La verità sulla giustizia

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Abbiamo avviato il più ampio ingresso di personale: 4000 unità di cui 500 già in servizio

Nei giorni scorsi è stata pubblicata la lettera di Deborah Cianfanelli, esponente del Partito Radicale che accusava il Governo e il Ministero della Giustizia di essere sordi rispetto alla grave condizione in cui versa la giustizia nel nostro Paese. Sento il dovere di rispondere sia a tale accusa che alle imprecisioni riportate. Sin dall’inizio del mandato, questo governo si è posto la priorità di superare alcune emergenze che in materia di giustizia minavano la credibilità del nostro Paese, indebolivano la fiducia nella giurisdizione e pesavano sull’economia.

Nel 2014 gravava sul Paese da un lato l’onta di una condanna della Corte Europea dei diritti dell’Uomo per trattamenti inumani e degradanti a causa del sovraffollamento carcerario, dall’altro una situazione della giurisdizione segnata da tempi lunghi e sottoposta più volte a censure da parte della Cedu. Il superamento di tali emergenze rappresentava il presupposto per agire con interventi di carattere organico e strutturale.

Per quanto riguarda la giustizia civile, a tre mesi dall’insediamento del governo è stata introdotta l’obbligatorietà del processo civile telematico e varato l’ufficio del processo. Ad agosto 2014 abbiamo presentato l’intera riforma della giustizia in cui il settore civile rappresentava il cuore dell’intervento riformatore; pochi giorni dopo il decreto sulle degiurisdizionalizzazioni e di riforma del processo esecutivo e contestualmente il ddl delega di riforma organica del processo civile, attualmente in Parlamento. Amaggio 2015 un ulteriore decreto in materia fallimentare ha dato vita al marketplace nazionale delle vendite giudiziarie, con lo scopo di preparare il terreno a una più vasta riforma del diritto fallimentare, a breve in Cdm e fra le riforme più importanti nel 2016. Abbiamo stanziato 260 milioni nella finanziaria 2015, di cui oltre 150 dedicati ad investimenti informatici.

E, per la prima volta, il ministero della Giustizia è stato interessato dalla gestione diretta di fondi europei per 100 milioni da dirigere in progetti di innovazione. Dal punto di vista degli interventi, il lavoro fatto in questi primi 20 mesi sul settore civile non ha precedenti negli ultimi 20 anni. Abbiamo inoltre avviato il più ampio ingresso di personale nella giustizia degli ultimi 30 anni: 4000 unità, di cui 500 hanno preso già servizio, per rafforzare le cancellerie entro la fine del 2016. E sono arrivati i primi risultati: il calo del contenzioso (a fine 2015, 4,2 milioni di cause pendenti contro i 6 milioni del 2009), il calo del 20% di nuove iscrizioni, un aumento dei mezzi alternativi di risoluzione delle liti, compresa la nuova negoziazione assistita tra gli avvocati a cui nell’ultima finanziaria abbiamo assegnato consistenti risorse per incentivi fiscali.

Nello stesso tempo è stata portata a compimento la riforma della geografia giudiziaria che aiuterà a rafforzare il processo di specializzazione della giurisdizione, a partire dal tribunale delle imprese che nei primi 3 anni di vita ha registrato performance di straordinario rilievo: l’80% delle cause di primo grado definite in un anno. Il processo civile telematico poi, oltre ai risparmi stimati per 130 milioni di euro, sta producendo una sensibile riduzione dei tempi. Numerosi organismi internazionali hanno riconosciuto questo sforzo. L’ultimo rapporto Doing business oltre a segnalare una riduzione dei tempi delle dispute commerciali, fa scalare all’Italia 13 posizioni in un solo anno proprio in questo specifico settore. La stesso Consiglio d’Europa nel dicembre scorso ha osservato la bontà delle “misure ad ampio raggio adottate e previste per risolvere il problema dell’eccessiva durata dei processi civili”, archiviando 177 casi pendenti del nostro Paese.

Gli stessi dati citati nella lettera sono il frutto di una delle più importanti operazioni di trasparenza di una amministrazione pubblica italiana: il Datawarehouse della giustizia civile che ha messo a disposizione di tutti i cittadini la mappatura costante delle performance, dell’arretrato e dei tempi di risoluzione in primo grado di tutti i tribunali italiani. Questo è quanto abbiamo prodotto in 20 mesi e i molti numeri e dati citati sono la prima testimonianza oggettiva della bontà di questo lavoro. Non ho mai affermato, in nessuna sede, tantomeno in Europa, che avevamo risolto tutti i nostri problemi, ma che la febbre era scesa, il malato iniziava a muoversi e ora è possibile affrontare con più determinazione i limiti strutturali che hanno causato la malattia. Siamo un Paese colmo di rare eccellenze nell’elencazione dei problemi, come se bastasse elencare le questioni per aggredire i nodi che le determinano. In questi 20 mesi ci siamo sottratti a questa tentazione: abbiamo fatto un bel po’ di salita e siamo convinti che ne resti ancora da fare, ma abbiamo la consapevolezza di aver intrapreso la strada giusta per dare ai cittadini e alle imprese un servizio giustizia degno di tale nome.

 

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