Le amministrative non possono essere un referendum su Renzi

Amministrative
Il Presidente del Consiglio Matteo Renzi alla Camera durante le comunicazioni in vista del Consiglio europeo. Roma 16 Marzo 2016, ANSA/GIUSEPPE LAMI

Non si spiega in altro modo ò l’endorsement di Salvini ai candidati grillini

Le prossime elezioni nelle grandi città, da Torino a Napoli – per non parlare di Roma, Milano, Bologna – saranno decise molto probabilmente, se non quasi certamente, dai ballottaggi. E i ballottaggi, come ormai dicono quasi tutti i sondaggisti, almeno quelli che non lavorano direttamente per i singoli partiti, sono sempre più veri e propri terni al lotto. Ovvero, competizioni che vengono decise per le motivazioni più varie – in prevalenza il giudizio sul profilo politico, personale e di appeal elettorale dei due candidati che superano il primo turno – e che non sono più gestiti dai partiti e dalle forze politiche in campo.

Certo, le indicazioni dei partiti contengono sempre un valore ma molto meno importante e decisivo rispetto ad un passato anche solo recente. E questo per un motivo molto semplice che ormai è noto a tutti. Almeno a quelli che non fingono di vedere la realtà diversa da quella che è. I partiti, ormai, sono prevalentemente “cartelli elettorali”, o “aggregati elettorali” come li definiscono i politologi contemporanei.

Cioè strumenti nelle mani del leader di turno – di qui la definizione di “partiti personali” o “partiti del leader” – che sono funzionali al progetto politico del “capo” ma che non suscitano più passione, militanza, partecipazione e coinvolgimento. Non a caso, il gradimento dei partiti nell’opinione pubblica non supera il 4 per cento dei consensi e, soprattutto, nel nuovo contesto il partito affida al suo “capo” la capacità di trascinare il voto popolare. In particolare quando il tutto si riduce ad un referendum come è, appunto, il ballottaggio per la scelta del Sindaco. E in questo referendum, purtroppo, è decisivo non il voto “per” il tuo candidato ma risulta essere determinante il voto “contro” l’altro candidato.

Da questa banale considerazione, dove è del tutto ininfluente il ruolo del partito, la funzione degli schieramenti e la stessa politica delle alleanze, il risultato è affidato a criteri del tutto estemporanei e virtuali che prescindono da ogni valutazione politica.

Non a caso proprio in questi giorni assistiamo a dichiarazioni e a prese di posizione che confermano quanto vado dicendo. E non c’è affatto da stupirsi. Il leader e capo della Lega Salvini, ad esempio, non disdegna affatto un voto del suo partito per il candidato grillino ai ballottaggi. Come, pare di capire, anche alcuni esponenti del neonato partito della sinistra italiana non negano in via pregiudiziale un voto “contro” il candidato del Pd. Insomma, il clima politico che si respira in questa confusa e contraddittoria fase politica italiana è che i futuri ballottaggi nelle grandi città per la scelta del Sindaco non si giocheranno sulle “ricette” programmatiche e di governo dei candidati di quelle città, ma quasi solo ed esclusivamente sulla volontà politica di punire un partito – o uno schieramento – per un ben preciso disegno politico nazionale.

Cosa legittima in sè, ma del tutto avulsa dalla competizione vera – cioè politica ma soprattutto amministrativa – che resta quella di dare un governo ed una amministrazione a quel particolare Comune.Alla luce di questa situazione, reale e non virtuale, il compito principale del Pd – che resta, stando alle dichiarazioni bellicose di molti partiti, il partito e il vero “obiettivo” politico da battere – è quello di puntare esclusivamente sul profilo amministrativo di questa competizione. Che è, indubbiamente, anche politica per il numero di cittadini che coinvolge e l’importanza delle città che andranno al voto. Ma che non può trasformarsi nell’ennesimo referendum pro o contro il segretario del Pd e Presidente del Consiglio Renzi. Un compito certamente non facile ma l’unico che riporta il confronto lungo i binari corretti. Perché se così non avviene, il ballottaggio non potrà che trasformarsi in una lotta politica contro quella persona che interpreta e rappresenta quel partito. Con tanti saluti al programma di governo di quella città e alla stessa buona amministrazione di quel comune.

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