La Terravecchia, il sogno possibile, il #luogoideale

Cultura
Lucania Film Festival

Il racconto dell’ultima edizione del Lucania Film Festival, il festival cinematografico della Basilicata

La terra di Pisticci ha vibrato sotto i colpi della settima arte. Una vibrazione positiva di anime e cuori scossi dall’inesauribile forza del Lucania Film Festival, il festival cinematografico della Basilicata, che da 16 anni torna ogni estate a far parlare e incontrare gente di cinema, produttori internazionali, autori, attori, intellettuali e giornalisti.

La terra ha tremato anche questa volta, negli spazi della Terravecchia, cuore storico del centro lucano, colorato di bianco dai volontari della manifestazione. Sono tanti i ragazzi e le ragazze che decidono di dedicare buona parte delle proprie vacanze all’organizzazione di questo festival, un capitale umano a cui non difettano certo l’abnegazione, la ricerca della bellezza e l’entusiasmo che solo una grande sfida sa caricare dentro gli animi e sulla pelle.

Lucanial Film Festival 2015

Su quel terrazzo dipinto di bianco con strisce verdi e gialle, si sono susseguiti gli uomini e le donne del nuovo cinema, lingue e linguaggi diversi ma comunicanti, accenti dell’est Europa che si integravano con i vicoli di Terravecchia. Donne di cinema della Russia e dell’Ucraina, insieme a uomini di cultura e di ricerca hanno costruito relazioni bilaterali per rafforzare l’asse sentimentale e formativo del cinema lucano che guarda oltre i propri confini con continua e maggiore urgenza.

Tra la sala piccola e quella grande, due piazze con schermi e proiettori dove era possibile vedere le opere in concorso, si incontravano spesso il David 2015, Giuseppe Marco Albano, il Nastro 2015, Nicola Ragone, e le vincitrici del Giffoni 2015, le sorelle Olga e Tatiana Poliektova. Nella sala grande affacciata sul dirupo, Elio Germano e Giovanni Veronesi hanno raccontato a Silvia Scola il loro Cinema e quello che verrà. Un gruppo di cineasti provenenti da più parti nel mondo parlava di storie da scrivere e paesaggi da immortalare.

Nelle ore del giorno i viaggi in auto alla ricerca delle origini della poesia lucana, bagnate dalla pioggia della Rabatana di Albino Pierro, nello sguardo fiero e contadino della Aliano di Carlo Levi, nell’incanto della solitudine decadente ed abbandonata di Craco. A pochi chilometri dai calanchi Tricarico, che ha dato i natali a Rocco Scotellaro e a molti della generazione post terremoto dell’80.

Nella notte la magia del cinema ci regalava visioni di opere prime o di documentari destinati a percorrere la storia e la geografia come “Mater Matera”. L’opera firmata da Andrea Di Consoli rappresenta un punto fondamentale per scavare all’interno della riflessione sul destino della prossima capitale europea della cultura e sul ruolo dell’intellettuale nell’Italia della modernità digitale, divorata senza gusto e senza rispetto. Gli interrogativi che lascia “Mater Matera” sono di straordinaria urgenza. Per brevità di scrittura, segnaliamo subito il dialogo tra Di Consoli e Paride Leporace, nella fantastica luce della Basilicata, ed il monologo dello stesso Di Consoli sul ruolo dell’intellettuale nello storytelling del territorio, tra l’esigenza di raccontare le storie delle persone che lo abitano e il rischio di scivolare nella banale promozione turistica. Il documentario va visto, per le forti sensazioni che suscita e per le risposte che ognuno di noi è chiamato a dare, soprattutto a sé stesso.


Risiede proprio qui la forza attrattiva del Lucania Film Festival: nella capacità di saper parlare direttamente alla parte più intima e vera di noi stessi, con la stessa forza dei temporali che si sono abbattuti sui calanchi e le terre degli ulivi. Una forza non solita, in una terra che è stata letta e interpretata come #luogoideale durante un importante dibattito a più voci, intenso e profondo, tra protagonisti della settima arte internazionale e interpreti della nuova narrazione meridionale come Carmine Cassino, animatore della rivista “Basiliskos” e del Festival del Cinema di Lisbona.

Tra i meridiani e i paralleli di questo nuovo Mezzogiorno, la storia del Lucania Film Festival di Massimiliano Selvaggi e Rocco Calandriello, e del loro straordinario lavoro da operotori della cultura anche durante gli inverni duri, diventa un nodo centrale di questa trama di positività italiana da raccontare. All’appuntamento fissato per il 2019 il tremore di Terravecchia ci arriverà con tutto il suo carico di sudore e successi, con quel progetto diventato oggi impresa che merita incoraggiamento e sostegno. In questi giorni vivi del festival si è scritta una pagina importante per i territori e le persone che confinano con le case bianche di Pisticci. È un punto di non ritorno per una generazione che, mai come ora, non teme il futuro del sogno possibile.

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