La verità sulla presunta “occupazione” televisiva del Sì

Referendum
Renato Brunetta e Maurizio Gasparri durante la conferenza regionale amministratori locali di Forza Italia, Roma, 16 ottobre 2015.
ANSA/ALESSANDRO DI MEO

Alcuni giornali e politici strillano contro l’invasione del Pd ma i dati dell’Agcom spiegano chiaramente che le forze che hanno scelto il No hanno ottenuto più spazio

Uno legge i titoloni del Fatto e del Giornale (che tanto titolano oramai sempre più uguale, e allora uno si fa una domanda e si dà pure una risposta…) e viene da credere che in Italia ci sia un regime che neanche in Corea del Nord. Uno legge le dichiarazioni di Brunetta, Fico, Fratoianni e Gasparri tutti uniti nella lotta senza quartiere contro l’invasore piddino e allora si chiede a che punto di ridicolaggine sia arrivata la politica italiana.

giornale-fattoLa polemica è questa: sul referendum costituzionale, in tv lo spazio di chi è a favore è schiacciante rispetto a quello di chi è contro. Base della polemica: i dati Agcom. Ma, aggiungo io, dati Agcom letti a casaccio. Perché basterebbe saper o voler leggere per chiudere e sgonfiare un caso montato ad arte. E dunque: sulla base dei dati Agcom su tempo di parola complessivo già pubblicati nel sito Agcom dal 20 aprile al 6 giugno, emerge con chiarezza che le forze favorevoli al Sì hanno goduto del 32% del tempo di parola (circa 11 ore su oltre 34), mentre le forze politiche favorevoli al No hanno ottenuto il 47% del tempo di parola. Il resto è stato fruito da forze politiche non ancora schierate o da liste civiche locali.

La decisione di quanta parte del proprio tempo dedicare a singole tematiche è stata autonoma. E qui viene da dire: stop! Basta strumentalità e comizi! Basta forzature e polemiche tutte politiche, che con la richiesta di pluralismo non c’entrano nulla. Gasparri, Brunetta e co. urlano contro violazioni inesistenti. E qui ci sta una precisazione doverosa: il referendum non è stato ancora indetto, e dunque i comitati del Sì e del No fino ad allora – quando da legge vigente entrerà in vigore la normativa sulla ‘par condicio’ – non hanno alcun ruolo istituzionale. Quindi di che cosa stiamo parlando?

Ciò che compete in primo luogo alla Rai e comunque a tutte le testate giornalistiche, televisive e non, è garantire pluralismo e imparzialità. Questo si fa dando voce ai diversi soggetti politici, cosa che come si evince dai dati sta avvenendo con equilibrio. Se alcuni partiti preferiscono parlare di riforme istituzionali, ed altri prediligono temi diversi (ce ne sono a bizzeffe, e anche improbabili) questo non può essere imputato alle testate tv. Ognuno utilizza i suoi spazi e porta avanti i propri temi.

Quella di Brunetta, Gasparri, Fratoianni e co. è una polemica surreale: se credono, utilizzino le proprie presenze per parlare di riforme istituzionali. Certo non possono pretendere di decidere la scaletta degli interventi degli esponenti di altri partiti. In caso contrario allora dicano a Salvini di smetterla di utilizzare tutto il suo tempo a parlare (in modo becero) di immigrazione. Lasciamo perdere le strumentalità. La Commissione di Vigilanza ha il compito di veder garantito il pluralismo ma al tempo stesso di presidiare l’autonomia della Rai. C’è chi invece agita presunte violazioni del pluralismo per condizionarne l’autonomia. La smettano, sarebbe meglio.

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