Legge di stabilità, restare sulla strada giusta

Economia
Il ministrro dell'Economia, Pier Carlo Padoan, durante il convegno "Meno tasse, meno spesa. Binomio della ripresa" presso la sede di Confcommercio a Roma, 22 luglio 2015. ANSA/CLAUDIO PERI

È in atto una chiara inversione di tendenza, sostenuta dalla ripresa dell’occupazione. Il governo ora dovrà fornire segnali di continuità con le scelte fatte finora

Il 19 settembre, l’Economist pubblicava una tabella sulla variazione percentuale del Pil e del reddito disponibile pro capite delle famiglie nei paesi avanzati dal 2007 al 2015. La conclusione era impietosa: L’Italia, la Grecia e il Portogallo non sono solo i paesi che hanno perso di più in termini di reddito complessivo, ma sono anche gli unici paesi in cui il reddito disponibile è diminuito più del prodotto interno lordo.

In generale, le politiche pubbliche e gli stabilizzatori automatici consentono di ridurre l’impatto delle recessioni sui redditi netti delle famiglie. È ciò che è successo in USA, in Francia e nella media dei paesi OCSE. Ma in Italia ciò non è avvenuto, e le nostre famiglie hanno perso oltre il 10% delle entrate nette correnti. Le cause sono dovute alla necessità di contenere i disavanzi fiscali anche in tempi difficili e al forte aumento della disoccupazione. Oggi l’ISTAT certifica che il reddito disponibile delle famiglie italiane è aumentato dell’1,1% su base annua. Ciò si riflette sulla dinamica dei consumi, in crescita dello 0,8%. Ci vorrà tempo per recuperare il terreno perduto, ma è in atto una chiara inversione di tendenza. La ripresa dell’attività economica, l’aumento dell’occupazione, alcuni provvedimenti fiscali del governo, insieme alla dinamica molto contenuta dei prezzi, hanno contribuito ad aumentare il potenziale di spesa dei consumatori.

Questa inversione di tendenza è principalmente sostenuta dai dati che provengono dal mercato del lavoro. Capita raramente che l’uscita dalla recessione si accompagni a un rapido aumento dell’occupazione e a una diminuzione apprezzabile della disoccupazione. Di solito le imprese preferiscono attendere che la ripresa economica si consolidi prima di fare nuove assunzioni. Stando ai dati ISTAT, invece, la dinamica dell’occupazione è migliore di quella relativa alla crescita del PIL. In particolare, l’occupazione cresce dell’1,5% e il tasso di disoccupazione diminuisce del 5% su base annua. Questi dati non consentono certamente di esultare o di trascurare i molti rischi che sono ancora dietro l’angolo. L’economia italiana mostra ancora segnali non uniformi, il credito ristagna e gli investimenti non sono ancora ripartiti. Nel disegnare la legge di stabilità, il governo dovrà quindi fare attenzione a fornire segnali di continuità con le misure che sono state varate nel 2014 e che hanno consentito di cogliere alcuni frutti importanti. Non ultimi gli incentivi alle imprese basati sulla decontribuzione per i nuovi assunti e il bonus fiscale per i lavoratori a basso reddito.

 

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