L’Anpi contro il referendum? Così manca di rispetto a se stessa

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Il corteo organizzato dall'Anpi, l'Associazione nazionale partigiani, per il 25 aprile, 25 aprile 2016.
ANSA/MASSIMO PERCOSSI

Ponendosi alla stregua di un’organizzazione politica, l’associazione dei partigiani va oltre l’antifascismo in cui tutti ci riconosciamo

Le vicende del nostro tempo ci portano, sovente, a porre in secondo piano date e ricorrenze che hanno un significato alto e quasi supremo. Per ciò che sanno esprimere insieme a valori che sono semplicemente eterni. Poi, però, scopri la strumentalizzazione in atto contro qualcuno e contro qualcosa, nell’esercizio di un’opinione legittima nella misura in cui non svilisce la portata di una memoria universale e le ragioni per cui si è nati.

Le posizioni assunte sul referendum di ottobre mettono l’Anpi alla stregua di un’organizzazione politica con obiettivi di orientamento elettorale (ma sia chiaro, varrebbe anche con la posizione diametralmente opposta). Un’oggettiva mancanza di rispetto nei confronti di se stessa, oltre che di una libera opinione che va oltre l’antifascismo in cui tutti ci riconosciamo (e forse era bene ricordarselo anche nelle tesi recentemente sostenute con le espressioni del fascismo nostrano). Un valore assoluto che non si limiti ad alcune paternità, ma che va declinato come un bene che accomuna a prescindere dalle odierne posizioni assunte.

Il vizio però è quello solito, di un tifo che unisce associazionismo, parti sociali e chi dovrebbe svolgere ben altra funzione. Frenando un percorso di cambiamento che nulla toglie ai capisaldi della nostra democrazia. Ma che aggiunge semplificazione, rispetto dei ruoli, dignità istituzionale ad un Paese che cambia e che si avvicina alla comunità. Dove la storia non è solo un succedersi di eventi pregressi, ma uno stimolo a promuovere una capacità che è quella di capire una realtà che chiede altro. In modo non sempre fine a se stesso.

Eppure l’ideologia regna sovrana. Nel concepire il 25 aprile come la festa di alcuni e non di tutti. In una suggestione esclusiva e “rossa” del momento più alto della nostra storia recente, facendosi parte e non tutto di una dimensione culturale più ampia. Senza esclusioni ma con spirito inclusivo, un qualcosa che ancora manca a chi, proprio per certi atteggiamenti, mette all’angolo un valore come la democrazia. Perché quando fai altro, rischi pure di diventarlo.

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