La versione di Beppe

M5S
Beppe Grillo con il parlamentare Luigi Di Maio sul palco alla festa del M5S al Circo Massimo, Roma 12 ottobre 2014. ANSA/ANGELO CARCONI

Sbagliano se pensano che Quarto è questione locale e circoscritta. Riflette, con i casi di Livorno, Gela o Pomezia, il fallimento di una disinvolta modalità di selezione della classe dirigente

Povero Beppe ridotto all’alibi dei vecchi marpioni, a spiegare che a Quarto, Napoli, non è successo niente. Un tempo avrebbe iniziato una maratona mediatica con i topos di ogni sua campagna fino all’altro ieri: onestà e trasparenza. Questa volta, guarda un po’, sente il grande bisogno di coprire una brutta storia di infiltrazione camorrista nelle liste dei 5 Stelle.

La sensibilità è variabile, ed è la stessa versione dei giovani campani Fico e Di Maio, le più alte cariche a 5 Stelle in Parlamento, che sembrano già due vecchi capi partito. Crediamo ci sia poco da scherzare, anzi nulla, con questa squadra dei fantasisti dell’antipolitica. Sarebbe importante capire intanto cosa hanno in mente quando dicono che un decimo dei voti di lista inquinati sono “voti della camorra che non hanno condizionato le elezioni”.

Sono quelli che porteranno, è assai probabile, allo scioglimento del Comune per mafia. Sarà la terza volta dopo il tutti a casa del 1992 e del 2012. Epoche diverse, partiti diversi ma la stessa inevitabile sorte per i cittadini del popoloso comune dove si consuma l’ennesimo disastro amministrativo del Movimento. Il grosso guaio per i grillini è che questa volta non sono colpiti dai loro pasticci per inesperienza e dilettantismo, ma i paladini della retorica della moralità assoluta e dell’anticasta stanno affondando sotto il peso dei condizionamenti malavitosi, di ricatti e voti di scambio come un qualunque partito clientelare.

Sbagliano se pensano che Quarto è questione locale e circoscritta. Riflette, con i casi di Livorno, Gela o Pomezia, il fallimento di una disinvolta modalità di selezione della classe dirigente con delega totale alle ambiguità del web e dei meetup. E forse non è un caso se in Parlamento li scopriamo difensori della prima repubblica e li ritroveremo al referendum contro la legge Boschi che elimina le funzioni del Senato, chiude il Cnel, riduce di un terzo i parlamentari e i costi della politica, cancella il bicameralismo rendendo più semplice il procedimento legislativo.

Tutte cose che fuori dal Palazzo sostenevano con toni bellicosi.

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