Le disavventure dei trombati M5S

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Foto LaPresse/Emiliano Albensi
15/11/2013 Melfi
Grillo in Basilicata per Succede Tour 
Nella foto: uno dei momenti del tour di Beppe Grillo in Basilicata. Grillo è arrivato nella regione lucana per sostenere la candidatura di Piernicola Pedicini alle elezioni regionali. Qui il leader del Movimento Cinque Stelle incontra i cittadini davanti a Fenice, l'inceneritore dell'indotto Fiat di Melfi.Foto LaPresse/Emiliano Albensi
15/11/2013 MelfiMovimento 5 Stelle party leader Beppe Grillo campaign in Basilicata

La favoletta della partecipazione dal basso e della democrazia trasparente dei grillini si è ormai dissolta come nebbia al sole

Giornata ricca di avvenimenti nella vivace comunità grillina: ad Alessandria il capogruppo del partito di Casaleggio, ed ex candidato sindaco, è stato arrestato dai carabinieri con l’accusa di aver scassinato un armadietto della palestra che frequenta per rubare 100 euro; a Ostia alcuni simpatizzanti cinquestelle impegnati in finte associazioni antimafia colluse con le organizzazioni criminali della zona hanno ricevuto un avviso di garanzia; a Napoli il primo turno delle “comunarie” online s’è concluso con l’eccezionale partecipazione di 588 attivisti virtuali; e a Roma Silvio Berlusconi ha spiegato al Messaggero che «persone a me vicine mi hanno parlato bene di Virginia Raggi. Mi dicono che non è soltanto telegenica, ma è anche un bravo avvocato».

Lasciamo da parte il Cavaliere, che è un uomo riconoscente e non può dunque aver dimenticato che la candidata grillina a sindaco di Roma ha fatto per tre anni pratica legale nello studio di Cesare Previti, per poi passare a lavorare nello studio del fratello del difensore di Dell’Utri, e concentriamoci sul caloroso flop delle “comunarie” napoletane. Perché se l’Italia è sempre più affollata di grillini che incappano in disavventure giudiziarie, sfiorano e si fanno sfiorare dai poteri criminali, o addirittura rubano nei cappotti come i ragazzini delle medie, una ragione sta senz’altro nel modo in cui (non) vengono selezionati. La favoletta della partecipazione dal basso, dell’«uno vale uno» e della democrazia trasparente della Rete si è ormai dissolta come nebbia al sole, lasciando un amaro sapore in bocca a chi ci aveva creduto.

A Roma avevano votato in tutto 3862 iscritti, e guarda caso ha vinto la prescelta di Casaleggio, quella Virginia Raggi che piace anche a Berlusconi e che prima di Natale aveva brillantemente superato la “prova tv” predisposta dal sedicente guru nei suoi uffici di Milano. A Napoli vincerà invece Francesca Menna, la candidata ufficiale di Fico appoggiata anche da Di Maio (che restituisce così il favore: l’anno scorso Fico l’aveva aiutato a piazzare in Regione Valeria Ciarambino), indipendentemente dalla volontà degli attivisti. I quali, peraltro, sono stati abbondantemente sfoltiti prima di procedere alle “comunarie”, con l’espulsione in massa di tutti i membri di un gruppo Facebook (“Napoli libera”) sfuggito all’imprimatur del Direttorio.

Che dunque votino soltanto in 588 al primo turno (e chissà quanti saranno al secondo) non deve sorpredere: il risultato è già noto da tempo. Fabio Alemagna, informatico e attivista storico del M5s partenopeo, ha pubblicato su Facebook un video che mostra il malfunzionamento del sistema di votazione: «È evidente che il sistema, così com’è, oltre alle sue intrinseche problematiche di sicurezza, ha anche evidenti problemi di funzionamento. Va bene criticare le primarie del Pd (pessime, come abbiamo visto), ma alle nostre chi ci pensa?».

Ci pensa Casaleggio, naturalmente: il quale deve peraltro ancora render conto dello spionaggio sistematico delle email private dei suoi parlamentari, rivelato la scorsa settimana dal Foglio e oggetto di un’interrogazione parlamentare. Ma se questo è il modo, opaco e oligarchico, con cui il Movimento sceglie il suo personale, diventa difficile evitare scivoloni, incidenti e veri e propri scandali. Dopo Quarto, è il turno di Ostia: qui il M5s si era reso protagonista nello scorso autunno di un attacco violento contro Libera, l’associazione di don Ciotti, accusata in un dossier recapitato al Tempo di avere ottenuto in concessione la gestione di una spiaggia senza bando pubblico.

Alfonso Sabella, ex magistrato antimafia e assessore alla legalità della giunta Marino, si chiese come mai «dei 71 stabilimenti e spiagge libere dove c’erano irregolarità i 5 Stelle si sono preoccupati solo di quella gestita da Libera», e scoprì che il precedente gestore era Roberto Bocchini, poi allontanato per precedenti penali, nonché buon amico di Paolo Ferrara, il consigliere grillino che a Ostia controlla il Movimento e che è stato fra i candidati sindaco di Roma. Ora è il turno delle false associazioni antimafia che da mesi diffamano sistematicamente Federica Angeli, la cronista di Repubblica colpevole di ficcare il naso dove a Ostia non dovrebbe: la Procura di Roma ha emesso diversi avvisi di garanzia e ha oscurato alcune pagine Facebook.

Secondo le parole di Matteo Orfini, «ci sono finte associazioni antimafia con relazioni con esponenti di clan malavitosi che hanno usato gli stessi argomenti dei grillini per attaccare noi». «Questi soggetti – ha aggiunto Stefano Esposito, commissario Pd a Ostia – sono stati il riferimento territoriale del M5s. Abbiamo invitato il Movimento a prendere le distanze e siamo stati querelati. Oggi si scopre che non avevamo tutti i torti». Ma dal partito di Casaleggio, finora, nessuna reazione. La magnifica avventura continua.

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