Milano, Italia. La voglia di scommettere su noi stessi

Tecnologia
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Tutti a parlare dell’ipotesi ponte sullo stretto di Messina e non vi siete accorti del il via ufficiale di Human Technopole: una realtà, non più una chimera da inseguire

La comunicazione, si sa, ha le sue regole. Ma a volte sono parecchio strane tanto che può capitare che ci spingano a guardare il dito oscurandoci la Luna. È successo anche l’altro giorno a Milano. Tutti voltati a guardare l’imminente avvio della costruzione del Ponte sullo Stretto di Messina, cioè una lontanissima ipotesi, mentre davanti accadeva un fatto, una notizia di cui non ci si è accorti: il via ufficiale di Human Technopole.

Cioè di un polo di ricerca che sarà fra i più avanzati del mondo nel campo delle scienze umane e tecnologiche – si occuperà principalmente di genomica e data science, due dei temi dirimenti del futuro prossimo dell’umanità – e che sorgerà nell’area dell’Expo.

Prima pietra fra gennaio e febbraio 2017, call internazionale per attrarre alcuni fra i cervelli migliori in circolazione a livello globale, piena autonomia operativa dal 2019, primi fondi già stanziati all’interno della legge di stabilità, lavoro di squadra – fra gli altri, l’IIt di Genova, il Cnr, le università di Milano, il governo – che quindi ha già dato, nei mesi dall’annuncio a oggi, i suoi frutti. Un momento davvero importante per Milano e per l’Italia, di quelli che dovrebbero appunto prendersi prime pagine e titoloni.

Se non fosse che ormai il racconto quotidiano delle cose che succedono si esaurisce spesso in un cortocircuito di polemiche inutili, irrilevanti, autoreferenziali quando non totalmente prive di fondamento. Un momento importante, dicevamo, per più motivi.

Il più visibile è che Human Technopole è davvero una di quelle cose che ti fa toccare con mano le opportunità che il futuro offre e le carte che come Italia possiamo andare a giocarci in uno scenario incredibilmente fluido, pieno di insidie ma anche di grandi opportunità. «Per una volta non siamo arrivati ultimi su un tema così importante, anzi siamo fra i tre o quattro attori principali a livello globale», ha detto proprio a Milano dal palco del teatro Grassi martedì il direttore dell’IIT di Genova, Roberto Cingolani.

Human Technopole non è un “wishful thinking”, una chimera da inseguire; è una realtà, conseguenza di una scelta forte, del coinvolgimento delle migliori competenze in materia, di prontezza e serietà istituzionale, di concretezza operativa impastata di slancio ideale e, perché no, anche un po’ di voglia di stupire il mondo. Non sono forse questi alcuni dei fattori di cui lamentiamo la mancanza da svariati decenni?

Human Technopole è una sfida, certo, ma è anche una risposta. E tutti sappiamo quanto ci sia bisogno di risposte concrete alla domanda di futuro diffusa, spesso pervasa di ansie, paure e insicurezze. Cos’abbia reso possibile la nascita in tempi così rapidi e in maniera così puntuale di un progetto di questa portata – e qui arriviamo al secondo punto che lo rende storicamente rilevante – l’ha esplicitato lo stesso presidente del Consiglio martedì dal palco del Teatro Grassi, quando ha parlato di Milano e del momento magico che sta attraversando, chiedendo alla città, alla presenza del sindaco Sala, di «prendere per mano il resto del Paese».

È un concetto che il premier aveva già in qualche modo implicitamente espresso attraverso le numerose recenti visite nella città meneghina, in occasione della firma del patto per Milano – propedeutico all’investimento in infrastrutture, della presentazione del programma industria 4.0, dell’inaugurazione della settimana della moda – altro settore trainante e strategico. Tutti puntini di un unico disegno, di un modello Milano ormai oliato in tutte le sue componenti, pubblica, privata, economica, culturale e amministrativa.

La sfida che si apre adesso è tutta in quel «Milano prenda per mano il resto del Paese». Non dipende solo da Milano, e non dipende solo dalle altre città e regioni. Come non dipende solo dalla politica. Passa da un ragionamento e da un percorso che va fatto insieme, senza pregiudizi, senza chiusure. Milano, Italia. Il futuro passa anche da qui.

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