L’avvento dei robot e il lavoro da reinventare

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Paradossalmente questo che sembra un sogno, con le macchine che lavorano per noi, suscita domande che dividono gli esperti

Come fare per evitare che alcune delle migliori conquiste della tecnologia si trasformino in nuovi problemi? L’ultima discussione riguarda l’avvento de “l’era dei robot”. I robot sono fra noi già da molto tempo. Magari non quelli con forma umana che eccitano la nostra fantasia – arriveranno anche loro – ma tanti altri piccoli e grandi robot che già hanno automatizzato innumerevoli operazioni. Dalla calcolatrice al computer, alla fabbrica automatizzata. Ma ora siamo di fronte ad un salto di qualità. Macchine sempre più intelligenti, talvolta in grado di apprendere, che possono svolgere autonomamente lavori anche complessi. Come guidare un’auto. O fare le pulizie di casa. O assistere una persona handicappata. O sostituire un chirurgo. Uno scenario che potrebbe liberare l’umanità da funzioni pesanti e ripetitive. Dalla fatica e da molti errori.

Paradossalmente questo che sembra un sogno, con le macchine che lavorano per noi, suscita domande che dividono gli esperti. La principale è: che fine farà il lavoro? Esso non è solo un’attività umana, certo spesso faticosa, ma appartenente all’identità di ciascuno di noi, ma anche il modo in cui si distribuisce buona parte del reddito. Gli ottimisti fanno notare che analoghe rivoluzioni tecnologiche hanno prodotto nel passato più posti di lavoro di quanti ne abbiano cancellati. I pessimisti sostengono che questa volta siamo di fronte a un cambiamento senza precedenti, che distruggerà milioni di posti. Qualcuno propone un reddito universale garantito in una società senza lavoro e con molta ricchezza. Personalmente penso che il lavoro non mancherà mai. Ci saranno sempre molte cose da fare. Solo che non è detto che il modo in cui lo abbiamo distribuito e retribuito fino ad oggi sia quello giusto. Una società in cui pochi lavorano e molti sono assistiti non mi piace. Ci vorrà fantasia . E ci vorrebbero un nuovo Adam Smith e un nuovo Marx. Attendiamo fiduciosi.

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