La strada del cambiamento: dal ’68 al Sì

Referendum
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Oggi a Milano la presentazione di un documento di sessantottini pro-riforma

Alcune protagoniste e alcuni protagonisti del ’68 milanese hanno lanciato un appello, raccogliendo 68 firme per il Sì al referendum del 4 dicembre. L’appello sarà presentato oggi a Milano, in un evento in Università Statale al quale i promotori mi hanno chiesto di partecipare.

Ho aderito con convinzione, la stessa con cui sostengo il Sì, ed anche con un particolare entusiasmo, che nasce dalla prospettiva di rincontrare persone della mia storia politica giovanile. Ho partecipato al movimento studentesco che a Milano, con tanti altri, ha animato il ’68, condividendo la spinta ad un cambiamento radicale della società italiana. 

Le protagoniste e i protagonisti di quel movimento e di quel momento storico così pieno di passione e di energie hanno proseguito l’impegno politico su strade diverse, o si sono concentrati sull’attività professionale. 

Ci siamo allontanati, ma la spinta a cambiare è rimasta un tratto comune. 

Il ’68 è stato capace di avviare quel cambiamento culturale e sociale che negli anni successivi si è manifestato in tutta la sua portata, anche grazie al movimento femminista e femminile, che in quegli anni ha pervaso Milano, e non solo. 

Sono cambiati gli equilibri della società, nuovi vissuti della famiglia, una forte rivoluzione del costume, del linguaggio e dei comportamenti, guidata dalle donne e dai giovani. È iniziata una stagione di lotta per i diritti, producendo trasformazioni del vissuto delle donne e degli uomini e innovazioni normative – divorzio, maternità libera e consapevole, autodeterminazione delle donne, battaglie per l’uguaglianza – che ancora oggi sono fondamenti del nostro stato di diritto e di libertà.

Cosa c’entra tutto questo con la riforma costituzionale e con il referendum? 

Ieri, con lotte e parole radicali, interpretavamo il cambiamento come una battaglia perché la società riconoscesse a ciascuna e ciascuno pari dignità, diritti e responsabilità, per un mondo senza discriminazioni di censo, di età, di sesso, di idee. 

Oggi, diciamo invece sì ad un mutamento istituzionale, convinti che il cambiamento per realizzarsi e permeare la società abbia bisogno di una Costituzione più forte, ricca dei suoi valori fondamentali da far vivere e rafforzare e migliorata da una spinta forte all’efficenza dello Stato. 

Cosa è successo? Sono passati quasi 50 anni, banalizzando, si potrebbe dire la maturità porta consiglio e fa prevalere gli atteggiamenti riformisti su quelli massimalisti. Ma non basta. 

Non penso infatti di aver perso l’ardore delle mie prime battaglie politiche, né di aver abbandonato i valori per cui combattevamo: l’uguaglianza, la libertà, i diritti delle persone di ogni censo, etnia, religione.

Avverto invece forte un filo che tiene insieme le battaglie di 50 anni fa e quelle di oggi, ed è questo filo che ha acceso l’entusiasmo per l’appello “’68 per il Sì”: il filo del cambiamento. 

Perché se chi ha vissuto il ’68 sa di aver contribuito al cambiamento di società e cultura, abbiamo anche capito che quella che è mancata è stata la capacità di cambiare la politica e le istituzioni. 

Ecco, oggi c’è l’occasione per agire anche su questo terreno. 

L’occasione per la nostra generazione, di dare una mano a completare un percorso di cambiamento che è iniziato tanti anni fa e che finalmente ha l’opportunità reale di concretizzarsi anche nelle regole ufficiali di convivenza e di funzionamento dello stato. 

È un’opportunità storica, come lo fu il ’68. 

E oggi, come allora, sono schierata, con convinzione e passione, seguendo la strada, sempre complessa e sempre affascinante, del cambiamento.  

 

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