L’economia del Sì

ControVerso
Aula del Senato durante il voto finale al decreto sulle riforme costituzionali, Roma 13 Ottobre 2015. ANSA/GIUSEPPE LAMI

Il superamento del vecchio Senato a favore di quello disegnato dalla riforma costituzionale può favorire ingenti risparmi

Si discute di quanti risparmi possa produrre il superamento del vecchio Senato a favore di quello disegnato dalla riforma costituzionale, su cui deciderà il Referendum di dicembre. Qualche decina di milioni o qualche centinaio?

Problema a mio modo di vedere secondario rispetto ai risparmi che possono venire dalle modifiche introdotte al titolo V, quello che regola i rapporti fra Stato e Regioni. Quanto costa il conflitto costante fra queste due istituzioni? Stime difficili, ma alcuni numeri sono impressionanti. Per fare solo un esempio il contenzioso con le Regioni per la realizzazione della linea elettrica fra Calabria e Sicilia ci è costata negli ultimi 5 anni 3 miliardi di euro, prelevati dalle bollette.

Casi di questo genere ciascuno di noi ne può citare diversi. Strade, infrastrutture energetiche, impianti di smaltimento rifiuti, ecc. Poi c’è il contenzioso che ingolfa ormai la Corte Costituzionale, chiamata a sciogliere i conflitti. Con costi e ritardi enormi.

E poi ci sono le duplicazioni come nel caso delle politiche turistiche. Irene Tinagli, parlamentare Pd ed economista, ha messo insieme questi elementi in una pubblicazione a più voci, consultabile su internet sotto il titolo «L’economia del Sì».

Infine c’è una cosa che non si può valutare in termini economici ma che ha un valore enorme. Si chiama fiducia. Soprattutto la fiducia che hanno gli altri verso di noi quando mostriamo di fare sul serio, di saper cambiare e mantenere gli impegni che abbiamo preso.

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