La supercazzola ha 40 anni (ma non li dimostra)

Cinema

Il compleanno di “Amici miei”, capolavoro del cinema italiano. Indimenticabili le sue innovazioni linguistiche

Alle prime visioni, 40 anni fa, nemmeno si capiva bene. Ma che diceva Tognazzi? “La supercazzola brematurata con scappellamento a destra come fosse Antani”… Cioè? Ci fu perfino qualche intelligentone pronto a sostenere che “Antani” stesse per “Fanfani” (grande sconfitto l’anno prima al referendum sul divorzio). Ma no.  Era, appunto, una supercazzola. Parole in libertà. E sì, Amici miei ha già 40 anni (ma non li dimostra, perché è un classico).

Le parole sono importanti, diceva Nanni Moretti: e la mitica “supercazzola”, relegata per decenni nella memoria ma sparita dalla realtà dell lingua viva, è  riaffiorata come per miracolo, ed è oggi pienamente sdoganata nel gergo politico – e di questi tempi non si può negare che calzi a pennello, da Antonio Razzi in su…

Ma Amici miei non è solo innovazione linguistica e mirabile riproposizione di luoghi consueti della narrativa e del cinema, l’amicizia, le donne, gli scherzi (gli schiaffi alla stazione sono passati alla storia del cinema), le mitiche zingarate, i ricchi, i poveri.

Amici miei è il tempo che passa e lascia i suoi segni su una generazione che ce l’ha fatta e non ce l’ha fatta, Amici miei è un italico Grande freddo allegro ma ancor di più amaro, ed è naturalmente un momento di trionfo del grande cinema italiano: il soggetto di Germi, la regia di Monicelli, gli attori strepitosi – Tognazzi, Noiret, Moschin, Celi, Del Prete – la musica di Rustichelli, lo sfondo di una Firenze che comunica una qualche inquietitudine.

Sì, supercazzola non voleva dire niente. E voleva dire tutto: che il mondo, in sostanza, è una cialtronata.

 

 

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