Le mille forme dell’amore

Unioni civili
unioni-civili

Spero che questa settimana sentiremo cadere un ultimo pezzetto di quel muro odioso che distingue le persone per il tipo di amore che riempie la loro vita. Buon San Valentino, a tutti quelli che si amano

Il 13 Febbraio del 1927 Mussolini introdusse la tassa sul celibato. Chi non contraeva regolare matrimonio doveva pagare una imposta che era legata alla dinamica anagrafica, fino a un massimo di cento lire tra i trentacinque anni e i cinquanta. Il matrimonio veniva reso conveniente economicamente, per legge.

Si pensava, nel delirio dirigistico del regime, che questo avrebbe prodotto clamorosi effetti di incremento demografico. Che, ovviamente, non si produssero. Sono passati quasi novanta anni da allora. La società si è trasformata radicalmente, specie nella sfera delle libertà individuali e collettive. Spesso le generazioni tendono, invecchiando, a tirare conclusioni amare sulle proprie stagioni.

Sembra sempre che le lotte, i sogni, le fatiche, i sacrifici non siano serviti a cambiare un mondo che ci sembra sempre ingiusto, pieno di contraddizioni, lontano dai desideri di radicale mutamento che hanno riempito le nostre passioni di una vita. Ma è proprio così?

La generazione dei giovani degli anni quaranta cacciò il fascismo, sconfisse gli occupanti nazisti, ritirò su un paese reso un cumulo di macerie, ricostruì strade, ferrovie, scuole e imprese, progettò il futuro e fece di questo paese, che era stato alleato di Hitler, uno dei protagonisti della nascita dell’Europa. Aveva visto la guerra, in questi giorni ricorre l’anniversario dello spietato bombardamento di Dresda, aveva conosciuto il terrore della bomba atomica e poi aveva scelto la pace, quella che, in Europa, è durata da allora fino a qui.

La mia generazione è cresciuta in un continente in cui più della metà era governato da dittature feroci, che in nome di ideologie oppressive, cancellava ogni libertà. Ora, ovunque, in Europa, ci sono democrazie. Affaticate, lise, ma democrazie. Nel nostro paese non era consentito il divorzio e una donna non poteva decidere responsabilmente sulla propria maternità. La condizione dei diritti civili era scandalosa se paragonata a quella di altri paesi occidentali. Questa era l’Italia degli anni settanta.

Le battaglie sostenute, in primo luogo dalle donne, hanno finito con l’abbattere quei muri. I muri: quelli fisici che separavano milioni di esseri umani in tutto il mondo dalla libertà e della democrazia e quelli invisibili che impedivano il riconoscimento della piena e responsabile possibilità di vivere amore, matrimonio, genitorialità senza essere condizionati da un potere occhiuto e moralista.

Contro quei muri milioni di persone hanno combattuto. In tanti, in ogni paese, abbiamo occupato gli anni migliori delle nostre vite nel prendere a spallate quei muri, finché sono caduti. L’amore ha mille forme e lo Stato non ha il diritto di discriminare le une rispetto alle altre. Non deve esistere un amore di stato , né una famiglia di stato. Deve certo esistere un confine, quello della mercificazione della procreazione, che deve portare a rifiutare la logica dell’“utero in affitto”.

Non voglio tornare sulla discussione nel merito della legge, dibattito anche proficuo, in cui si sono levate da ambedue le parti voci ragionevoli che hanno cercato di evitare sia la logica del conflitto religioso che quello, ben più odioso, della strumentalizzazione politica. So che però se il disegno di legge non fosse approvato ,nella sua interezza, sarebbe un muro che rinasce, un muro che discrimina non sulla base della realtà dell’amore ma di pregiudizi.

Il parlamento deve essere libero di decidere in questa materia, come in tutte le altre, con le forme di voto che rispondono al suo regolamento. Mi ha sorpreso la presa di posizione della Cei, davvero inusuale. Non credo che sarebbe accaduta, o sia accaduta, quando altri paesi hanno deciso in materia. Il presidente del Senato ha risposto nel modo giusto. E, mi si permetta di dire che non ricordo, a memoria, così nette difese della autonomia della decisione delle nostre istituzioni da interferenze esterne come quella presa dal Presidente del Consiglio.

Spero che questa settimana sentiremo cadere un ultimo pezzetto di quel muro odioso che distingue le persone per il tipo di amore che riempie la loro vita. Buon San Valentino, a tutti quelli che si amano. Nessuno escluso.

Vedi anche

Altri articoli