La vendetta trasversale contro il fratello della Boschi

Il Fattone
Il ministro per le Riforme e i Rapporti con il Parlamento, Maria Elena Boschi, durante l'incontro "Portando l'Italia nel futuro: la riforma delle istituzioni" alla Facoltà di Economia dell'Università La Sapienza, Roma, 21 marzo 2016. ANSA/ANGELO CARCONI

Il Fatto sulla scia di precedenti ignobili: colpire un parente innocente (osa lavorare in un cantiere di una galleria) per punire il nemico

La “vendetta trasversale” – colpire un parente stretto quando non si può colpire il diretto interessato – è una pratica tanto ignobile quanto diffusa: in Italia è (stata) una specialità dei fascisti di Salò, dei brigatisti rossi, dei mafiosi e del Fatto.

Marco Travaglio pubblica oggi in prima pagina un articolo di Marco Lillo così intitolato: “Il fratellino della Boschi, 27 anni, già assunto alla coop rossa Cmc”. All’interno l’occhiello orienta la lettura: “Famigli: le fortune del clan”. La colpa di Pier Francesco Boschi è la stessa dei fratelli Tagliaferro massacrati dai fascisti e del piccolo Di Matteo strangolato dai mafiosi: avere un parente sgradito.

“E’ un laureato con ottimi voti – spiega il direttore generale della Cmc, Roberto Macrì, a Marco Lillo –, mi pare 106 su 110, in ingegneria a Bologna. Assumiamo ogni anno decine di ingegneri con contratti di formazione, come è andata con lui. Penso guadagni meno di 1500 euro al mese – prosegue Macrì – e le assicuro che non fa un lavoro da privilegiato. Ora lo abbiamo trasferito a Catania dove dobbiamo costruire la circumetnea. Se fossi un raccomandato non mi farei assumere in Sicilia in un cantiere di una galleria. È un lavoro durissimo”.

Basterebbero queste dichiarazioni a chiudere il caso sul nascere: un cronista dotato di una pur minima dignità tornerebbe al giornale spiegando al direttore, come si dice in gergo, che “non c’è pezzo”: che il fratello di un ministro lavori non soltanto non è un crimine, ma non è neppure una notizia.

I fascisti, i mafiosi e il Fatto funzionano però in un altro modo: colpiscono i parenti, purché innocenti, e poi se ne tornano orgogliosi nei loro covi maleodoranti.

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