Le regole assurde del Concorsone. Che idea di docenti c’è dietro?

Scuola
La scuola elementare "Enrico Pessina" di Ostuni (Brindisi), l'istituto in cui ieri si è verificato il crollo di un pezzo di intonaco dal soffitto che ha ferito due bambini e una maestra, attualmente sotto sequestro dopo i fatti, in una foto di oggi fornita dal commissariato locale, 14 aprile 2015.
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E’ ideologico prescrivere la conoscenza di una lingua straniera a chi insegna l’italiano

La discussione è tutto. E’ attraverso il dialogo e il contraddittorio che si forma la conoscenza e cresce la consapevolezza di ogni singolo cittadino. Ci sarebbe molto da scrivere, in virtù di tale premessa, sul cosiddetto Concorsone della Scuola indetto per i docenti che dovranno entrare di ruolo.

Vi sarebbero da elencare le tante assurdità, le forzature, le umiliazioni e, inoltre, bisognerebbe raccontare i diversi episodi alquanto sconcertanti che si sono verificati lungo le varie fasi dell’iter concorsuale. Ma lo spazio limitato di un articolo di giornale non permette una tale analisi. Potrebbe essere, invece, uno spunto interessante per chi volesse realizzarne un libro.

Guardiamo all’oggi: siamo ormai nella fase della prova orale per coloro che hanno superato l’ormai famigerato scritto per entrare di ruolo. La domanda che oggi si pone è: quali professori si vogliono selezionare per la Scuola di domani? Quali doti o quali caratteristiche dovrebbero esprimere? Qual è la visione complessiva, educativa e formativa, che il Miur ha della Scuola e che, di conseguenza, necessita di un corpo insegnante che abbia delle qualità all’altezza del compito? Sono questi gli interrogativi che il Ministero e ciascuno di noi dovrebbe porsi in relazione alla Scuola di domani.

Chi si vuole come futuri professori? Se si vogliono selezionare dei docenti di Lettere che siano ritenuti “smart” solo perché vanno su internet, conoscono i social-network e usano la tecnologia in modo didattico, allora si ha una visione misera, sciocca e modesta della Scuola.

Si tratta di un punto nevralgico, mi rendo conto, ma il discorso andrebbe fatto in maniera più ampia e con più spazio a disposizione. La domanda è: quale può essere la sede più adatta per parlarne in modo appropriato e approfondito? Si potrebbe iniziare da qui, grazie al sito Unità.tv.

Intanto, va forse sottolineato che, secondo le regole di questo assurdo Concorso, per insegnare la lingua e la letteratura italiana in Italia, bisogna sapere l’inglese o il tedesco, il francese o lo spagnolo. E’ un obbligo.

L’interrogativo, allora, è d’obbligo: se un insegnante conosce la propria materia, è preciso e scrupoloso, se sa incuriosire i ragazzi alla propria disciplina, è coinvolgente, cattura l’attenzione degli studenti guidandoli nel percorso di apprendimento che conduce al piacere della conoscenza, della lettura e del miglioramento personale, ma questo stesso docente non sa né il francese né il tedesco e neppure l’inglese, verrà considerato non idoneo? Significa che non potrà insegnare l’Italiano perché non conosce una lingua straniera?

Pare che la ragione di ciò sia dettata dal fatto che sono previste lezioni di italiano in lingua straniera all’interno della logica dei cosiddetti Clil (acronimo di Content and Language Integrated Learning). Allora, con la massima apertura alle ragioni di questa scelta, si potrebbe proporre anche di svolgere alcune lezioni di Scienze in Storia dell’Arte o lezioni di Storia in Matematica.

Non è una polemica. E’ un invito a ragionare senza preconcetti né imposizioni ideologiche. Sono domande e affermazioni che si pongono sul tavolo del dibattito in modo giocoso e leggero. Anche se l’argomento è molto serio. Personalmente, in una visione della Scuola che sia davvero proiettata verso il futuro, ritengo che sia antieducativo e antidittatico imporre e obbligare dannoso la conoscenza del francese o dell’inglese per chi dovrà insegnare Lettere.

Un danno che ricade sul ruolo e sul senso degli insegnanti, che dovrebbero essere dei Maestri. Visti, cioè, come figure capaci di dare agli studenti gli stimoli giusti per favorire i loro talenti e formarli al piacere della ricerca, oltre che alla voglia di apprendere. Al limite, avrei capito se il Concorso avesse richiesto la conoscenza dell’Esperanto ma, invece, imposta così, la lingua straniera appare soltanto come un’omologazione che rientra in una logica commerciale e non culturale.

Con tutto il rispetto per le metodologie di tutti. Allora, perché non pretendere che i futuri docenti di Lettere sappiano anche dimostrare le loro conoscenze in Chimica, Scienze, Matematica, Biologia, Astronomia…? Sono forse discipline meno importanti della lingua straniera? Siamo ancora nella logica dei compartimenti stagni e delle materie separate? Se si allargasse la prova orale di Lettere a tutte le discipline, allora, avrebbe senso che vi rientrasse anche la lingua straniera… Livello B2.

Altrimenti, è un dato prettamente ideologico perché non è lasciato alla libertà dell’insegnante di Lettere, che può avvantaggiarsi della conoscenza dell’Inglese come delle Scienze, ma viene imposto d’autorità secondo uno schema mentale prefissato. La domanda si ripropone: quali professori si vogliono selezionare per la Scuola di domani?

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