L’alieno Colomban

ControVerso
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Di fronte alla realtà delle aziende pubbliche romane il suo approccio non può che essere uno. Ridurre i costi, creare competizione, privatizzare, controllare lo strapotere della politica e dei sindacati. Per quel che ricordo del suo carattere non è tipo da farsi mettere i piedi in testa ed è senza fatica 100 volte più competente dei suoi datori di lavoro

Conosco Massimo Colomban, il nuovo Assessore della Giunta romana, da molto tempo. Non ci siamo frequentati assiduamente in questi anni, ma ho seguito le sue vicende e le sue prese di posizione. Colomban è per molti versi un esempio di una certa imprenditoria del Nord – Est e del Veneto in particolare.

L a nostra conoscenza deriva da un suo spiccato interesse per le tematiche ambientali. La società che ha fondato molto giovane, Permasteelisa, e che poi ha venduto con grande successo, si occupava di fare e rifare gli involucri degli edifici e questo lo portava naturalmente a occuparsi di efficienza energetica e sostenibilità ambientale. È stato fondatore del Kyoto Club, che ha presieduto con Ermete Realacci.

Ha poi restaurato alcuni importanti edifici storici che ha dedicato al turismo di qualità nel solco di quel made in Italy, fatto di turismo, beni culturali, buona cucina e armonia architettonica e ambientale. Le sue idee appaiono, almeno a me, un mix anch’e ss o significativo. Un po’di sinistra, Colomban non è il «siur parun dalle belle braghe bianche», ma è molto attento alle tematiche sociali, un po’ leghiste, un po’ grilline e un po’ simpatetiche con il Renzi delle riforme. Possono apparire ondivaghe, ma in realtà incarnano un certo tipo di imprenditore del Nord. Convinto che il Veneto sarebbe una discreta potenza economica se potesse fare un po’più da solo, autonomista spinto quindi, (ma non fu D’Alema a dichiarare che la Lega era una costola della sinistra? ), attento al sociale fino a condividere con manager e dipendenti i buoni risultati della sua azienda, ma ostile a pratiche consociative e al tentativo del sindacato di ficcare il naso nella gestione dell’azienda, fortemente anticasta, vista come il prodotto parassitario della superfetazione dello Stato e quindi di Roma.

Ha dato anche la sua fiducia a Renzi, quando si è presentato sulla scena politica e con lui i tanti che, anche nel Veneto, hanno dato il voto al Pd alle europee. E prima ha partecipato alla campagna elettorale in favore di Cacciari. Sa e lo dichiara che la ricchezza deve essere prodotta prima di essere distribuita e che il capitale dell’Italia sono i suoi imprenditori e i suoi lavoratori. Sa e lo dichiara, che le infrastrutture sono essenziali per rendere un Paese competitivo e appoggia quindi il Mose, la tangenziale, il rifacimento della Romea e spinge per grandi eventi, come le Olimpiadi, che portano prestigio e investimenti. Praticamente un alieno rispetto alla realtà grillina romana.

Interprete di un certo spirito da capitalismo libertario, che albergava inizialmente in un pezzo della cultura grillina, ma che è stato completamente oscurato dall’approccio burocratico, statalista e ipermoralista delle sue pratiche parlamentari. Di fronte alla realtà delle aziende pubbliche romane il suo approccio non può che essere uno. Ridurre i costi, creare competizione, privatizzare, controllare lo strapotere della politica e dei sindacati. Per quel che ricordo del suo carattere non è tipo da farsi mettere i piedi in testa ed è senza fatica 100 volte più competente dei suoi datori di lavoro.

Ne vedremo delle belle e si potrebbe aprire una scommessa sul quanto durerà. Fossi l’opposizione capitolina osserverei con attenzione. Quali siano poi le motivazioni che lo portano dal Veneto a Roma onestamente non riesco a intuirle. Forse un’ambizione personale, forse il desiderio di stare sulla scena, forse una convinzione politica. Vedremo.

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