L’amaro Landini che non va più in tv: non sono “un suppellettile” televisivo

Il Fattone
Il segretario generale della Fiom Cgil, Maurizio Landini, assorto nella lettura (di un libro di Papa Francesco) durante l'incontro alla Camera del Lavoro dei delegati Fiom, 18 novembre 2015 a Genova. ANSA/ LUCA ZENNARO

Il capo della Fiom si sfoga con il Fatto. Dopo il sindacato? “Vorrei fare l’allenatore”

E’ un momento triste per il Paese: Maurizio Landini è scomparso dalla tv. L’uomo che con la sua “coalizione sociale” avrebbe dovuto ricostruire il glorioso Partito comunista, sconfiggere l’usurpatore Renzi e muovere alla conquista del sol dell’avvenire, o perlomeno sfilare la Cgil alla Camusso e occuparne la poltrona di segretario generale, è rimasto al palo: sindacalista della Fiom era, sindacalista della Fiom rimane.

Fino al primo giugno 2018, poi si vedrà: “Mi piacerebbe allevare al calcio i giovanissimi”, confida al Fatto. Che è un po’ meno della rivoluzione, ma è pur sempre qualcosa.

Non è chiaro se Landini sia fuoriuscito dai talk show per una crisi degli ascolti o per una crisi politica, ma, a leggere lo sfogo di oggi, sembra che le due cose siano in fondo la stessa, almeno ai suoi occhi. Anziché riflettere sul fallimento di un’intera strategia – la sinistra a sinistra del Pd non si è aggregata intorno alla sua Fiom, la scalata della Cgil è fallita e la ripresa seppur timida della produzione e dell’occupazione ha smentito tutte le sue previsioni – il leader dei metalmeccanici se la prende, pensate un po’, con la televisione.

“Mi sono sottratto – lamenta, un po’ come la volpe con l’uva – a chi voleva fare di me un suppellettile televisivo” (suppellettile è femminile, ma non sottilizziamo). E poi: “Quando mi sono accorto che mi trovavo a dovermi confontare nei salotti televisivi con gente ignorantissima, approssimativa, che parlava di cose di cui non sapeva…” (poverino, lui sempre così rigoroso nei ragionamenti e nelle analisi). E infine: “Ti vogliono trasformare in uno strumento, una comparsa, un pezzetto di teatro che serve alla messinscena quotidiana”.

Insomma: in ritardo e a fatica, anche Landini ha scoperto la tv. Speriamo, per il bene dei pochi che ancora lo seguono, che scopra presto anche il sindacato, il lavoro, la realtà.

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