Le Olimpiadi? Per il Fatto sono un crimine organizzato: il solito nichilismo

Il Fattone
Il presidente del Coni, Giovanni Malagò, durante la conferenza stampa in cui è stata annunciata la positività del canottiere Niccolò Mornati, Roma, 29 aprile 2016. 
ANSA/ANGELO CARCONI

Un vero peccato che non riescano a discutere seriamente una questione complessa

Le Olimpiadi non saranno il toccasana per una capitale sfigurata dall’inefficienza, dal malgoverno e dalla corruzione, e Roberto Giachetti secondo noi farebbe bene a non insistere troppo sul punto, ma, come dire, occorre un po’ di misura nelle cose.

Oggi il Fatto apre la prima pagina con i volti di Montezemolo e di Malagò e un titolo da far paura: “Attenti a quei due”. “Il ballottaggio a Roma – scrive il giornale di Travaglio – si decide sul business del 2024: 5,3 miliardi per gli amici degli amici”.

Seguono, all’interno, due pagine fitte di insinuazioni, manipolazioni, ricostruzioni fantasiose, a dimostrazione della tesi che le Olimpiadi sarebbero poco meno di un crimine organizzato: “I Giochi del mattone: volti e interessi dietro Roma 2024”, “I precedenti: spese che esplodono, conti da pagare per anni”, “I Mondiali di nuovo (e di sprechi) del 2009”, “Italia 90, sette miliardi spesi in cose inutili”, e via così.

Ma davvero questo è il modo giusto per affrontare una questione complessa e strategica come la candidatura della capitale d’Italia ai Giochi del 2024? In quale paese del mondo verrebbe in mente di considerare le Olimpiadi – che sono oggettivamente un’occasione di sviluppo: naturalmente a certe condizioni – la sentina di tutti i mali, la causa principe della corruzione, un favore ai palazzinari e un attentato ai conti pubblici?

Ci sono argomenti a favore e argomenti contro – e gli stessi grillini sembrano piuttosto incerti sulla strada da imboccare: finora hanno cambiato due o tre volte linea –, ma bisognerebbe avere il buonsenso e il buon gusto di sottrarre il dibattito alla contingenza, di evitare una strumentalizzazione che non porta da nessuna parte (e probabilmente non frutta voti al ballottaggio), di affrontare la questione con la maturità che la questione richiede.

Fa una certa malinconia osservare come un’occasione in sé positiva – altrimenti non si capirebbe perché molte, moltissime città hanno chiesto e chiedono di ospitare le Olimpiadi – si trasformi in Italia nel solito caravanserraglio, in un costante processo alle intenzioni, nell’autoflagellazione nichilista. E’ un vero peccato.

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