Legge anti-moschee, perché Maroni e la Lega sono fuori dal mondo

Lombardia
Foto LaPresse
08-08-2013 Roma
Cronaca
Termina oggi la festività islamica del Ramadan, fedeli in preghiera alla Moschea di Roma

La battaglia anti-moschee della Lega è il simbolo di una concezione ottusa e retrograda del concetto di sicurezza. E potrebbe produrre effetti opposti a quelli sbandierati

La notizia della bocciatura da parte della Consulta della cosiddetta legge anti-moschee, approvata lo scorso febbraio dalla giunta di centrodestra della Regione Lombardia, ha fatto molto rumore. La decisione era ampiamente prevedibile, viste le palesi violazioni dei più elementari principi di libertà contenute nella legge. Ma la reazione dei potentati leghisti è stata sconcertante.

E così, invece di interrogarsi sui motivi che l’hanno spinto ad un’iniziativa legislativa da dilettante allo sbaraglio, Maroni attacca la sinistra utilizzando a sproposito l’espressione Allah Akbar (probabilmente non sa neppure cosa significhi) e a stretto giro gli fa eco l’immancabile Salvni, che accusa la Corte di essere “islamica” e non “italiana”, addirittura complice dell’immigrazione clandestina. D’altronde, per una politica che produce slogan invece che leggi, non ci si poteva aspettare altro che ancora slogan, ancora insulti, ancora stupidaggini. Di qui la volontà, già dichiarata, di tornare alla carica con un’altra legge che aggiri la sentenza della Corte.

Il governatore lombardo, il “barbaro sognante” che doveva accompagnare la Lega nell’era del dopo-Bossi, d’altronde, è ormai la caricatura di se stesso, costretto a inseguire Salvini nei meandri più paludosi dell’agone politico. Invischiato nella serie impressionante di scandali che hanno investito la Regione negli ultimi mesi, Maroni cerca di spostare l’attenzione sulle questioni più sensibili a quella che con un’espressione brutta ma efficace chiamiamo la pancia dei cittadini.

Compito del legislatore sarebbe invece quello di capire cosa serve davvero ai cittadini. E non capire che i 120mila musulmani residenti a Milano hanno bisogno di un luogo di culto, non è solo una mancanza di rispetto ma anche un errore strategico. La sicurezza, una delle bandiere ideologiche tanto care alla Lega, non si garantisce facendo pregare 120mila persone per strada, in un garage o in uno scantinato. La sicurezza passa anche dal riconoscere a queste persone un luogo degno e dignitoso, dove esprimere la propria fede in libertà e alla luce del sole, nel rispetto delle leggi del Paese dove risiedono.

(Nella foto, fedeli musulmani durante la preghiera alla Moschea di Roma)

Scrivi la tua opinione su Unità.tv

Vedi anche

Altri articoli