La vocazione maggioritaria del PD non è legata al l’italicum, ma alla visione politica

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ANSA/ALESSANDRO DI MEO

La vocazione maggioritaria la possiamo costruire concentrandoci su tre elementi: idealità future, organizzazione, cultura politica

Le riforme istituzionali, legge elettorale e referendum costituzionale, sono la chance che rende possibile il cambiamento. Se falliscono non perde Matteo Renzi, perdono tutti gli italiani. Questa consapevolezza deve dare motivazione ad un impegno di tutti.

Certo l’importanza della riforma costituzionale è maggiore della legge elettorale, che segue un procedimento legislativo ordinario e serve ad individuare un vincitore capace di governare, é un mezzo per raggiungere questo fine. Per questo, come auspica Napolitano e come ritiene Renzi, sulla legge elettorale si può tornare indietro. La riforma della Costituzione, anche se riguarda la seconda parte, rappresenta le finalità, le modalità di azione per rispondere ai bisogni e ai desideri dei cittadini. Richiede una procedure complessa come quella dell’art 138 e un lunga discussione, che continua dalla prima commissione bicamerale Bozzi nel 1983 e arriva fino all’attuale referendum, rappresenta una chance non ripetibile. Su questo non possiamo tornare indietro, perché significherebbe ripartire ancora una volta da capo.

Dobbiamo, però essere consapevoli che una volta approvate le riforme il lavoro non è finito, le norme, da sole, non cambiano i comportamenti. Per questo è necessario il PD, un partito a vocazione maggioritaria che abbia l’ambizione di rappresentare l’interesse nazionale del paese ed esprimere una nuova visione politica.

Ci troviamo davanti a uno scenario attraversato da grandi migrazioni, dalla paura del terrorismo internazionale e da una sempre più insopportabile diseguaglianza economica, di accesso alla conoscenza e nelle opportunità. Seguire la “pancia” porta al populismo, il PD invece, per una strada più faticosa, deve ritrovare le ragioni della politica su un nuovo orizzonte.

Su questo sfondo deve essere costruita una nuova visione politica capace di diventare il contenuto della vocazione maggioritaria. La possiamo costruire concentrandoci su tre elementi: idealità future, organizzazione, cultura politica.
Dobbiamo iniziare da una elaborazione politica delle importanti azioni del governo sui diritti civili, sull’economia, sul lavoro, sulla scuola, sulla pubblica amministrazione fino alle riforme costituzionali, per riconnettere il tutto dentro una nuova idealità, capace di fornire una guida programmatica sfidante e comprensibile.

L’organizzazione riguarda il nostro modo di stare dentro il PD, come ripartire tutti insieme, anzi allargando la nostra rete sociale di riferimento. Territori, iscritti, elettori, selezione della classe dirigente, meritocrazia e competenza, partecipazione e decisioni, queste sono le parole chiave.

Il terzo aspetto fondamentale per costruire la visione politica del PD é quello della linea culturale, ritrovare il legame con i valori della sinistra e del cattolicesimo democratico, proiettarli nel presente per avere una lente interpretativa che possa essere di orientamento per il cammino da intraprendere.

Può essere utile, per capire cosa sia la cultura politica, riferisci al concetto di egemonia di Gramsci. Nelle “Note sul Machiavelli sulla politica e sullo Stato moderno”, in più momenti si parla di egemonia come di un elemento della politica che presuppone un equilibrio di compromesso e che risulta da una dialettica tra Stato e società civile, tra forza e consenso, e che rappresenta, usando una metafora militare, non una «guerra di movimento», bensì una «guerra di posizione», nella quale deve essere conquistata ogni trincea che successivamente permette di non indietreggiare. L’egemonia é un elemento intermedio tra il conoscere e l’agire, è una conquista lenta e continua che si svolge principalmente nella dimensione culturale, su quel terreno che crea il presupposto per l’azione e il cambiamento duraturo.

Se il PD riuscirà a costruire una visione politica capace di una ricomposizione all’interno del centrosinistra, di una direzione nella rete sociale e di essere motore della trasformazione produttiva, allora non solo si faranno le riforme, ma diventeranno anche reali nei comportamenti dei cittadini.

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