Laura e Monica, “simili” per difendere i diritti di tutti

Sanremo
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Un Sanremo silenziosamente arcobaleno, con la forza di un messaggio civile importante che da tempo, dobbiamo dirlo, mancava alla cultura popolare di questo paese

E’ una Laura Pausini emozionata e sincera quella che si è esibita come special guest durante la prima puntata di Sanremo 2016. Amabilmente fantozziana con quella salivazione azzerata che lei stessa dichiara. A tratti involontariamente comica, grazie alla sua irresistibile genuinità, che negli anni, non è mai cambiata.

Canta i suoi vecchi successi, risponde alle domande di Carlo Conti, e racconta della sua vita, dell’amore per sua figlia, di suo marito, e della sua famiglia. Ha voglia di parlare, ma è trattenuta Laura. Si vede palesemente, vorrebbe dire altro, vorrebbe urlare altro. Forse perché, prima di lei, molti suoi colleghi hanno portato su quel palco un elegante arcobaleno: chi legato al microfono, chi nel taschino, chi stretto nella mano. O forse perché, giù da quel palco, c’è un paese che sta discutendo, combattendo, per dare finalmente i diritti e dignità alle unioni omosessuali, ad una minoranza che da troppo tempo è rimasta invisibile per lo Stato. E forse, anzi soprattutto, perché lei, Laura, dalla parte di quei cittadini che i diritti non li hanno, lo è da sempre, e non ha mai fatto nulla per nasconderlo.

Stasera molti si aspettano che qualche parola a sostegno della legge Laura la dica. Ha quasi terminato il suo intervento sul palco dell’Ariston, gli rimane da cantare solo una canzone, quella che dà anche il nome al suo ultimo album e che ne è il manifesto: Simili. Già nel presentarla fa riferimento al significato di quella parola, che può voler dire una sola cosa, che siamo tutti uguali. La canta, con forza, energia, ma è quando arriva alla fine, che si libera e lancia quella frase, poche parole, ma così chiare e dette con un coraggio talmente forte, che diventano una verità innegabile anche per il più ideologico oppositore pro Family Day: “Se siamo simili, siamo tutti uguali, e dobbiamo proteggerci, non dividerci”.

Una sentenza che lascia lì, sul palco dell’Ariston, tra gli echi degli strumenti che chiudono la canzone, gli applausi inneggianti, e il classico mazzo di fiori senza il quale, no, non sei stato a Sanremo.

Quello che accade poi si potrebbe intitolare in un solo modo: il potere della rete.

Appena pochi minuti dopo, i ragazzi di Diritti Democratici pubblicano sulla loro pagina Facebook e twitter il video della frase finale. In pochissimo tempo quella sequenza diventa virale. Migliaia di like, condivisioni, commenti. La ragione è semplice: quelle parole, nella loro sincera logicità e umanità, le avevano tutti già dentro. Sono quelle che andrebbero ripetute tutte le volte che un commento travalica la legittima divergenza di opinioni, e diventa insulto, cattiveria, anatema verso chi si permette di bestemmiare il dogma della presunta normalità rivelata.

In pochissimo tempo, quelle parole arrivano soprattutto anche a chi, più di tutti, da due anni sta lavorando ad una legge che inizi a dare dignità giuridica proprio a quell’uguaglianza: Monica Cirinnà, la prima firmataria del ddl sulle Unioni Civili in discussione al Senato.

La senatrice pubblica sulla sua pagina Facebook il video, accompagnando il virgolettato della frase della Pausini e aggiungendone una sua: “Grazie delle tue parole Laura Pausini”. Appena visto il post è la stessa Laura a rispondere alla Cirinnà: “Grazie a te Monica” a cui accompagna un quadrifoglio ben augurante.

Il carteggio virtuale è concluso dalla senatrice, che risponde alla Pausini spiegando come “l’evoluzione della coscienza di un grande paese passa anche, direi soprattutto, attraverso i cambiamenti culturali, e la musica e i suoi grandi interpreti sono sicuramente il mezzo che più velocemente arriva ai giovani, sono loro il futuro dell’Italia. Sono quindi io che devo dirti grazie!”. E chiude sottolineando perché quella frase, detta da quel palco, è stata importante: “Le prossime ore saranno decisive, sentirti al mio fianco mi darà forza, grazie quindi a te. Monica”.

Particolare questo Sanremo, così uguale a tutti gli altri, eppure, anche così diverso, forse simbolo un po’ di un paese che si muove e cambia, nonostante tutti vorrebbero sempre continuare a vederlo uguale a se stesso. Un Sanremo silenziosamente arcobaleno, con la forza di un messaggio civile importante che da tempo, dobbiamo dirlo, mancava alla cultura popolare di questo paese. Un Sanremo che si espone, che parla e ragiona anche con i simboli. Un Sanremo dove una star internazionale della musica e una senatrice della Repubblica italiana appassionata e coraggiosa, si scoprono così simili, nell’essere dalla stessa parte dell’amore e dell’uguaglianza per tutti. Ed è proprio un bello spettacolo, lasciatemelo dire.

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