lo spazio è finito e il Fattone è tuttora senza parole.

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