Le proposte di Labdem per migliorare il sistema giustizia

Giustizia
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Nel convegno “Conferenza nazionale sui temi della giustizia in Italia ed in Europa” promosso da Labdem sono stati approfonditi gli aspetti peculiari della giustizia

L’ordinamento giudiziario è un pezzo del nostro stato di diritto mutevole, in continua evoluzione, dinamico. Un dinamismo che si manifesta nello spazio ed attraverso i confini e non solo. Siamo di fronte, infatti, ad un ordinamento che si rinnova anche e soprattutto nel tempo; ed è proprio tale mutevolezza, nel tempo e nello spazio, ad aver ispirato il titolo del convegno “Conferenza nazionale sui temi della giustizia in Italia ed in Europa” svolto a Napoli, a Palazzo Alabardieri, promosso da Laboratorio Democratico, dove, insieme a tutti i relatori ed agli invitati, sono stati approfonditi proprio questi aspetti peculiari della giustizia. Aspetti che – a mio avviso – mostrano, a primo impatto, non meno di due criticità: da un lato, l’evoluzione del diritto non sempre ha gli stessi tempi dell’evoluzione della società, dell’economia, della storia: troppo spesso i limiti del diritto stanno proprio nella impossibilità di organizzare e determinare una perfetta sincronia tra ordinamento giuridico e comunità destinataria delle regole il cui rispetto l’ordinamento dovrebbe garantire.

Dall’altra parte occorre analizzare che, anche quando il diritto mostra – non di rado – una rapida capacità di reazione ai cambiamenti, questa mutevolezza si traduce in incertezza del diritto, in una sua contraddittorietà, in un suo abuso, con inevitabili ripercussioni sulla collettività. Vi sono problemi che necessitano di interventi urgenti. I nostri tribunali devono far fronte nono solo ad una enorme carenza di personale, ma anche ad un deficit strutturale considerevole. Trovo ragionevole chiedere al ministro della Giustizia Andrea Orlando di destinare parte delle risorse economiche confiscate alla camorra per restituire la dovuta efficienza alle Procure e ai tribunali che operano in territori difficili, in particolare al sud. Il Fondo unico giustizia, nel quale confluiscono beni mobili ed immobili sottratti alla criminalita’  al 30 giugno 2015 dispone di un miliardo e 517 milioni di euro di somme liquide e di oltre due miliardi di somme non liquide. Risorse alle quali si potrebbe attingere per migliorare la risposta dello Stato in termini di giustizia piú veloce ed efficiente. Nel tempo, sul tema della riforma della giustizia si è esercitato un eccessivo potere di veto da parte di quelle categorie che non si sentivano particolarmente coinvolte. Ora, è necessario che la politica sciolga alcuni nodi: su questo tema servono interventi seri.

La giustizia è uno dei temi dell’agenda politica di questo governo. Considero ormai terminata la stagione dei pregiudizi, il guardarsi con sospetto tra politica e magistratura. Occorre fare le riforme e trovare un equilibrio guardando l’obiettivo comune: aiutare il Paese. La vera sfida è tenere in equilibrio i poteri – come ha osservato il capogruppo di S&D al Parlamento europeo, Gianni Pittella – ed evitare la supremazia del potere politico sugli altri poteri. Si è sempre generalmente pensato che la riforma della giustizia si dovesse fare per aiutare qualcuno, mentre la riforma della giustizia deve aiutare il cittadino. E l’unico governo che ha avviato un processo riformatore è l’esecutivo Renzi.

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