Le donne che fecero l’Italia

Donne
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Esattamente settant’anni fa le donne ebbero finalmente la possibilità di votare ma anche di “farsi” eleggere nelle amministrative

Oggi è un giorno speciale per il nostro paese. Esattamente settant’anni fa, alle elezioni amministrative, per la prima volta si affermò in Italia la conquista, da parte delle donne, dell’elettorato attivo e passivo, quale fondamento dello stato democratico. L’Italia non era ancora una Repubblica. Il paese era uscito devastato dalla guerra e trafitto, straziato da mille conflitti. Ma in Italia accadeva qualcosa di straordinario.

In quella tornata di elezioni amministrative, che comincia il 10 marzo e prosegue di settimana in settimana fino ad aprile, quindi riprende in autunno, milioni di donne esercitano finalmente il loro libero diritto di voto. Una conquista che le donne devono solo a se stesse, attraverso una battaglia dei diritti che precede il fascismo e che, nella loro lotta al fascismo, trova la sua espressione più esemplare. Ma quello che conta forse di più è che, oltre a poter andare a votare, le donne ebbero finalmente la possibilità di “farsi” votare e di “farsi” eleggere nei consigli comunali o alla guida della città italiane.

Quel 10 marzo l’Italia rinasce a nuova vita, anticipando la rinascita definitiva che si avrà con il voto per la Repubblica, attraverso la conquista di quel diritto. Perché le centinaia di donne elette nei consigli comunali, insieme a quelle che diventano prime cittadine e alle ventuno donne che saranno elette nella Assemblea Costituente nel successivo mese di giugno, daranno un contributo unico per la ricostruzione morale e materiale dell’Italia.

Non si tratta, insomma, di un diritto astratto, disincarnato. Certo, la conquista del suffragio universale vale anche come premessa fondamentale della vita civile di tutti, anche di bimbi e bimbe che non hanno diritto di voto e per i maschi adulti. Il fatto che le donne potessero votare e potessero essere elette rappresentò senz’altro un arricchimento per un’intera comunità nazionale, un passo avanti storico, una sorta di allunaggio. Tuttavia quanto è destinato a caratterizzare la nostra nascente democrazia, e quindi la vita sociale ed economica di tutti gli italiani, è il contributo fattivo che nel governo delle città e del paese porteranno proprio le donne.

La nostra Costituzione non sarebbe com’è se non ci fossero state ventuno donne a mettere a disposizione la propria intelligenza e il proprio vissuto di battaglia ideale e politica a servizio della redazione della Carta. Se oggi la prima parte della nostra Costituzione vale ad esempio, nel mondo, come felice rappresentazione dei diritti inalienabili degli individui, in ogni luogo e in ogni tempo, lo si deve anche al ruolo che ebbero queste donne.

Nelle elezioni amministrative che precedettero il voto per la Repubblica e l’insediamento della Assemblea Costituente, furono elette sei sindache. Orune, in provincia di Nuoro, elesse Margherita Sanna. Borutta, in provincia di Sassari, elesse Ninetta Bartoli. A Massa Fermana, in provincia di Fermo, venne eletta Ada Natali, che poi sarà anche parlamentare. A Veronella, in provincia di Verona, fu eletta Ottavia Fontana. Fanano, in provincia di Modena, elesse Elena Tosetti. Tropea, in provincia di Vibo Valentia, elesse Lydia Toraldo Serra.

Nel programma che a Palazzo Chigi andiamo definendo per ricordare e festeggiare i settant’anni della Repubblica e i settant’anni del voto alle donne, queste sei sindaci avranno un ruolo centrale. In ricordo di queste sei donne straordinarie, intendiamo premiare le piccole città che le elessero, mostrando di essere comunità già proiettate verso la modernità. Che bello che tre su sei siano cittadine del Mezzogiorno!

Avremo tempo, dal 2 giugno fino ai festeggiamenti del 2017 e del 2018 del settantesimo della Costituzione, per ricordare le ventuno donne costituenti. Perché La nascita della democrazia in Italia è figlia anzitutto di Margherita, Ninetta, Ada, Ottavia, Elena e Lydia. E delle comunità  di italiani, di cittadine e cittadini, che le scelsero alla guida dei loro centri, delle loro vite quotidiane.

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