Le prime misure contro la povertà

Istat
Una persona su 3 è a rischio povertà nei 7 Paesi 'deboli' della Ue (Italia, Portogallo, Spagna, Grecia, Irlanda, Romania e Cipro). E' quanto sottolinea il rapporto di Caritas Europa sull'impatto della crisi. A fronte di un rischio di povertà o esclusione sociale del 24,5% nella Ue a 28, nei 7 Paesi è al 31% (28,4% in Italia, oltre 1 su 4). Roma, 19 febbraio 2015. ANSA / CIRO FUSCO

Un miliardo di risorse strutturali non è un pannicello caldo, ma solo l’inizio di un percorso che continuerà con maggiori risorse e interventi

I dati Istat sulla povertà in Italia confermano un aspetto purtroppo noto. La povertà, assoluta e relativa, è in aumento. L’incremento segnalato dalla rilevazione di ieri si concentra quasi interamente sulle famiglie di stranieri, ma in ogni caso le rilevazioni precedenti indicavano già che, durante gli anni della crisi, la povertà ha rotto gli argini: non è più circoscritta a categorie o aree geografiche tradizionalmente svantaggiate. È diventata più trasversale. Il governo lo sa e sta affrontando il problema. Lo affronta innanzitutto con un miliardo di euro stanziati nella legge di stabilità. Un miliardo di risorse strutturali che non è un pannicello caldo, ma solo l’inizio di un percorso che continuerà con maggiori risorse e interventi. Chi oggi sale in cattedra dicendo che è troppo poco dovrebbe spiegare come mai prima si è fatto poco o niente, lasciando all’Italia la maglia nera insieme alla Grecia dei Paesi europei privi di una misura strutturale di lotta alla povertà. Se solo i politici che hanno governato il paese negli ultimi venti anni avessero fatto le misure che oggi valutano come “limitate”, ora staremmo commentando un quadro sociale sicuramente migliore.

Continua a leggere

Vedi anche

Altri articoli