Le strampalate prove del complotto per far vincere il M5S a Roma

Il Fattone
Virginia Raggi, la candidata M5s a sindaco di Roma, nel corso di una iniziativa al Tufello, Roma, 5 marzo 2016. ANSA/GIUSEPPE LAMI

Il Fatto le spara sempre più grosse: ora Renzi vorrebbe far perdere Giachetti. Ma le basi del ragionamento sono totalmente infondate

Vi ricordate la statista Paola Taverna – nomen omen – e la sua teoria del complotto per far vincere a Roma il Movimento 5 stelle? Tutto vero: e oggi il Fatto, nel confermare l’infame macchinazione, indica anche il burattinaio occulto. Matteo Renzi, naturalmente: che se dovesse mai incontrare Batman e Superman, li farebbe secchi con un colpo solo.

Leggiamo con avida curiosità: “Nuova strategia su Roma: Giachetti non corre più per vincere. Ora Renzi ‘spinge’ per la Raggi”. Il Pd, scrive in prima pagina il giornale più psichedelico dell’emisfero occidentale, avrebbe deciso “una sorta di ‘desistenza strategica’ per favorire l’elezione di Raggi a sindaco della Capitale”. Il motivo è chiaro: “La speranza è che un eventuale flop amministrativo possa penalizzare il M5S”.

La lisergica giornalista del Fatto ha raccolto prove inoppugnabili. La prima “sono i sondaggi sull’Italicum: il ballottaggio lo perde il Pd e lo vincono i Cinque Stelle”. Quali sondaggi? Nell’articolo non si cita nessun istituto demoscopico. YouTrend – che tiene anche una rubrica settimanale sul Fatto – pubblica regolarmente la “supermedia” che ripropone, ponderati, i risultati di tutte le rilevazioni: l’ultimo dato dà per sicuro un ballottaggio fra centrosinistra (33,5%) e centrodestra (30,9%), con la Casaleggio Associati srl ampiamente indietro al 24.4%. Lo scontro diretto, al secondo turno, sarebbe vinto dal Pd con il 52,3%. Ma anche nel caso di un improbabile ballottaggio Pd-Casaleggio Associati srl, il vincitore sarebbe di nuovo il Pd, con il 50,1%. Non è un margine altissimo, ma è comunque una vittoria. Dunque il Fatto scrive una clamorosa falsità.

La seconda prova della “desistenza strategica” è “la campagna elettorale di Giachetti”. Che c’è che non va? “Nelle intenzioni iniziali”, scrive la simpaticissima hippy, c’era l’idea di “convogliare su Giachetti anche un pezzo di sinistra”. Come? “Per giorni si è cercato di convincere Massimo Bray a farsi avanti, poi, dopo il suo no, ci si era buttati su una sorta di ‘lista arancione’ che affiancasse Giachetti”. Fra una canna e un pezzo dei Pink Floyd, ci permettiamo di segnalare alla poetessa del Fatto che Bray avrebbe dovuto correre contro, non con Giachetti.

La terza prova è una frase di Francesco Storace: “Un’aula Giulio Cesare con 29 grillini sarebbe meglio che andare al cinema”. Il che è oggettivamente vero, ma Storace (forse il dettaglio è sfuggito alla geniale fricchettona del Fatto) non è ancora entrato nel Partito della Nazione e dunque le sue dichiarazioni non sempre rispecchiano il pensiero di Renzi.

E’ sinceramente lodevole il tentativo di Travaglio di considerare l’eventuale vittoria di Virginia Raggi un successo del Pd: neanche noi agit-prop di regime avremmo osato tanto. Però, come dire, forse è meglio non esagerare.

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