La spy story di Casaleggio? Sul Fatto nemmeno una riga

Il Fattone
Gianroberto Casaleggio a Milano in una foto d'archivio. ANSA / MATTEO BAZZI

I redattori impegnati a scovare verdiniani ai gazebo: delusi

“”Roma, primarie flop: Giachetti vince nel vuoto” è il sobrio titolo scelto dal Fatto per raccontare la giornata di ieri. Ed è difficile, questa volta, dar torto a Marco Travaglio: paragonati ai 3862 internauti prescelti dalla Casaleggio Associati per cliccare sul sito della Casaleggio Associati il candidato preferito dalla Casaleggio Associati, sembrano davvero pochi sfigati quei 50.000 romani dotati di un corpo che domenica si sono presi la briga di uscire di casa, cercare un gazebo o un circolo del Pd, sborsare 2 euro, prendere una vera scheda e una vera biro, segnare il candidato preferito, restituire la scheda e la biro e tornarsene fisicamente fino a casa.

Che bisogno c’è di frequentare il mondo reale, quando è così comodo e gradevole quello virtuale? Perché affannarsi a tenere in piedi un partito, discutere per giorni e giorni, importunare decine di migliaia di persone in carne e ossa, costringerle ad uscire di casa?

Il clic è più moderno, più elegante, non sporca e non fa rumore, in un attimo è tutto finito e si può tornare felicemente a scrivere insulti su Twitter sorseggiando una bibita. E che sia proprio così, lo dimostra il successo esplosivo delle “comunarie” indette dal Movimento 5 stelle: considerato che Casaleggio è uno solo, trovare 3862 cliccatori “certificati” (da Casaleggio) è un’impresa senz’altro eroica.

A proposito: sabato Salvatore Merlo ha rivelato sul Foglio l’esistenza di un sofisticato sistema di controllo e sorveglianza delle email, delle chat e dei documenti riservati dei parlamentari grillini, alcuni dei quali si ostinano ancora ad usare il cervello.

Da due giorni ne parlano tutti i giornali, la magistratura sta esaminando il caso, la presidenza della Camera annuncia un intervento: ma sul Fatto, perbacco, neppure una riga.

Dev’essere perché tutti i redattori disponibili presidiavano i gazebo del Pd in cerca di verdiniani, cinesi, mafiosi capitali, truppe cammellate e delinquenti comuni. E siccome non ne hanno trovato neppure uno, giustamente oggi hanno titolato “Giachetti vince nel vuoto”.

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