Legge di stabilità, finalmente lo Stato cambia verso sui comuni

Community
Una delle slide con le quali il presidente del Consiglio Matteo Renzi ha presentato la legge di stabilita' in una conferenza stampa a Palazzo Chigi. Roma, 15 ottobre 2015. ANSA/ US PALAZZO CHIGI +++ NO SALES - EDITORIAL USE ONLY +++

Ora non ci sono più alibi per noi amministratori: spetterà solo a noi rispondere degli investimenti che saremo o non saremo in grado di realizzare

Nella legge di stabilità recentemente presentata dal governo Renzi sono molte le novità che andranno a cambiare in meglio la vita dei cittadini italiani. La manovra è ambiziosa e rappresenta un’importante svolta rispetto agli ultimi anni. Ma ciò che risulta essere la vera novità è il cambio di approccio dal punto di vista politico-culturale: la riduzione della pressione fiscale e i forti investimenti sul sociale, in una fase di transizione che vede finalmente gli indicatori ritornare in positivo, sono due tra gli elementi che forse caratterizzano di più quella che una volta veniva chiamata legge finanziaria.

Vi è tuttavia una misura importante, di cui si sono accorti sopratutto gli addetti ai lavori, che invece interessa tutti per le sue potenzialità di incidere in maniera forte e positiva sulla vita di ciascuno: la rottamazione del patto di stabilità per i comuni.

Si tratta di una svolta storica per gli enti locali: dopo anni di regole soffocanti l’autorità centrale ridà dignità e ruolo economico e politico ai comuni che sono sicuramente le istituzioni che più hanno pagato questa crisi in termini di capacità di offrire servizi e risposte ai cittadini. Con questa misura, le amministrazioni comunali tornano a essere protagoniste e, riacquistando
importanti margini di manovra, avranno la responsabilità di tornare a dare slancio all’economia sopratutto attraverso investimenti pubblici. Insomma, con la legge di stabilità 2016 i comuni diventano veri e propri ricostruttori del tessuto nazionale, acquisendo quindi quelle capacità effettive di investimento che finora erano state negate loro.

Quello che politicamente è bene notare è il cambio radicale d’impostazione che nel corso di poco più di un anno ha interessato le politiche governative nei confronti dei comuni: lo Stato centrale ha finalmente compreso che è anche da un proprio rapporto virtuoso con le amministrazioni locali che passa la crescita del sistema Paese. Con il forte impegno per il superamento dei criteri di spesa storica e per l’applicazione dei fabbisogni standard, il governo volta pagina rispetto agli anni in cui sui comuni venivano riversate le pavidità degli esecutivi nazionali: nessun taglio, dunque, ma un progressivo aumento della quota del Fondo di solidarietà comunale da distribuire seguendo un criterio di capacità fiscali e fabbisogni.

Adesso che è stata ristabilita una partnership forte tra comuni e Stato per la ricostruzione del tessuto del Paese, non ci sono più alibi per noi amministratori: con regole nuove di ragionevolezza e semplicità orientate alla crescita siamo messi finalmente nelle condizioni di fare e fare bene, e spetterà solo a noi rispondere degli investimenti che saremo o non saremo in grado di mettere in campo.

Non ci addentriamo nel dibattito “destra-sinistra” che si autoalimenta nei salotti televisivi, però sappiamo che queste misure sono ossigeno per il Paese, per i suoi amministratori locali e per i tanti, troppi cittadini che aspettano infrastrutture, spazi pubblici adeguati, riqualificazioni urbane.

E scusate se è poco.

Vedi anche

Altri articoli