L’ambivalenza dei referendum

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epa04832205 Ballots are piling up inside a ballot box for the referendum at a poling station in Athens, Greece, 05 July 2015. Greek voters in the referendum are asked whether the country should accept reform proposals made by its creditors.  EPA/NIKOS ARVANITIDIS

Il ricorso all’istituto referendario, almeno per ciò che riguarda quello abrogativo, ha mostrato già i suoi limiti

I referendum hanno sempre almeno due valenze: una tecnica, relativa al quesito in oggetto, l’altra politico-culturale (talora, poi, vi è un possibile volto squisitamente strumentale). Sempre più di rado, però, essi rappresentano un’occasione per confrontarsi davvero su grandi opzioni di fondo. I cittadini paiono frastornati dal carattere tecnico delle questioni, dalla loro scarsa accessibilità o dalle diverse e mutevoli interpretazioni proposte dai soggetti in campo.

Ѐ’ anche vero che proprio la precisione del quesito che caratterizza il referendum abrogativo, il suo carattere circoscritto consentono di evitare i voli pindarici e lagenericità della discussione e della posta in palio. Però, ad esempio, ascoltare un’ambientalista storica come Rosa Filippini esporre le ragioni del “No” riguardo all’imminente referendum sulle trivelle può essere disorientante.

La valenza politico-culturale – in senso nobile – di tali test elettorali, dunque, si va smarrendo. Si sta perdendo, cioè, il valore simbolico che, come tutti sanno, ha caratterizzato, nell’era repubblicana, in primis il referendum sul divorzio, nel ’74, segnando una vera e propria cesura rispetto ai decenni precedenti. Il paradosso è che, al cospetto dei profondi mutamenti in atto, si avverte, sia da parte dei cittadini, sia da parte dei loro rappresentanti, l’esigenza di momenti alti di coinvolgimento ampio in un dibattito pubblico fecondo. Le forze politiche riescono ormai solo in piccola parte a porsi da tramite fra la società e le istituzioni, per cui, al di là dei sondaggi demoscopici, vi è un bisogno reale di ascoltare i soggetti presenti, individuali e collettivi. Già, ma come? Il ricorso all’istituto referendario, almeno per ciò che riguarda quello abrogativo, ha mostrato già i suoi limiti. Il problema, in definitiva, è di cogliere le forme migliori per realizzare tale coinvolgimento.

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