Legge di bilancio: i giovani al centro

Legge di Bilancio
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Lo stanziamento per le misure che riguardano i giovani è “pesante”, lo dicono i numeri

Ma i giovani sono stati davvero dimenticati in questa legge di stabilità? Si sa, la politica è fatta di messaggi prima ancora che di numeri e indubbiamente il messaggio di questi mesi è che il governo e sindacato si sono riavvicinati e hanno prodotto un “patto” sulle pensioni che è finito dritto dritto in legge di bilancio con uno stanziamento di circa 6 miliardi in 3 anni e di 1.7 miliardi per il 2017. Da qui l’accusa di aver privilegiato gli anziani e dimenticato i giovani (paradossalmente anche da chi ha predicato per mesi la necessità agire sulle pensioni).

Ma dopo i messaggi veniamo ai numeri. Per l’anticipo pensionistico (APE), per l’operazione sul cumulo gratuito (da domani chi ha i requisiti potrà cumulare pensioni da gestioni diverse senza dover ricorrere alle ricongiunzioni onerose), per le 14esime e per i lavoratori precoci, lo stanziamento complessivo per il 2017 è di circa 1.7 miliardi. Lo stanziamento per le misure che riguardano i giovani è altrettanto “pesante”; i giovani scontano solo il fatto che per loro il messaggio non sia stato altrettanto chiaro. Per i giovani sono rilevanti almeno tre poste della legge di bilancio, più una posta che è scritta nei patti con i sindacati e costituisce una promessa vincolante.

Cioè la promessa di costruire un sistema pensionistico più equo di quello attuale che garantisca una pensione adeguata anche con un taglio di pochi punti di contributi. Nella legge di Bilancio c’è un intervento molto sostanzioso sull’università che elimina del tutto le tasse universitarie sotto una certa soglia di reddito e le riduce per una ampia fascia di famiglie appartenenti al ceto medio. A questo si accompagna una norma che prevede la distribuzione di 3000 euro a tutti i ricercatori meritevoli e una misura per premiare i dipartimenti migliori e migliorare la qualità della ricerca e della didattica in università. Tutto questo costa circa 400 milioni di euro.

Per i giovani che già lavorano o che cercano lavoro le novità sono ancora più importanti: la riduzione dell’aliquota contributiva delle partite Iva esclusive al 25% (insieme al regime dei minimi dell’anno scorso) riduce il carico fiscale dei giovani lavoratori autonomi al 30% del fatturato. Costo per il bilancio statale: 200 milioni di euro. Ma il pezzo forte per i giovani sono gli incentivi all’assunzione a tempo indeterminato o apprendistato: il combinato disposto degli incentivi ai datori di lavoro che trasformano gli stage in contratti e gli incentivi per i giovani disoccupati valgono ben 800 milioni di euro nel 2017. Molti di questi stanziamenti sono finanziati su fondi europei e per ragioni contabili sono fuori dalla legge di bilancio ma sono assolutamente dentro la strategia del governo tanto è vero che sono gestiti dal ministero del lavoro e Anpal (l’Agenzia per le politiche attive). Infine per i giovanissimi c’è la card dei diciottenni (300 milioni).

La somma di tutto ciò dà esattamente 1,7 miliardi di euro. Il messaggio ai giovani finora non è arrivato chiaro ma da oggi in poi sapranno che gli incentivi all’assunzione, che l’anno scorso erano per tutti gli assunti a tempo indeterminato, dal 2017 sono soltanto per loro. Il cambiamento sul mercato del lavoro parte dai giovani: a fronte del “prepensionamento” di circa 60mila persone all’anno per via dell’anticipo pensionistico, bisogna incentivare l’assunzione di giovani. La sostituzione degli anziani con i giovani non è affatto automatica, va incentivata e sostenuta premiando i comportamenti virtuosi delle imprese che assumono gli studenti dopo lo stage in azienda.

Un ragazzo di 18 anni oggi entra in società con una carta che gli permette da subito di accedere alla cultura degli adulti; può andare all’università gratuitamente se la sua famiglia non può permettersi la spesa; alla fine dell’università si deve cercare uno stage in un’azienda che gli piace e l’entrata nel mondo del lavoro è incentivata per tre anni. Se decide di fare il lavoratore autonomo ha una tassazione di assoluto favore per 5 anni al 5%. Se sciaguratamente rimane disoccupato ha comunque diritto ad un assegno di inserimento che può valere fino a 8000 euro. Tutto questo perché la crescita della produttività, con la diffusione delle nuove tecnologie 4.0, sono collegate alla sostituzione dei lavoratori anziani con i lavoratori giovani. In fin dei conti l’Italia, nonostante l’andamento demografico, non è un Paese (solo) per vecchi.

 

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