Legge contro il negazionismo, perché l’odio non possa vincere

Parlamento
epa05264391 The gate reads 'Arbeit macht frei' (lit. work sets you free) at the former Sachsenhausen concentration camp in Oranienburg, Germany, 17 April 2016. People gathered at the memorial to commemorate the 71th anniversary of the liberation of the concentration camp during WWII.  EPA/PAUL ZINKEN

Nel caso del discorso negazionista non può essere invocata la libertà di espressione

Con l’approvazione definitiva del Ddl sul negazionismo, di cui sono prima firmataria, il Parlamento ha finalmente introdotto sanzioni verso chi nega o minimizza accertati crimini di genocidio. Un atto fondamentale per contrastare concretamente atti che continuano a ispirate, o persino a sollecitare e incoraggiare, le azioni di gruppi razzisti, xenofobi e antisemiti.

E’ quindi una grande soddisfazione aver ottenuto questo risultato, frutto di un lavoro lungo e complesso, iniziato già nel corso della precedente legislatura. Nella nostra società, purtroppo, non sono venute meno le condizioni di allarme sociale che in passato hanno generato orrori.

Il negazionismo è un abuso di diritto, vietato dall’articolo 17 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo (CEDU), secondo il quale nessuno può avvalersi delle disposizioni della Convenzione per porre in essere atti tendenti a distruggere altri fondamentali diritti e libertà. Come ha chiarito più volte la Corte di Strasburgo, “l’obiettivo dei negazionisti è un conclamato obiettivo razzista, xenofobo e antisemita, ovvero riabilitare il regime nazionalsocialista e, per conseguenza, accusare di falsificazione della storia le stesse vittime. La contestazione di questo crimine contro l’umanità è una delle forme più sottili di diffamazione razziale e xenofoba e di incitazione all’odio”.

Il discorso negazionista contribuisce alla distruzione del complesso dei diritti e delle libertà garantiti dalla Costituzione e dalla CEDU, quindi in nessun modo può essere protetto invocando la libertà d’espressione.

La norma approvata ieri dalla Camera trasmette un messaggio chiaro e dà seguito agli impegni presi dal nostro Paese. Ricordiamo, ad esempio, che lo stessa Giorno della memoria, istituito dalla Legge n. 211/2000, persegue il fine «di ricordare la Shoah (sterminio del popolo ebraico), le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, gli italiani che hanno subìto la deportazione, la prigionia, la morte, nonché coloro che, anche in campi e schieramenti diversi, si sono opposti al progetto di sterminio, ed a rischio della propria vita hanno salvato altre vite e protetto i perseguitati (…) affinché simili eventi non possano mai più accadere».

Allo stesso tempo, anche se con 6 anni di ritardo rispetto al termine previsto, diamo seguito agli obblighi previsti dalla Decisione-quadro dell’Unione europea del 2008 sul contrasto al razzismo e alla xenofobia, in base alla quale gli Stati membri devono introdurre sanzioni penali contro chi nega o minimizza grossolanamente accertati crimini di genocidio, crimini contro l’umanità e crimini di guerra come definiti agli articoli 6, 7 e 8 dello Statuto della Corte penale internazionale, nonché dei crimini definiti dall’articolo 6 dello Statuto del Tribunale di Norimberga.

Già nel 2007, l’assemblea generale delle Nazioni Unite aveva adottato la risoluzione 61/255 sulla Negazione dell’Olocausto, che «condanna senza riserve qualsiasi diniego dell’Olocausto e sollecita tutti i membri a respingere qualsiasi negazione, parziale o totale, dell’Olocausto come fatto storico, e qualsiasi attività con questo fine». La norma che sanziona il negazionismo riconosce il significato che riveste la Shoah nella nostra società e rafforza le fondamenta etiche, politiche e giuridiche del patto sorto dopo la Seconda guerra mondiale: il rifiuto incondizionato degli orrori nazisti.

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