Le 300 milizie della Libia. Stato alla deriva usato dall’Isis

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Trafficanti, clan, bande al soldo di fazioni politiche. E poi Al Qaeda e i jihadisti di varia osservanza: un puzzle difficile da risolvere

Come l’Afghanistan. Anzi, peggio. Uno Stato senza potere. Senza un governo ma con due “parlamenti”. Un contropotere (armato) che si fa Stato. “Signori della politica” che per contare davvero sono costretti a trasformarsi in capi fazione con tanto di scherani assoldati con i proventi petroliferi. Trafficanti di uomini che moltiplicano a dismisura il proprio fatturato, salvo poi sparare addosso ai migranti che non rispettano ordini e pagamenti, o che diventano di intralcio per operazioni via mare. E ancora: un territorio in cui agiscono circa 300 gruppi armati: filiere locali di al-Qaeda, gruppi jihadisti salafiti affiliatisi all’Isis, compagnie di ventura, mercenari al soldo del migliore offerente, ex soldati e ufficiali del fu Colonnello, messisi in proprio, portando in dote carri armati e blindati sottratti ai deposititi del passato regime. È la “nuova Somalia” alle parte dell’Italia; la trincea più avanzata nel Mediterraneo del “Califfato” di Abu Bakr al-Baghdadi: la Libia del dopo-Gheddafi.

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