Le nuove narrazioni del Sud, tra fiction e Renzi

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Italian Premier Matteo Renzi visits the yard of motorway A3 Salerno-Reggio Calabria in Mormanno, southern Italy, 10 March 2016. Renzi said Thursday his administration will prove major public works can get done on time in Italy. "We will work constantly on public works that have been paralyzed," he said in the Calabria city of Cosenza. "We will be tireless, and at the same time we need to imagine the future. I do not want to spend the next months debating the Salerno-Reggio Calabria (motorway). I want to get it done, and then go to those reporters who laughed and say: now you can laugh at me, but not at Italy...you can't use the errors of the past to throw platitudes in our face". 
ANSA / US PALAZZO CHIGI - TIBERIO BARCHIELLI - PRESS OFFICE 
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Cinema, tv e letteratura provano a trasmettere una diversa e più articolata immagine del Mezzogiorno, ma non riescono a imporlo come tema nazionale. Basteranno le visite-lampo del premier?

La visita del presidente del Consiglio Matteo Renzi in Calabria, per abbattere l’ultimo diaframma di una nuova galleria dell’A3 e per inaugurare un avanzato distretto di cybersecurity dislocato da Poste Italiane a Cosenza, ha riproposto un tema che gode di una sorta di eterno ritorno. Come aveva già fatto durante la Direzione del suo partito dedicata al Mezzogiorno, lo stesso Renzi ha ribadito la necessità di un «messaggio alternativo al racconto dominante», di una nuova narrazione del Sud che faccia perno sugli aspetti positivi, sulle realtà innovative, sulle prospettive di cambiamento.

cremonesini-cristanteUn recente volume di Valentina Cremonesini e Stefano Cristante, La parte cattiva dell’Italia: Sud, media e immaginario collettivo (Mimesis, Milano, pp. 402) può essere di molto aiuto a capire cosa Renzi possa e voglia intendere per nuova narrazione di questa parte della penisola. Il volume riporta i risultati di una ricerca Prin a cui hanno collaborato le università di Bari, di Messina e del Salento ed è ricco di analisi e cifre sulla rappresentazione mediatica del Sud nei notiziari televisivi, nei giornali, in rete, nel cinema, nelle fiction. Ciò che ne viene fuori è un quadro complesso e variegato.

Innanzitutto, si evidenzia come il Sud sia assai marginale nella copertura dei grandi media informativi nazionali: per esempio, solo il 9% dei servizi del Tg1 fa riferimento a questa parte dell’Italia. Di fatto, se si considerano gli ultimi decenni si può parlare di una vera e propria eclissi della questione meridionale dalla scena politico-mediatica nazionale, quella disegnata dalla televisione pubblica e dai grandi giornali, a tutto vantaggio di quella che si è affermata come questione settentrionale.

Oltre a questo oscuramento quantitativo c’è anche un cambiamento qualitativo: il Meridione non viene più percepito e reso come unitaria questione politica di cui farsi carico e per la quale cercare soluzioni (tipo l’industrializzazione forzata del passato), ma come fattore endemico di debolezza sostanzialmente irrisolvibile. «Il Meridione si staglia nell’universo di senso dell’opinione pubblica italiana come un coagulo di impossibilità, una dimensione geografica in cui il mutamento lascia il posto alla persistenza». Il passaggio dalla complessa questione meridionale al semplice fattore M di fatto significa un depotenziamento di qualunque sua portata politica.

Rispetto a questa tendenza dominante, dal volume si può cogliere come cinema e letteratura, attraverso le loro narrazioni, abbiano provato negli ultimi anni a trasmettere una diversa e più articolata immagine del Mezzogiorno. A mostrare la portata nazionale e internazionale di quelli che una volta si potevano ritenere fenomeni circoscritti a un ambito territoriale limitato (la camorra come descritta da Roberto Saviano). A porre accanto alle ombre, dei coni di luce (Un posto al sole). A differenziare i tanti Sud (attraverso una nuova leva di cineasti, da Edoardo Winspeare al popolare Rocco Papaleo). A sovraccaricare gli stereotipi per farli deflagrare in una sfrontatezza modernista (Checco Zalone). A mettere in mostra la normalità di gesti quotidiani di uomini ordinari ma efficaci (le nuotate, i pranzi e le deduzioni del commissario Montalbano di Andrea Camilleri).

Queste narrazioni di differenti operatori culturali non riescono – come facevano gli intellettuali del passato – a proporre e imporre il Meridione come problema politico generale. Ma aprono squarci su una normalità meridionale che esiste e può rappresentare un’apertura verso il futuro, un futuro non contrassegnato da quell’estetica criminale e da quella retorica della miseria che dominano da sempre l’immaginario collettivo sul Sud. Invece di ribadire con pigrizia intellettuale la solita immagine stereotipata, i cineasti e gli scrittori meridionali ci invitano – come scriveva Calvino – a «cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all’inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio».

In questo fiorire delle narrazioni di fiction, si inserisce il tentativo di Renzi. È difficile, infatti, far combaciare la sua nuova narrazione del Sud con la presa in carico di un problema generale per il quale cercare soluzioni sistemiche e di lunga durata. Renzi, con i suoi passaggi rapidi e mediaticamente sovraesposti, si limita a sottolineare singoli episodi positivi (il salvataggio dello stabilimento Fiat di Pomigliano, l’apertura della Apple a Napoli o l’inaugurazione di alcune domus restaurate a Pompei). Qualcuno potrebbe lamentare l’assenza di un progetto politico unitario. Forse, però, Renzi con le sue parate mediatiche cerca solo di infondere fiducia e speranza. Non è (solo) questo che ci si aspetta da un politico. Bisognerebbe, perciò, capire se rispetto all’inazione di quello che già Gramsci definiva «ceto dirigente scettico e poltrone», da sempre dominante in queste nostre lande, non sia comunque un passo in avanti.

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